Sussi e Biribissi

. Inserito in Visto dalla curva

Il nostro Sussi si chiama Andrea. Ha 48 anni e benché sia nato a Firenze come uno dei due protagonisti del libro di Collodi nipote è un aretino doc con trascorsi importanti nel calcio che conta ed il colore amaranto nel cuore e nell’anima.

Le sue parole durante la conferenza stampa di martedì sono state chiarissime anche se aprono adesso parecchi interrogativi. Nell’esporre il suo credo calcistico il neo-allenatore della prima squadra della Società Sportiva Arezzo, al quale va un in bocca al lupo grosso così, ha implicitamente e involontariamente fatto capire a tutti che quella che abbiamo visto in campo in queste prime dieci partite è stata una squadra lenta, lunga sul campo, che non sfrutta le fasce laterali, senza una idea definita di gioco. Né più né meno quello che andavamo scrivendo da settimane ma che veniva zittito da chi alla fin fine va a vedere solo il risultato finale delle partite e non come si svolgono. Ora; il compito a cui si accinge il nostro Sussi è di quelli ciclopici: trovare il modo di dare una identità ad un gruppo le cui caratteristiche non offrono opportunità di gran lunga maggiori di quelle investigate dal buon Mariotti. La rosa non ha esterni d’attacco, con l’eccezione di Mancino (da vedere in quel ruolo dato che a Città di Castello quando è partito come potenziale terzo d’attacco è stato prontamente dirottato in mezzo al campo a tamponare le voragini che si stavano creando). Non ci sono terzini di spinta (esterni bassi per lo slang moderno) di qualità posto che Pinna riportato in quel ruolo non è che abbia fatto faville e i ragazzini non brillano. Abbiamo poi un centrocampo di discrete qualità tecniche ma di mobilità assai relativa. Oltre a tutto questo c’è Strambelli, che è stato sino ad ora (ed anche domenica) l’uomo che da solo ha saputo cambiare ed indirizzare molte partite. In sostanza anche quest’anno la campagna acquisti estiva (inclusa la scelta dell’allenatore) esce bocciata dal responso del campo. E qui entra in scena Biribissi: un ruolo che si contendono il neo-diesse dalla “vasta esperienza” Cristiano Tromboni e l’uomo che sta al fianco della proprietà da sempre e dietro le quinte da qualche mese ma con ampio potere discrezionale, ovvero Roberto Muzzi (è stato lui che ha voluto Mariotti come dichiarato dallo stesso trainer romano in sede di presentazione). Ecco, i Biribissi in questione avranno il compito di rimettere mano all’organico cercando (se dico finalmente qualcuno si offenderà ?) gli elementi giusti per il gioco che Sussi intende proporre ( e che così buoni risultati ha fruttato a livello giovanile), pescando gli under di valore e gli over di categoria, eliminando i doppioni e gli inutili, facendo insomma una squadra degna delle ambizioni che coltiva la tifoseria e, per quanto risulta dalle dichiarazioni, anche la proprietà. Non so se basterà, come ha detto ieri l’A.D. Selvaggio, apportare ritocchi… quelli bastano quando l’opera è ben avviata e priva solo dei dettagli ma qui si dovrà andare ben oltre il dettaglio. Il cammino da qui a maggio è ancora lungo e c’è tempo per risollevarsi e non mettere a segno il secondo fallimento consecutivo (per centrarlo, sia chiaro, basta non arrivare primi ché i posti di rincalzo se son buoni per un eventuale ripescaggio non corrispondono né alle promesse né alle aspettative ) ma non si può più perdere tempo né denaro ( le spese finiscono sui conti della società e poi ai soci tocca “frugarsi” per l’ennesima volta). Sussi ha fatto capire che ha le idee per ripartire e la voglia per vincere. Ai Biribissi l’onere (l’onore poi, se del caso) di fare in modo che possa farcela.

Tags: S.S. Arezzo Andrea Sussi

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.