I Sindaci che giocano a rubabandiera

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Mi sento italiano anzi, come diceva Curzio Malaparte un “arci italiano” e per di più Toscano. E proprio perché Tosco-italiano, non mi piace farmi infinocchiare. Leggo che alcuni sindaci hanno rimosso la bandiera europea dai palazzi comunali per protesta contro l’Europa e tanti cittadini si sono mostrati entusiasti.

Comprensibile che ci sia in giro molta arrabbiatura, nemmeno io amo quest’Europa, arcigna durante la crisi greca, parecchio distratta di fronte all’arrivo in massa dei migranti e scarsamente solidale. Vorrei un’Europa non sola basata sull'austerity, parametri e numeri, ma fondata sui valori che l’hanno resa forte: libertà, solidarietà, eguaglianza. Purtroppo, in questo momento, la discussione sull’Europa manca di verità e ognuno la tira dalla sua parte.
Partiamo da una premessa: dopo la Polonia, l’Italia è il maggior destinatario dei finanziamenti comunitari nel programma 2014-2020. Si tratta di 75 miliardi, di cui 45 di risorse comunitarie e il resto di cofinanziamento nazionale, da spendere, entro quest’anno. Ci sono in questo momento circa 11 miliardi di euro di fondi comunitari ancora liberi da vincoli. Soldi buoni che potrebbero essere dirottati per tamponare non soltanto l’emergenza sanitaria del Nord, ma anche quella sociale del Mezzogiorno. La Commissione europea ha già autorizzato l’impiego dei fondi strutturali per l’acquisto di beni e attrezzature sanitarie. Ma le regole del Fondo sociale europeo consentono anche la distribuzione di quelle risorse in forma diretta ai cittadini. E’ poco? 11 miliardi non sono noccioline. Forse è meglio spenderli per interventi contro l’emergenza che in sagre del Peperoncino o in feste di piazza come qualche amministratore è abituato a fare.
Su un’altra cosa bisogna stare attenti: confondere l’economia con la solidarietà. Prendiamo i corona-bond. Data la situazione attuale, la Germania garantisce, o meglio dovrebbe garantire per l’Italia o per la Spagna. E’ così strano che siano recalcitranti? Nell’Europa monetaria, nessun politico, di qualunque paese, può assumersi la responsabilità di regalare o prestare i soldi del proprio contribuente a un'altra nazione. E’ sicuramente un atteggiamento che non guarda al futuro e proprio per questo occorre trovare strade diverse che superino il tabù tedesco del deficit, dell’inflazione e della mutualizzazione del debito. A questo stanno lavorando in Europa.
Mi piacerebbe sapere se i sindaci, che giocano a rubabandiera, vorrebbero un’Europa dove l’Italia sia protagonista, oppure preferirebbero l’Italietta giolittiana, piccola di ambizioni. Io da italiano, orgoglioso di esserlo, sono per la prima. Ma l’Italia deve stare dentro un’unione vera, dove decidono i popoli e non le banche.
I demagoghi d’accatto, con la loro retorica da poppanti affetti dalla “sindrome da bambino onnipotente”, rischiano di fare solo danni. Muova pure guerra, signor Sindaco, alla bandiera, racconti che possiamo mandare a quel paese questi ingrati di europei, poi i turisti li andiamo a prendere in Turchia o in Indocina. Continuate primi cittadini a dire scempiaggini del tipo "boicottiamo i prodotti tedeschi". E se i tedeschi facessero lo stesso? La Germania rimane uno dei nostri principali mercati con il 12,6 dell’export italiano. E’ possibile pensare di boicottare i prodotti stranieri quando la nostra economia è votata all’esportazione? Smettiamola di dire stupidaggini. Io non difendo questa Europa, difendo l’intelligenza, che non può piegarsi al “cazzaro” di turno che, invece di impegnarsi su un’emergenza terribile, si limita a piegare una bandiera e a metterla in un cassetto.

Tags: Europa Coronavirus Bandiera

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.