Semi lockdown per un mese, le categorie aretine contro Conte. Con qualche distinguo

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Marinoni e Lapini: "Un colpo mortale alle imprese". Checcaglini: "Adesso arrivino contributi veri e immediati. Chiuderanno in 400 nell'Aretino". Papini: "Si trovino subito risorse"

Firmato un nuovo Dpcm dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, resterà in vigore fino al 24 novembre. Tra le nuove misure adottate per contrastare il Covid-19 la chiusura anticipata dei servizi di ristorazione fra cui bar, ristoranti, pub, gelaterie, pasticcerie alle ore 18. Ci si potrà sedere al tavolo massimo in 4 persone, salvo che siano conviventi. Continua l'asporto.

"Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5.00 fino alle 18.00; il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi; dopo le ore 18.00 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico; resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24.00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze".

Non hanno tardato ad arrivare le reazioni delle categorie economiche colpite dal nuovo decreto.

Confesercenti

Alla luce del nuovo Dpcm, la Confesercenti di Arezzo interviene per denunciare la propria assoluta contrarietà ai provvedimenti del governo. Ora si tratta, almeno, di accelerare provvedimenti capaci di far fronte all'emergenza economica che si sta profilando.

"La tutela sanitaria di ogni cittadino è la priorità", dice il direttore Mario Checcaglini, "ma deve essere scongiurata con scelte che non distruggano l'economia; è questa la vera sfida, questo è l'obbligo di un governo che si definisce del 'popolo'. Purtroppo il provvedimento emanato dal governo, dopo una concitata discussione che ha coinvolto anche le regioni, non ha tenuto in nessun conto i problemi segnalati dalle associazioni di categoria, prima di tutto la nostra. Difatti a più riprese abbiamo segnalato come non fosse corretto gettare la croce su alcune categorie quando la seconda ondata del virus ha potuto espandersi per la evidente incapacità del governo di mettere in atto misure di prevenzione. Ne abbiamo indicate alcune, tanto per darne conto: scuole e trasporti dove c’è il caos; tanto che sono prevalentemente i ragazzi ad introdurre il virus in famiglia. Inoltre sui controlli non si è fatto praticamente nulla per sanzionare coloro che non utilizzano la mascherina; per di più non sappiamo quanti positivi escono come se lo potessero fare quando invece dovrebbero stare rigorosamente nella propria abitazione e rispettare l'isolamento".
"In questo scenario", prosegue Checcaglini, "si è comunque scelto di gettare la croce addosso a ristoranti, ai bar e agli ambulanti che fanno le fiere. Ma questo non può nascondere il fallimento della gestione di questa seconda fase. I ristoratori non possono pagare le colpe della politica. Alla chiusura delle attività è evidente che corrisponde una conseguenza disastrosa. Secondo le nostre stime, a livello provinciale, ci sarà una perdita di 110 milioni di consumi delle famiglie e ben 400 imprese non ce la faranno a riaprire la saracinesca. Una proiezione allarmante e conseguenza di un provvedimento sbagliato quello annunciato dal governo".

Confesercenti ribatte che è sbagliato colpevolizzare gli esercizi pubblici e i ristoranti imponendo orari di chiusura che paralizzano le loro attività.

"Le stesse regioni", continua Checcaglini, "avevano fatto rilevare nel confronto con il provvedimento che le misure erano sbagliate, ritenendo sbagliata la misura di ricorrere a chiusure anticipate. Adesso se questa è la linea nazionale, si dovrà provvedere a trovare soldi immediati per dare ristoro concreto e tempestivo agli imprenditori. Questa volta non ci sono alibi. Le imprese sono sull'orlo di un tracollo economico".
"Per le imprese", conclude Checcaglini, "del commercio, della ristorazione, dei pubblici esercizi, del turismo e dei servizi, già stremate da un lungo periodo di crisi legato all'emergenza Coronavirus adesso c'è solo la soluzione della immediata azione di sostegno con contributi reali e certi in modo da dare risposte agli imprenditori, ai loro dipendenti e alle loro famiglie".

