Angiolini si dimette e chiede scusa alle donne, ma non alle "femministe di sinistra"

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È arrivato in mattinata l'annuncio da parte di Rossella Angiolini, presidente della Commissione provinciale per le Pari opportunità, durante un'intervista radiofonica rilasciata al giornalista Massimo Pucci di Radio Effe.

"Mi sono dimessa dalla commissione pari opportunità della provincia e ho rassegnato le mie dimissioni alla presidente della Provincia Silvia Chiassai, esordisce Angiolini. Le mie dimissioni sono irrevocabili, perché io sono uno spirito libero e non posso avere nessun legame che mi possa limitare o impedire di dire quello che penso. Giustamente chi ricopre un ruolo istituzionale deve usare una terminologia soft e adeguata, che purtroppo non rientra nel mio carattere ed è un mio limite enorme. Quindi ho ritenuto doveroso rassegnare le dimissioni".

La presidente Chiassai, però, non aveva chiesto le sue dimissioni.

"La presidente della Provincia, prosegue Angiolini, non mi aveva chiesto le dimissioni, sono io che ho insistito perché dobbiamo avere la correttezza di dire basta quando non si può più ricoprire un ruolo istituzionale. Non volevo mettere in difficoltà la presidente con le mie esternazioni, quindi ho insistito affinché accettasse le mie dimissioni. La presidente era dispiaciuta, ma era giusto che io mi comportassi così".

Angiolini non chiede scusa alle "femministe di sinistra", ma a tutte le donne. E dice di non aver visto nessuna manifestazione a favore di Saman da parte delle "donne di sinistra" come invece è stato fatto per George Floyd o per la legge Zan.

"Io sono molto dispiaciuta di essermi fatta prendere dalla rabbia per il delitto di questa ragazza e di aver utilizzato una parola indubbiamente offensiva. Io non chiedo scusa alle femministe di sinistra, chiedo scusa a tutte le donne che si possono essere sentite offese. Non mi voglio assolutamente giustificare, ma la mia rabbia è montata nel vedere l’indifferenza delle donne di sinistra, delle femministe, di fronte ad un omicidio che è stato paragonato ad un femminicidio, ma non è così: questa ragazza è stata uccida dalla famiglia per motivi culturale e religiosi. Non ho visto una manifestazione di protesta come quelle in favore di George Floyd o per la legge Zan. Non mi sembra che nessuna donna di sinistra si sia inginocchiata. Le donne di destra, al contrario, parlano, hanno detto quello che pensano… come ad esempio la Meloni".

L'omicidio di Saman non è femminicidio ma un omicidio organizzato da una famiglia per motivi culturali e religiosi.

"La sinistra non può far passare il delitto di Saman come un femminicidio, come ha detto Ruscelli. No, non è un femminicidio: è l’omicidio di una donna da parte di una famiglia per motivi culturali e religiosi".

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