Sopralluogo all’impianto di San Zeno, Veneri e Capecchi: "Modello di autosufficienza e di prossimità"

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Sopralluogo all’impianto di recupero rifiuti di San Zeno di una delegazione di Fratelli d’Italia, presente anche il vicepresidente provinciale Carini, all'impianto di Arezzo che raccoglie, smaltisce e ricicla rifiuti solidi urbani. 

«Abbiamo effettuato un sopralluogo all’impianto di recupero integrale di rifiuti di San Zeno per toccare con mano il sistema di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti solidi urbani. San Zeno è un impianto globale che sta riducendo la termovalorizzazione ad una quota residuale, che serve a garantire l’energia del sistema stesso senza gravare sulla distribuzione energetica classica ma soprattutto garantisce la produzione di biogas, biometano, lo smaltimento completo dei rifiuti e l’autonomia della provincia di Arezzo con possibilità di estendere, in accordo con gli altri gestori e con le convenzioni e le concessioni dell’Ato, tutta l’autosufficienza e principio di prossimità dell’Ato Sud, che un Ato molto grande» sottolineano i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi, vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio, Gabriele Veneri, ed il vicepresidente della Provincia di Arezzo Nicola Carini.

«I cicli di lavorazione dell’impianto, che ci sono stati spiegati nel dettaglio da Giacomo Chierici e dai suoi ingegneri, utilizzeranno anche una tecnologia secca per quanto riguarda la biodigestione per evitare da un lato la necessità di un depuratore a valle e lo smaltimento successivo dei fanghi e dall’altro la possibilità di diminuire ulteriormente le emissioni anche odorigene che, peraltro, vengono abbattute con una serie di sistemi -spiegano gli esponenti di Fdi- Ciò significa togliere dalle strade camion carichi di scarti di rifiuti, destinati a finire chissà dove e che comportano un tasso di inquinamento enorme. Lo schema dell’impianto di San Zeno e la sussidiarietà della linea termica, al servizio della raccolta differenziata, è il fatto nuovo riconosciuto come riciclo completo da parte della Regione Toscana. Questo all’interno di un polo strategico di interesse nazionale. Si tratta di un modello replicabile non soltanto nell’Ato sud ma anche negli altri due Ato toscani, perché coniuga il principio del rifiuto a chilometro zero con quello dell’autosufficienza delle comunità.

«A questo modello si deve aggiungere una corretta integrazione con le tante aziende private che già operano nel mercato dei rifiuti speciali e che possono completare la filiera della raccolta e dello smaltimento anche attraverso la produzione di energia. Per questi motivi, il bando regionale nell’ambito del Piano rifiuti non è sufficiente ma occorre una verifica puntuale di tutti i soggetti che operano nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti in Toscana».

La delegazione di Fdi ha visitato anche aziende private che si occupano di recupero di metalli preziosi nell’ambito della filiera produttiva di Arezzo, sia dai materiali di scarto delle lavorazioni sia dai “Rae”, telefoni, computer, televisori, frigoriferi.

«Una filiera che va valorizzata partendo dalle tante eccellenze che già vi operano» sottolineano Capecchi e Veneri.

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