Panno Casentino senza casa, De Robertis: "Cento dipendenti a rischio tra diretti e indotto" Ar24Tv

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Lucia De Robertis, che insieme a Vincenzo Ceccarelli, ha chiesto al presidente Giani di salvare la storica produzione e bloccare il licenziamento dei lavoratori, lancia un appello: "Quella produzione non può spostarsi, chi ha comprato l'immobile dimostri di amare il Casentino".

Un’interrogazione per chiedere che siano poste in essere tutte le iniziative necessarie a garantire che la “Manifattura del Casentino” di Bibbiena possa continuare a svolgere la propria attività produttiva è stata presentata oggi dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale Vincenzo Ceccarelli e dalla presidente della IV commissione Lucia De Robertis.

«È importante – spiegano i due consiglieri – che questa produzione storica e di grande pregio e qualità, resti sul territorio che la ospita da oltre un secolo, salvaguardando così gli attuali livelli occupazionali dei 18 addetti, oltreché quelli delle aziende dell’indotto ad essa collegate. È un peccato che questa crisi, che attiene a vicende trascorse, giunga proprio in una fase nella quale la produzione tessile casentinese è in netta ripresa, dopo avere risentito degli effetti di una situazione di crisi economica accentuata dalle conseguenze dell’ emergenza sanitaria da Covid 19».

La situazione, com’è noto, è precipitata, dopo che, lo scorso 25 luglio, la delegazione RSU dell’azienda, i dirigenti, i curatori fallimentari e le istituzioni locali sono stati ricevuti in prefettura di Arezzo, su richiesta di convocazione urgente avanzata dai sindacati, per cercare di bloccare le procedure di licenziamento di 18 addetti impiegati nella Manifattura.

«Purtroppo l’esito non è stato quello sperato – proseguono Ceccarelli e De Robertis – mettendo a rischio anche la situazione dei lavoratori impiegati nelle due aziende collegate, Tacs e Tessilnova, e quindi del complessivo indotto della filiera, nel quale trovano occupazione 80 dipendenti. Occorre – concludono – ricercare una soluzione, anche considerando il trasferimento della produzione in altro immobile, per salvaguardare i posti di lavoro e una tradizione produttiva di alta qualità che trova ancora oggi interesse in Italia e nel mondo».

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Massimo Gianni

Massimo Gianni

giornalista iscritto all’Ordine dal 1988, collabora con testate giornalistiche televisive e radiofoniche.