La politica del sopire e del sedare

. Inserito in #madecheseragiona

Il tema di cosa siano i Partiti politici dopo il trionfo della globalizzazione, la pandemia ancora in atto, l’era dei social e dell’intelligenza artificiale, è questione ardua da affrontare.

Tanto più se a questo si somma un processo di perdita di identità e di valori in quell’Europa che è stata la culla della democrazia e delle moderne aggregazioni politiche. Ma non mi voglio spingere troppo in là, non ne ho la competenza, mi limito ad osservare fin dove posso. In quell’infinitamente piccolo ma immodestamente grande della provincia italiana, con i suoi vizi e le sue virtù. E annoto che oggigiorno la politica sta in piedi grazie alle Istituzioni. Fino a qualche tempo fa erano le idee, la visione del mondo, i pensieri lunghi, le speranze, i sogni che permeavano le istituzioni. Oggi, se non ci fossero Sindaci, Presidenti di Enti, Consiglieri regionali e Parlamentari a presidiare il campo, la politica sarebbe ridotta a un niente e purtroppo anche così è solo un simulacro.
Aggiungo che se dietro alle istituzioni non ci fosse un apparato dell’informazione, rodato e remunerato, che trasforma il mediocre in magnifico e l’ordinario in straordinario, anche quel sistema mostrerebbe molte lacune e altrettante crepe. Spesso, leggendo le cronache locali, mi domando cosa succederebbe se d’incanto sparissero interviste TV, post nei social, articoli di giornali e la gente tornasse a misurare l’azione amministrativa sui fatti e non sulle parole. Cosa accadrebbe se l’intervistatore di turno cominciasse ad avanzare dei dubbi e a porre domande scomode? Forse il re sarebbe nudo. Perché le stesse istituzioni, prive della linfa politica, si sono trasformate, al pari dei Partiti, in gusci vuoti. Naturalmente non dappertutto è così ma la sostanza è questa. In pochi, quasi nessuno, possiedono una visione del futuro e tutti, dal comune di mille abitanti alla metropoli, si attaccano al PNRR, come fosse la manna dal cielo, perché quello che conta sono i soldi per generare consenso, non come quei denari verranno investiti. Nel governo locale non esistono priorità ma solo “eventi”, destinati a riempire i titoli di testa, ma per il resto solo vaghe enunciazioni, annunci di cui il giorno dopo si è persa la memoria.
Nasce da qui l’inconcludenza (quando c’è) del dibattito politico. Non si fanno proposte concrete e si delega ai tecnici quelle scelte che dovrebbero essere della politica. E quelli si muovono, non stanno fermi, guidati da interessi che spesso non rappresentano gli interessi di tutti.
In un momento storico come quello che stiamo vivendo si richiederebbe assai di più. Invece ci troviamo di fronte a Partiti infeudati, comitati elettorali di questo o di quell’altro, dove la sedentarietà intellettuale è un pregio perché così non rompi i coglioni a nessuno. Una politica arida, dove si confida che sia l’intervento della magistratura a sgombrare il campo dagli avversari. E poi ci si meraviglia se il primo partito è quello del non voto? Non sono un pessimista, sono un realista.

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.