Confcommercio Toscana

"Un Dpcm che si accanisce ingiustamente contro le imprese anziché prendere provvedimenti incisivi sul buon funzionamento delle strutture e dei servizi pubblici, dal trasporto alla sanità. Il Governo si ostina a considerare gli imprenditori come 'untori', quando invece sono la forza del nostro Paese e, soprattutto, quando potrebbero essere individuati altrove i comportamenti realmente irresponsabili ai fini della lotta alla pandemia". Non usa mezzi termini la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini nel commentare il nuovo decreto firmato dal premier Conte.

"Colpisce al cuore la parte sana e pulsante della nostra Italia, lasciando invece irrisolti molti nodi cruciali della battaglia al Covid-19. Che va combattuta con tutte le armi, è vero, ma non sparando agli alleati. I Dpcm sono fuoco amico sulle imprese", prosegue la presidente di Confcommercio Toscana.

"A chi invoca misure ancora più restrittive, un ritorno al primo lockdown con la chiusura di tutte le attività non essenziali, io dico che non esistono attività non essenziali", sottolinea la presidente Lapini, "perché dietro ad ogni singola attività, anche 'non essenziale', c’è la cosa più essenziale al mondo: la dignità di un essere umano, che gli deriva anche dal lavoro che fa e con cui porta a casa i soldi per vivere e mantenere la propria famiglia. Ci sono persone che hanno studiato, hanno investito risparmi, si sono messe in gioco, hanno dato posti di lavoro. Ci sono cittadini, madri e padri, che ora faticano a vedere un futuro possibile per sé e per la propria famiglia. A tutti i cittadini faccio un appello accorato: siate responsabili nei vostri comportamenti, adottate ogni misura di quelle prescritte per contenere l'epidemia, dall'uso della mascherina al distanziamento a tutto il resto. Questa pandemia non si combatte chiudendo le imprese, ma facendo leva sul senso civico e sulla responsabilità personale".

Il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni ricorda la manifestazione di protesta che mercoledì 28 ottobre si svolgerà a Firenze e in altre 17 città italiane: una grande manifestazione pacifica, ordinata, silenziosa dei ristoratori e di tutto il mondo della somministrazione. Alle 11:30 si ritroveranno, provenienti da tutte le dieci province toscane, per una iniziativa perfettamente in linea con le attuali disposizioni: stabile, senza cortei, con il corretto distanziamento.

"Saranno apparecchiate 16 tovaglie di 3 metri per 3 a terra ('Perché siamo col sedere per terra!') e tutt'intorno, nella loro uniforme da lavoro, siederanno gli chef dell'associazione italiana cuochi e tutte le variegate professionalità di un mondo esasperato da provvedimenti senza senso". "Come l'ultimo, che definiamo una follia", dice Marinoni. "I ristoranti e i bar hanno ripreso l'attività il 18 maggio. E la curva dei contagi da allora fino a metà settembre è stata sotto controllo. Se da metà settembre ha ripreso improvvisamente a correre, cosa c'entrano le nostre attività? Sono altri i provvedimenti da prendere, ma questo governo non ne è capace e prende le scorciatoie. Ma questa volta il paese si ribella. Noi non ci stiamo!"

Piervenanzi, presidente Federazione Alimentazione di Confartigianato Toscana: "Un duro colpo la 'chiusura' alle 18, ma scongiurato l’incubo della serrata nei festivi"

"Intanto, pur rimanendo in vigore lo stop alle 18 per le consumazioni nei locali, il Governo ha fatto marcia indietro sulla loro prevista chiusura la domenica e nei giorni festivi. Almeno al pranzo fuori e alle attività di bar, rosticcerie, pasticcerie e gelaterie, non è stato assestato, forse, il colpo definitivo".

Sono parole di Fabrizio Piervenanzi, presidente delle Federazione Alimentazione di Confartigianato Toscana che, "pur non potendo esprimere soddisfazione per una decisione che infligge alle attività di ristorazione un duro colpo", accoglie però "con sollievo il fatto che nella versione definitiva del Dpcm sia stato eliminato l’obbligo di chiusura domenicale e festivo, per le suddette attività, che potranno, dalle 18 fino alla mezzanotte, vendere i loro prodotti con la formula dell'asporto e/o del domicilio".

"Le attività dei servizi di ristorazione", spiega ancora Piervenanzi, "bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie resteranno quindi aperte dalle 5 fino alle 18 per le attività abituali e nel rispetto delle norme relative.

