Arezzo in campo ora con più rabbia di sempre: con l'Albinoleffe sarà dura, ma ce la giochiamo

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Si torna in Lombardia. La trasferta è ostica e importante, giacchè l’avversario di oggi, l’Albinoleffe di Zaffaroni, ci precede di poco in classifica e uno sgambetto fatto ai bergamaschi ci consoliderebbe nella zona che conta.

Si gioca a Gorgonzola, dove quest’anno gli orobici minori sono dovuti emigrare a causa dei lavori che hanno interessato lo stadio dell’Atalanta e, per quel che conta la statistica, quello dove di norma gioca ll Giana Erminio è terreno non ostile. Sarà però difficilissimo, perché l’avversario è tosto e noi i problemi siamo bravissimi a crearceli da soli dentro e fuori dal campo. 

Cominciamo dai blu celesti di casa. All’andata abbiamo potuto constatare che squadra compatta sia l’Albinoleffe. Messa bene in campo, non ha individualità trascendentali, ma sa muoversi in maniera ordinata e concede pochissimo.  L’uomo più rappresentativo è Giorgione, 7 gol finora, centrocampista d’attacco che può far male soprattutto a difese un po’ svagate come tende ad essere la nostra, con inserimenti che vanno preventivati e chiusi per tempo. Davanti Sacha Cori che già ci ha “purgato” nella partita al “Città di Arezzo” è un giocatore esperto e capace a sfruttare gli spazi, ma su tutto spicca la compattezza del gruppo e la solidità di una società che senza voli pindarici sta consolidando il suo piazzamento tra le prime dieci.

L’Arezzo ci arriva rinfrancato dal successo sulla Pergolettese, ma senza Caso, squalificato. Di Donato medita il cambio modulo con Gori prima punta e Cutolo ed uno tra Belloni e Piu alle sue spalle con un centrocampo a tre con Tassi, Picchi e Foglia. Difesa confermata con Luciani e Corrado esterni e la coppia Ceccarelli-Baldan al centro. Sulla carta ce la giochiamo,, anche se le chiacchere sul futuro della società potrebbero avere un impatto e non positivo, sull’umore dei giocatori. Le ancora fresche vicende di due anni fa fanno rizzare antenne preventive e si può ben capirlo. Hai voglia di dire “pensiamo solo al campo”, le camere stagne non l’hanno ancora inventate. Sono professionisti e giocheranno al meglio, ma la mente libera da preoccupazioni ora non c’è. Dovrebbero riflettere su queste conseguenze anche coloro che tirano per la giacca il presidente La Cava.  L’Arezzo calcio è un patrimonio dei tifosi e lo abbiamo già difeso una volta. Non consentiremo che sia merce di scambio per interessi particolaristici e personali. Screening per chiunque s’avvicini e che non ci prendano in giro. E ora in campo, con più rabbia di sempre.

Tags: S.S. Arezzo Albinoleffe

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.