La "garra" che ci voleva. L'Arezzo rinnova il patto di ferro con i tifosi e prepara due supersfide

. Inserito in Visto dalla curva

L’abbraccio finale con la curva ha rinnovato il patto di ferro tra squadra e tifosi, una unione  che può darci lo slancio per andare oltre ciò che adesso potremmo in attesa che Di Donato trovi la quadratura di questo cerchio.

La vittoria che ci voleva, la vittoria che serviva. E’ stata, quella contro la Pro Patria, la vittoria della volontà, perché l’Arezzo con la ruggine di 4 gare in 10 giorni ci arrivava convalescente e con l’infermeria piena, perché l’Arezzo di Como, se aveva mostrato grande spirito di sacrificio, aveva anche palesato una difficoltà di manovra che lasciava il reparto d’attacco, quello qualitativamente migliore, isolato e non rifornito. Davanti poi c’era la truppa di Javorcic reduce da due vittorie di fila. Insomma, niente di facile, ma l’Arezzo ce l’ha fatta. Intendiamoci, la convalescenza dura ancora, la manovra è affannosa e troppo spesso si cerca il lancio a scavalcare il centrocampo rinunciando a giocar palla  perché  lì in mezzo non c’è uno che sa dirigere il gioco (Picchi è fuori gioco, Raja non viene impiegato). Le occasioni nascono da iniziative individuali più che da un concetto di manovra corale, tanto più che per evitare di scoprirsi gli esterni del 3-5-2 stanno guardinghi e se Belloni poi trova anche forza e lucidità per qualche affondo, dall’altra parte Più (che ha altre caratteristiche) rischia l’affanno e per evitarlo si frena, dosando le forze ma privando la squadra  di un appoggio in fase propulsiva. Dove non è arrivata la razionalità, però, è arrivata la voglia. Fabio Foglia è stato come sempre impagabile, correndo per tre a coprire e raddoppiare, Luciani si è adattato alla grande  alla difesa a tre, Volpicelli ha fatto da frangiflutti intercettando una marea di palloni (avesse anche un approccio meno ruvido sulla palla) e poi là davanti Cutolo ha innescato Gori alla sua maniera riservandosi anche la perla di una punizione sblocca risultato. Dunque una vittoria voluta, strappata con i denti ad una condizione precaria per la fatica e ad una modalità di approccio alla partita ancora de definire compiutamente. Però ci voleva proprio questa “garra” amaranto per tornare a sorridere e preparare anche psicologicamente nella maniera migliore le due supersfide che ci attendono contro Monza e Siena. L’Arezzo ancora non è tornato al 100%, però l’Arezzo c’è. L’abbraccio finale con la curva ha rinnovato il patto di ferro tra squadra e tifosi, una unione  che può darci lo slancio per andare oltre ciò che adesso potremmo in attesa che Di Donato trovi la quadratura di questo cerchio.

Tags: S.S. Arezzo

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.