"Per noi è fondamentale", insiste il presidente toscano, "il fatto che resti consentita la ristorazione per asporto e/o la consegna a domicilio".

"Su questo fronte", tiene a evidenziare Piervenanzi, "ribadisco la consueta e piena collaborazione dei nostri associati con le autorità di controllo, nel reciproco rispetto delle funzioni e per consentire ai cittadini di poter usufruire dei nostri servizi nel rispetto delle regole stabilite del Governo. Al quale però continueremo a chiedere misure di ristoro e sostegno economico, peraltro ufficialmente promesse dal Presidente del Consiglio, per limitare  la mortalità delle imprese, purtroppo già in atto".

L'appello del segretario generale dell'associazione di Confartigianato Arezzo Alessandra Papini sui provvedimenti annunciati che colpiranno ancora una volta le attività cardine del settore alimentare:

"Non rimarremo impassibili ad ascoltare la conferenza stampa del Presidente Conte. Dalle prime indiscrezioni sul nuovo Dpcm si annunciano nuove misure per arginare la pandemia, con pesanti limitazioni a bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e pizzerie. Un vero e proprio colpo di grazia che non accettiamo. Si trovino subito risorse per aiutare le imprese ed evitare un'ecatombe economica dovuta alla sicura chiusura di tante attività".

Anche Luca Boccalini, responsabile Confcommercio Casentino commenta l'ultimo Dpcm:
"Questo ultimo Dpcm si accanisce ingiustamente contro le imprese del terziario anziché prendere provvedimenti incisivi sul buon funzionamento delle strutture e dei servizi pubblici, dal trasporto alla sanità il Governo si ostina a considerare gli imprenditori come 'untori', quando invece sono la forza del nostro paese e, soprattutto, quando è certo che potrebbero essere individuati altrove i comportamenti realmente irresponsabili in questa lotta contro la pandemia".
 
In questi mesi anche gli imprenditori della vallata, i proprietari di bar, negozi, ristoranti si sono indebitati per mettere in sicurezza le proprie aziende permettendo così ai propri clienti di entrare in luoghi sicuri, fare i test sierologici ai propri dipendenti e adesso le nuove disposizioni mettono in ginocchio ancora una volta l'economia locale.
"Oltre ai soldi spesi per mettere in sicurezza i negozi, ci sono state anche attività che a causa di contatti con positivi hanno chiuso per loro scelta  senza che nessuno li obbligasse ed ora si vedono costretti a chiudere ancora una volta oltretutto senza certezze su una riapertura – prosegue Boccalini -  l'impatto sul tessuto commerciale sarà pesantissimo e coinvolgerà soltanto le attività commerciali ma tutta la filiera. Spesso si sente dire che queste sono attività non essenziali ma ci si deve rendere conto che dietro ci sono persone, famiglie, che devono andare avanti e spesso gli aiuti non sono sufficienti neanche per l'affitto".
 
La Confcommercio chiede, quindi, risposte serie e veloci che possano dare un sostegno reale alle famiglie degli imprenditori locali.
"Siamo consapevoli della gravità della situazione epidemiologica e coscienti della necessità di provvedimenti per abbassare la curva dei contagi chiediamo a tutti i cittadini di fare la massima attenzione e rispettare le norme prescritte", conclude Boccalini, "questa pandemia però non si combatte chiudendo le imprese ma potenziando i servizi pubblici e facendo leva sul senso di responsabilità dei cittadini. Intanto mercoledì 28 ottobre, alle 11:30 a Firenze,  come in altre piazze d'Italia, ci sarà una manifestazione pacifica senza corteo, ordinata e silenziosa dei ristoratori e di tutto il mondo della somministrazione, per far capire a chi ha fatto questi provvedimenti che non è cosi che si ferma il contagio, ma cosi si uccide un settore e si manda sul lastrico le imprese e le famiglie". 

 

 

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Giulia Senesi

Giulia Senesi

Laureata in Filologia, Letteratura e Storia dell’antichità. Sono una grande amante di viaggi e cinema; parlo inglese, spagnolo e un po’ di tedesco. Credo che la scrittura abbia un effetto catartico.