Termoscanner alla Misericordia di Arezzo

. Inserito in Sanità

Da qualche giorno, entrando nella storica sede della Misericordia di Arezzo, si viene orientati secondo una specie di 'percorso salute'. Che culmina con una termo-camera per il rilevamento automatico della temperatura corporea.

Ci sono cose, tra tutte quelle che il coronavirus ci ha provocato, tutto sommato positive, almeno per la collettività. Per effetto delle varie normative sulla bio-sicurezza in funzione anti-contagio resesi necessarie in tutti i luoghi rimasti aperti – o che sono stati riaperti in fase 2 post lockdown – da qualche giorno chiunque entri nella sede della nostra Misericordia di Arezzo si incanala (in maniera discreta, niente di troppo appariscente…) secondo una serie di segnali.

Il primo è addirittura all’esterno dell’ingresso: si tratta di una postazione con sanificatore per le mani (di quelli che non devi toccare, basta metterci le mani sotto e un sensore di prossimità le rileva, facendoci cadere sopra una dose di gel disinfettante) con apposito cartellone d’invito all’uso prima di accedere alla porta.

Una volta entrati si passa proprio sopra un cartello a pavimento con l’avviso che ricorda di mantenere la distanza minima di sicurezza dalle altre persone di 1,80 metri, il cosiddetto distanziamento sociale o interpersonale.

Quindi si arriva in prossimità della centrale che funge anche da accettazione, dove al cristallo di separazione dall’operatore in turno è stato aggiunto un plexiglass per ridurre al minimo l’apertura senza penalizzare la trasmissione sonora; in più, a distanza di circa un metro dal bordo, c’è riportata sul pavimento una delimitazione oltre la quale il visitatore non deve andare; in questo modo l’operatore in turno e il visitatore possono parlarsi ancora con sufficiente comprensibilità e ben più protetti entrambe.

A questo punto si raggiunge un'altra postazione su un segnale ancora a pavimento con indicato dove e come posizionare i piedi: fermandosi lì un attimo si viene inquadrati da una termocamera, ovvero termoscanner, a circa 1,50 m di distanza, che analizza quasi istantaneamente la temperatura corporea del visitatore e la ritrasmette sia sul display della termocamera stessa, sia su un monitor più grande, all’interno, davanti all’operatore in turno.

L’insieme, e soprattutto quest’ultimo congegno di rilevamento della temperatura corporea su chiunque voglia accedere ai locali interni, costituiscono un ottimo elemento di vigilanza attiva territoriale, in funzione di prevenzione del contagio, poiché il sistema termoscanner è tarato per dare allarmi in caso di temperature superiori ai 37,5°C ed è un fatto assodato che uno dei sintomi cardine della COVID19 – cioè sempre presente nei casi di malattia – sia proprio la febbre, tendenzialmente alta.

Va da sé che in questi sistemi sia considerata implicitamente una discreta imprecisione nella globalità dei rilevamenti (tra l’altro la termocamera non acquisisce alcun dato identificativo dei soggetti che inquadra), ma la si ritiene accettabile poiché mediamente compensata dal grandissimo numero dei controlli possibili in poco tempo: in altre parole, si tratta comunque di un ausilio notevole non tanto per il singolo individuo, quanto dal punto di vista epidemiologico, dunque per la protezione dell’intera comunità. Inoltre, permette d’impedire l’ingresso ai locali interni a chiunque sia febbricitante, limitando di fatto le probabilità di nuovi contagi e aiutando a individuare precocemente nuovi focolai.

L’installazione – la vedete in funzionamento nelle immagini – si deve al contributo di “PM Allarmi”, che s’è occupata anche delle cartellonistiche con i vari avvisi; e di Uncini Assicurazioni. (In una delle foto due dirigenti di PM Allarmi con in mezzo a loro il Governatore della Misericordia di Arezzo Antonio Bilotta).

Questo sistema di telecamera termica è di elevata qualità e sensibilità, in tutto simile per caratteristiche e prestazioni a quello in funzione presso l’ospedale San Donato; non va confuso con quei rilevatori portatili impugnabili come una piccola pistola, che vanno molto ravvicinati alla fronte – distanza di pochi centimetri dalla pelle – e che sono invece propriamente “termometri” a infrarossi, già in uso nelle nostre ambulanze, in dotazione ai nostri soccorritori.  

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