Orgoglio Amaranto: "Da noi impegno e amore disinteressato per la comunità e la maglia amaranto"

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri la replica di Orgoglio Amaranto all'articolo a firma di Paolo Galletti: "Per noi che abbiamo solamente la maglia amaranto tatuata nel cuore, leggere quanto scritto da Paolo Galletti è qualcosa di semplicemente inconcepibile. le responsabilità risiedono altrove e vanno ricercate nel tempo".

"Egr. Dott. Albucci,

Le inviamo la presente nella sua qualità di Direttore della testata giornalistica Arezzo 24, per significarLe quanto segue". Si apre così un'articolata replica, da parte di Orgoglio Amaranto, a quanto scritto da Paolo Galletti nell'articolo dal titolo "Dico basta" e pubblicato dalla nostra testata lo scorso 30 maggio. Ospitiamo con piacere le precisazioni inviate dal Consiglio Direttivo Comitato Orgoglio Amaranto:

"In data 30 maggio 2022 è stato pubblicato, sulle pagine del sito internet arezzo24.net, un articolo intitolato “Dico Basta”, a firma del vostro collaboratore Paolo Galletti, il cui contenuto appare con tutta evidenza gravemente diffamatorio e lesivo della dignità del Comitato Orgoglio Amaranto e, conseguentemente, dei propri soci, ma soprattutto dei propri dirigenti, presenti e passati.

Premettendo che di tale episodio, inevitabilmente, ne chiederemo conto in ogni sede deputata per difendere l’onorabilità di Orgoglio Amaranto e dei propri rappresentanti, Le chiediamo formalmente spazio di replica nella sua testata.

Innanzitutto, giova ricordare come il Comitato Orgoglio Amaranto, pur avendo ricevuto, nel corso del tempo, soprattutto degli ultimi due anni, continui attacchi e dure contestazioni dalle colonne del Suo sito web, mai abbia censurato o contestato tali contenuti, in quanto ha sempre ritenuto che queste fossero riconducibili ad un legittimo diritto di critica, dal quale nessuno è immune quando assume un ruolo pubblico, tantomeno Orgoglio Amaranto.

Noi per primi siamo certi della nostra fallibilità e ci poniamo quotidianamente in discussione. Anzi riteniamo proprio che il dibattito e la polemica, anche aspra e senza peli sulla lingua, quando non prevarichi il limite dell’offesa gratuita e della maldicenza, sia momento di arricchimento e crescita.

Nell’articolo citato, invece, è stato ampiamente oltrepassato questo limite a nostro insindacabile giudizio inviolabile. Sono del tutto inaccettabili le affermazioni contenute nel pezzo inequivocabilmente riconducibili ad Orgoglio Amaranto che, secondo l’estensore dell’articolo avrebbe attuato “manipolazione del sentimento e l’interesse del patrimonio sportivo cittadino, dal servilismo d’accatto verso il potente del momento, ai complotti dietro le quinte anche nell’anno del sogno promozione, in odio (disaccordo o contrasto sarebbero qui eufemismi inadatti) all’allora Direttore Generale; fino alla manipolazione di fatti e notizie.”

Ed ancora, veniamo citati come “carbonari” che, sottovoce e dietro le quinte, sparlano per gettare discredito: “E che dire del passaparola sullo “sprofondo” economico della gestione La Cava?”. L’estensore dell’articolo continua poi: “Dall’agosto 2020 poi in un ulteriore “salto di qualità”: è diventato reato di lesa maestà mettere in dubbio origine, operato e scelte dei vertici societari.”

Ci sia consentito di poter affermare che si fa giornalismo quando si fornisce un’ipotesi e si corrobora con i fatti; viceversa, si compie una grave diffamazione quando si citano episodi senza portare documenti che comprovino quelle affermazioni e se ci sono si mostrino senza timore, altrimenti il contesto intellettuale di chi proferisce tali accuse appare squallido e deprimente.

Da ultimo, la madre di tutte le accuse, l’omertà interessata: “Cosa c’era da difendere, da nascondere, da coprire? Non sarebbe nel ruolo e nei compiti di OA tenere informati non solo gli iscritti ma tutti i tifosi sullo stato dell’arte dei conti societari?

