Valentino Shoes Lab, dopo l'incendio si apre il fronte di crisi. In discussione il futuro dell'azienda in Valdarno

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Dopo il devastante incendio di aprile, ora si teme per il futuro lavorativo dei 180 dipendenti dell'azienda di Bucine. I vertici: "nessuno nega la precarietà, la Valentino Shoes Lab in Valdarno non è una priorità, ma una ipotesi insieme ad altre". I sindacati: La Valentino non faccia le scarpe al Valdarno"

All’indomani dell’incontro con i vertici aziendali, le organizzazioni sindacali preoccupate per il futuro della Valentino Shoes e dei 180 dipendenti

“Ormai è chiaro: l’azienda Valentino Shoes Lab dopo tre mesi dall'incendio non ha uno straccio di piano industriale che porta a pensare che ci possano essere soluzioni fuori dal Valdarno Aretino". Questo in estrema sintesi, dichiarano le OO.SS. Filctem Cgil e Femca Cisl, è quanto emerso nell’incontro tenutosi con i vertici dell’azienda, i quali si sono "semplicemente e superficialmente limitati a ribadire lo stato di precarietà, che nessuno nega e che la Valentino Shoes Lab in Valdarno non è una priorità, ma una ipotesi insieme ad altre".

"Una situazione pesante e dai toni alti" - prosegue il Sindacato, che evidenzia la

"chiara volontà di non dare il giusto riconoscimento a questo territorio nonostante che, all’indomani dell'incendio del 2 aprile, insieme alla sua gente si è mobilitato mettendo in piedi una gara di solidarietà senza eguali per permettere ai 180 dipendenti di ritornate al lavoro prima possibile e di non interrompere la produzione; anche i bambini, nel giorno della prima comunione, con aquiloni e colombe sostarono davanti ai cancelli dell’azienda. Sconcerta - proseguono le OO.SS. - constatare la superficialità con cui trattano l'argomento i dirigenti nazionali dell'’azienda, poco o nulla importa, delle maestranze e di un distretto industriale della calzatura da donna riconosciuto per l’altra professionalità così come dell’intero indotto. Azienda, che è arrivata in questo territorio e che ha potuto, da subito, avvalersi di personale già formato, ma che ora rischia di disperderlo e allontanarlo dal Valdarno; come poco sembra importare il sacrificio quotidiano dei dipendenti, un terzo dei quali va ogni giorno a Capraia 'dividendo' lo stabilimenti con gli operai di un altro stabilimento del gruppo; un terzo lavora in uno stabilimento in affitto messo a disposizione in Valdarno da Prada e un terzo è ospite di un altro fabbricato della Valentino.

La sensazione è che per l'Azienda la partita sia diretta da persone che non considerano il settore, le sue problematiche e le sue potenzialità; che non conoscono il territorio e tutte le opportunità che può offrire.

La nostra domanda, la nostra richiesta è una sola ed è semplice: dateci la garanzia che investirete nel Valdarno Aretino. E' sconcertante che un'Azienda come Valentino a oggi non sappia rispondere.

Non esistono motivi oggettivi per allontanarsi. Qui abbiamo i terreni che i vari sindaci mettono a disposizione per costruire il nuovo; qui abbiamo capannoni, purtroppo vuoti, che possono essere riempiti; qui abbiamo le professionalità; qui abbiamo Aziende che possono rispondere immediatamente a esigenze produttive. Non capiamo quindi tutto questo tergiversare.

E' del tutto evidente che questa situazione, concludono Innocenti della Filctem e Scherillo della Femca, non può essere tollerata, da qui la decisione di chiedere, sia un incontro alla proprietà, sia una convocazione da parte del Prefetto. Sullo sfondo il possibile inasprirsi dello scontro sindacale e allo sciopero di un’ora dello scorso 16 luglio potrebbero seguire altre iniziative”.

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Massimo Bagiardi

Massimo Bagiardi

Giornalista pubblicista da 20 anni ho da sempre curato la passione per lo sport e in particolare per la Sangiovannese calcio che seguo con passione ogni Domenica e in tutte le occasioni dal lontano 1989.

Amo la musica anni 80, ho creato e gestisco forzasangio.it sito che parla del magnifico mondo azzurro