Covid-19 e patologie della vista, Romani: "Importante non interrompere cure"

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Per gli oltre 190mila diabetici in Toscana l'edema maculare può essere la principale causa di cecità, ma la paura del coronavirus rischia di tenere i pazienti lontani dagli ospedali. Diagnosi precoce, visite periodiche e iniezioni intravitreali sono fondamentali per salvare la vista

Ad Arezzo e in tutta la Sud Est il dipartimento di Oculistica diretto dal Dott. Andrea Romani offre visite in totale sicurezza e trattamenti efficaci a lungo termine, che riducono il numero di somministrazioni e quindi gli accessi in ospedale. Il vero pericolo, interrompendo il trattamento, è quello di perdere i benefici della cura, causando una ripresa della maculopatia in alcuni casi irreversibile.

In Toscana circa 4.800 persone soffrono di edema maculare diabetico. Offuscamento centrale, visione deformata, difficoltà nella percezione dei colori e in qualche caso riduzione della visione notturna: ecco i principali sintomi di questa complicanza del diabete che, se non controllata, nel lungo periodo può provocare danni gravi e irreversibili alla retina, mettendo a rischio la vista.

"L'edema maculare diabetico è la principale causa di perdita della vista e cecità nei pazienti diabetici", dichiara il Dott. Romani, direttore del dipartimento di Oculistica della Asl Tse. "Per questo motivo è importante che le persone con diabete facciano almeno una visita oculistica all'anno per diagnosticare precocemente la malattia e velocizzare i trattamenti, riducendo così i potenziali danni alla vista. Fortunatamente la paura dell'infezione da Covid-19 non ha spinto le persone a rinunciare alle visite o interrompere le cure. Questo ci ha permesso di portare avanti regolarmente la nostra attività anche durante la pandemia. Presso i nostri centri di riferimento è possibile ricevere la propria terapia o fare un accertamento diagnostico senza correre alcun rischio".

I pazienti affetti da questa patologia sono generalmente sottoposti a terapie continuative che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali ripetute nel tempo (vale a dire con un farmaco iniettato direttamente all'interno dell'occhio mediante una procedura che deve essere necessariamente eseguita in ambiente ospedaliero), che consentono non solo di prevenire la perdita della vista ma anche di recuperare l'acuità visiva perduta.

"Questi pazienti dovrebbero essere gestiti da oftalmologi esperti di questa patologia come presso l'Ospedale San Donato di Arezzo e il Misericordia di Grosseto, che garantiscono competenze e continuità assistenziale", spiega il direttore di Oculistica. "Un'alta frequenza di visite e iniezioni è una complessità sia per il centro che per il paziente. Oggi sono disponibili farmaci come il desametasone che richiedono un numero di somministrazioni inferiore - grazie alla tecnologia che ne permette un rilascio prolungato nel tempo - e che determinano anche un recupero rapido della vista. Questo si traduce in un duplice vantaggio per il paziente e per il centro. Grazie ad un'azione di lunga durata e ad un minor numero di visite, diminuiscono gli accessi ai centri di riferimento".

In questa attività di grande aiuto si sta rivelando la distribuzione territoriale di centri di diagnostica strumentale, collocati anche nei presidi ospedalieri territoriali (come per esempio l'Ospedale La Gruccia del Valdarno, l'Ospedale di Campostaggia a Poggibonzi e di Nottola a Montepulciano); inoltre la telemedicina e il teleconsulto contribuiscono a rendere più efficiente e fruibile il servizio. "In campo terapeutico, oltre ai farmaci intravitreali, è possibile in alcuni casi ricorrere al trattamento laser mininvasivo, che consiste in trattamenti laser sottosoglia oppure al trattamento con laser giallo micropulsato già in uso ad Arezzo presso l'Ospedale San Donato e a Grosseto presso l'Ospedale Misericordia", conclude Romani.

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