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martedì | 10-02-2026

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Politica

Servizi scolastici ed educativi, Unione Donne Arezzo dice no alle due fondazioni pensate da Ghinelli

Le fondazioni sono strutture di diritto privato a cui il Comune di Arezzo vorrebbe traferire l’organizzazione e la gestione delle scuole e dei servizi sociali (e anche le risorse economiche e patrimoniali) che finora sono state e devono restare necessariamente pubbliche.

La Costituzione e le leggi successive hanno inquadrato la scuola e il sociale tra le ‘funzioni fondamentali” del Comune, poiché sono settori essenziali per consentire la crescita e lo sviluppo di tutti cittadini, il loro diritto all’istruzione, all’assistenza, ad una vita dignitosa: dalla nascita di ognuno fino all’età anziana, attraverso prestazioni pubbliche e diffuse. 

L’istruzione e la sicurezza sociale sono dunque strumenti costituzionalmente garantiti, assolutamente indispensabili per consentire lo sviluppo delle capacità individuali e contrastare le disuguaglianze dovute all’origine sociale. Non possono e non devono essere affidati a soggetti giuridici di natura privata.

Il Comune si propone di costituire le fondazioni per esternalizzare – quindi trasferire fuori dall’ambito dell’azione pubblica –  i servizi sociali e i servizi scolastici dopo averli depotenziati e dequalificati nel precedente quinquennio, dopo aver ridotto all’osso sia l’organizzazione interna a supporto delle scuole dell’infanzia e delle mense per i bambini, sia le attività di formazione e di aggiornamento del personale, sia le risorse, umane e finanziarie, che sono indispensabili per mantenere efficienti questi due fondamentali sistemi a sostegno della collettività aretina.

Dunque il Comune vuole esternalizzare per nascondere il fallimento della propria gestione politica: precedente, presente e futura. Le risorse economico-finanziarie del Comune, il grande patrimonio scolastico costruito a partire dagli anni ’70, il personale dedicato alle scuole e ai servizi sociali, i dipendenti tecnico-amministrativi addetti ai due settori, faranno parte di un ‘pacchetto’ di beni e dotazioni da trasferire alle nascenti fondazioni.

I cittadini, i genitori ed ogni altro soggetto interessato a capire, a discutere, a partecipare per la migliore gestione della scuola e del sociale, non avranno più voce né possibilità concrete di essere ascoltati. I loro interessi, le loro aspirazioni, i loro bisogni dovranno confrontarsi con una struttura privata – la fondazione – composta da molteplici (e per ora ignoti) soggetti, quasi tutti privati.

Nel programma politico del sindaco è scritto che questa operazione di spostamento delle funzioni dall’ambito pubblico a quello privato garantirà migliori livelli di qualità e di condivisione progettuale e organizzativa, chiamando a contribuire molteplici strutture private che operano nel settore sociale e in quello scolastico.

Non c’è bisogno di creare due fondazioni per ottenere l’integrazione delle risorse pubbliche-private. Il sistema educativo integrato esiste dal 2007: Arezzo è stato il primo Comune in Italia a realizzarlo. Basterebbe farlo funzionare, con impegno, capacità e risorse adeguate. E così per i servizi sociali: basterebbe applicare la legge regionale 65/2020 per programmare e gestire le politiche sociali con le associazioni del terzo settore ed altri Enti, pubblici e privati ma restando le funzioni dentro al Comune, restando il Comune capofila e detentore delle funzioni pubbliche.

Per questi motivi l’Unione Donne Arezzo dice No a queste scelte che il Comune si accinge a fare ed è determinata ad organizzare ogni legittima battaglia perché non siano realizzate”, così Unione Donne Arezzo in una nota stampa.

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