Essendo Orgoglio Amaranto un’organizzazione democratica, popolare, senza vincoli in ingresso, possiamo datare con certezza il momento di svolta in negativo, perché fino a tutto il 2019 Paolo Galletti è stato un nostro socio, quindi, ben dopo le vicende Gatto e Matteoni usate come ulteriore pietra dello scandalo nell’articolo.

Quindi quello stesso Comitato “interessato e asservito”, che raccoglieva 477.000 euro per permettere la sopravvivenza della squadra nel professionismo, a quel tempo ancora andava bene.

In quella nuova società, presieduta da Giorgio La Cava, sull’onda emotiva della salvezza conseguita a Carrara e della unità di intenti raggiunta, su richiesta specifica, un nostro rappresentante entrò nell’organo amministrativo al anche al fine di poter essere informati con certezza e tempestività sull’andamento gestionale della società. In disaccordo circa le modalità operative, insieme all’allora vicepresidente Massimo Anselmi, decidemmo di uscire dall’amministrazione, rimanendo comunque soci. Una posizione legittima di critica, espressa in tanti verbali di assemblea e poi in maniera definitiva nei modi e nei termini consentiti dalla legge, il tutto mantenendo un profilo equilibrato ed istituzionale proprio per non danneggiare l’ambiente in una stagione che vedeva gli amaranto cullare il sogno di un ritorno in serie B.

Per noi quel modello gestionale era inopportuno per quella società e con quelle modalità; il tempo, molto spesso, è galantuomo e, purtroppo, ci ha dato ragione; nella stagione successiva nonostante il piazzamento in classifica lo consentisse, l’Arezzo non disputò i playoff1 e sempre in quella primavera/estate, il presidente La Cava manifestò la volontà di disimpegno, come da lui stesso dichiarato, “a causa della crisi covid delle sue aziende e della gestione onerosa2”, chiedendo aiuto anche al Comitato Orgoglio Amaranto che si prodigò con la marcia amaranto del 31 luglio 2020 e la seguente campagna di pre-abbonamento.3 Eppure, neppure in quella data, l’estensore dell’articolo obietta alcunché, né tantomeno nei confronti della proprietà che, anzi, coinvolge il Comitato nell’ennesimo reperimento fondi.

L’Arezzo passa di mano al gruppo Mag e alla famiglia Manzo, non di certo “scelti” da Orgoglio Amaranto, ma casomai dallo stesso presidente La Cava, con un blitz improvviso, quando sembrava in dirittura d’arrivo la chiusura con un altro gruppo industriale4. Finiscono, così, le cene ed i pranzi, la convivialità, che i precedenti dirigenti erano soliti organizzare con alcuni selezionati giornalisti e tifosi ed ai quali i dirigenti di Orgoglio Amaranto mai hanno preso parte. A proposito di obiettività nell’esprimere un giudizio, in questo caso, che tipo di livello di serenità può avere colui che ha una vicinanza così stretta?

Il Comitato Orgoglio Amaranto non entra nell’organo amministrativo della società, ma mantiene la sua quota di proprietà dell’1%. Diciamolo chiaramente, il bilancio sportivo ed economico della prima stagione del gruppo Mag è decisamente negativo. A questo punto, secondo l’estensore dell’articolo, c’è una volontà di copertura e omertà verso i nuovi dirigenti, finalizzata ad ottenere vantaggi personali (quali e di quale natura, visto che tutti i membri del direttivo pagano il biglietto?), mentre nella realtà, durante i momenti di confronto durante le assemblee societarie, rimane la nostra critica e censura anche all’andamento generale. Sempre pubblicamente, scusate ma noi siamo fatti così, appena concluso lo scorso campionato,5 nel maggio 2021, proponiamo una piattaforma di proposte, in gran parte disattesa e di cui i frutti, speriamo, li vedremo in questa stagione, per non ripetere i soliti errori.

