Levane, comunità sconvolta. La bimba non ha avuto scampo, il figlio del folle si è rifugiato da un vicino di casa

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La ricostruzione di una mattinata di folliaBilal Miah era in crisi per la cassa integrazione, ma nulla può giustificare la furia omicida dell'uomo, che avrebbe ucciso ancora, se il figlio dodicenne, colpito ripetutamente alla testa, non fosse riuscito a scappare dai vicini di casa

Un iniziale stato depressivo, sommato alla paura di poter perdere il posto di lavoro: sono probabilmente queste - tra le altre - le cause principali che hanno indotto il trentanovenne del Bangladesh Bilal Miah ad uccidere nella mattinata di ieri a Levane la figlia di nemmeno quattro anni con un colpo di arma da taglio alla gola e a cercare di compiere il medesimo gesto nei confronti del fratello di 12 anni, che pur essendo stato ripetutamente colpito alla testa è comunque riuscito a sfuggire alla furia omicida del padre rifugiandosi da un vicino di casa. L’uomo lavorava in una ditta di pulimentatura di metalli preziosi proprio con sede nel territorio bucinese, stando al racconto dei vicini già da giorni si presentava nervoso e non è un caso che proprio il medico di famiglia, di comune accordo con la moglie, non presente ieri alla scena perché impegnata a fare la spesa, gli aveva prescritto qualche farmaco per poter stare più calmo. Sempre secondo i racconti delle persone che abitavano accanto al soggetto, da giorni accusava anche forti mal di testa, ma non può essere certamente questa la causa che ha scatenato il tutto. La paura di non poter più sostenere economicamente la famiglia causa dell’emergenza coronavirus - era infatti in cassa integrazione dal 19 marzo -  ha fatto probabilmente scattare il raptus e così è andata distrutta un’intera famiglia e inferto un colpo difficile da digerire all’intera comunità bengalese presente in buon numero all’interno del piccolo centro aretino aretino diviso tra il Comune di Montevarchi e Bucine. L’uomo, che in queste ore dovrebbe essere dimesso dall’ospedale per aver tentato di suicidarsi gettandosi in un pozzo, ha raggiunto il Valdarno aretino da circa un anno dopo essere stato per un lustro nel palermitano dove peraltro era nata la figlia che proprio ieri ha ucciso con le sue mani. Per lui si apriranno le porte del carcere di Solliciano, a Firenze. Tra le varie ipotesi di reato alle quali stanno lavorando i Carabinieri di pari passo al magistrato Laura Taddei c’è l’omicidio volontario aggravato da crudeltà e grado di parentela. Potrebbe non essere finita qui; discorso diverso per la moglie ed il figlio, anch’egli ricoverato non in gravi condizioni con un trauma cranico sempre al nosocomio valdarnese. Da ieri il loro percorso di crescita e inserimento nella nuova realtà di tutti giorni si è bruscamente interrotto senza sapere se e quando mai potrà riprendere il suo naturale cammino.

Foto credits: Valdarno24

Tags: Bucine Levane tragedia

Massimo Bagiardi

Massimo Bagiardi

Giornalista pubblicista da 20 anni ho da sempre curato la passione per lo sport e in particolare per la Sangiovannese calcio che seguo con passione ogni Domenica e in tutte le occasioni dal lontano 1989. Amo la musica anni 80, ho creato e gestisco forzasangio.it sito che parla del magnifico mondo azzurro