Lo ribadiamo, per noi l’obiettivo prioritario è avere una società in equilibrio finanziario in cui la permanenza nel campionato di competenza non sia ogni estate vincolata ad una “roulette russa”, ma frutto di programmazione ed organizzazione. Questo è il nostro infaticabile messaggio e non essendo perfetti né infallibili, qualche volta lo perseguiamo meglio, altre volte meno. Ma Orgoglio Amaranto è innanzitutto partecipazione, per cui chiunque pensa di saper fare meglio è il benvenuto a raccogliere il testimone della dirigenza.

Ci viene rimproverato il non aver comunicato la cifra esatta di passivo, ritenendola addirittura prova della nostra malafede, ma esistono delle regole precise dettate dal codice civile, di riservatezza delle informazioni aziendali e, fintanto che un bilancio non è depositato, quindi pubblico, molto può ancora cambiare. Comunque, sempre per i doveri di trasparenza che ci governano, in ogni circostanza, nei nostri incontri e nelle nostre assemblee, (seppur noto anche nella percezione comune), avevamo già avvertito come una stagione nel professionismo senza incassi causa covid e con il proliferare di direttori sportivi, allenatori, calciatori, avrebbe inevitabilmente prodotto un forte deficit.

Quello che, in realtà, doveva preoccupare chi si occupa di fare informazione, i tifosi ed ovviamente noi soci, era il fatto se il gruppo industriale che detiene le quote di maggioranza dell’Arezzo, avesse la forza di risanare il bilancio nella maniera più veloce possibile. Mantenendo un profilo istituzionale, ma in maniera estremamente determinata, all’interno della S.S. Arezzo, abbiamo perseguito tale obiettivo, senza cercare facili clamori, per cui già entro dicembre 2021 il gruppo Mag aveva versato nelle casse della società 3,3 milioni di euro ed abbattuto il capitale sociale di ulteriori 1,2milioni (soldi sempre in precedenza versati dalla proprietà) riportando in sicurezza i conti.

E’ evidente che spendere senza ottenere risultati, anche gestendo male, nessuno lo sottace, non merita applausi, ma onorare i propri impegni è un elemento che in una società civile ed equilibrata andrebbe comunque apprezzato.

Ulteriore step, nel percorso di risanamento, è stato il successivo aumento di capitale da 3 milioni di euro datato febbraio 2022 e dai noi fortemente voluto, proprio nella prospettiva di riportare in assoluto pareggio i conti della S.S. Arezzo, compreso il deficit della stagione corrente (così avvertiamo per tempo Galletti che il deficit ci sarà anche quest’anno, seppur in dimensioni minori).

Ci rammarica, ovviamente, che Paolo Galletti abbia deciso di sospendere la sua attività di tifoso amaranto per un comportamento cosi “riprovevole” come quello adottato da Orgoglio Amaranto e sopra descritto.

Per noi che abbiamo solamente la maglia amaranto tatuata nel cuore, leggere quanto scritto da Paolo Galletti è qualcosa di semplicemente inconcepibile.

Se in quasi 100 anni di storia l’Arezzo non è mai andato in serie A, sicuramente la responsabilità non può essere addossata ai suoi tifosi, tantomeno negli ultimi 12 anni le colpe possono essere riconducibili al lavoro svolto da Orgoglio Amaranto che ha sempre agito, con impegno e amore disinteressato, per la comunità e la maglia amaranto; le responsabilità risiedono altrove e vanno ricercate nel tempo. Forse questa vicenda ne può essere un esempio.

Tanto dovevamo per amore di chiarezza e trasparenza".

1 https://www.arezzonotizie.it/blog/90-recupero/arezzo-rinuncia-playoff-motivi.html

2 https://www.lanazione.it/arezzo/sport/calcio/la-cava-arezzo-in-buone-mani-l-errore-troppe-spese-deluso-dagli-imprenditori-aretini-1.5424070

3 https://www.teletruria.it/corte-per-le-strade-di-arezzo-oa-lancia-la-proposta-dellabbonamento-subito.html

4 https://www.amarantomagazine.it/news_dett.php?id=8111

5 https://www.arezzonotizie.it/sport/calcio/orgoglio-amaranto-comunicato-incontro-proprieta-arezzo.html

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