"Il San Francesco di Sgarbi". L'opera della discordia

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Il Gruppo consiliare "Città al centro" solleva una serie di dubbi rispetto all'opportunità di spostare l'opera a Rovereto: "Contro il parere della Soprintendenza, l’Assessore Lachi come può pensare che questo abbia un ritorno di immagine per Castiglion Fiorentino?"

Nel gennaio scorso, con la pala del “San Francesco che riceve le stimmate” appena rientrato dal prestito agli Uffizi, l’Assessore alla Cultura aveva annunciato una nuova imminente trasferta dell’importante opera di Bartolomeo della Gatta al MART di Rovereto, il museo diretto da Sgarbi, per far da corollario ad una mostra di pittori operanti nel secolo scorso.

Sul prestito dell'opera, la nota del Gruppo Consiliare “Città al Centro”: "inoltrammo subito una interrogazione a Sindaco e Assessore, con relativa richiesta di accesso agli atti, riguardo questo ennesimo viaggio e su quello che aveva portato il dipinto agli Uffizi da Ottobre 2021 a Gennaio 2022.

Dalle schede redatte dalla Soprintendenza era facile capire come le condizioni di conservazione di quello che fin dagli inizi del 1900 è considerato un capolavoro dell’Arte Italiana, da storici e studiosi di fama, e sicuramente l’opera pittorica più importante del Museo Castiglionese, NON ne consigliassero un nuovo spostamento.

Le schede descrivevano infatti uno stato dell’opera non proprio ottimo e auspicavano interventi di consolidamento importanti per impedire l’ulteriore degrado di una tavola lignea del XV sec. che mai ha avuto opere di consolidamento e che, per la natura stessa del supporto pittorico, è delicata e deve essere mantenuta lontana da sbalzi di temperatura, variazioni di luce, umidità, traumi, cambiamenti delle condizioni generali di conservazione.

Le schede contenevano tutti gli elementi per consigliare di conservare gelosamente l’opera in luogo sicuro e ben protetto, come dei genitori saggi farebbero con un figlio che presenta qualche non trascurabile avvisaglia di malattia.

Per tutto questo, “Città al Centro” ha deciso di contestare in maniera decisa, nei limiti delle proprie competenze, la nuova trasferta, questa volta prevista per giunta in un luogo ed in una mostra che proprio nulla hanno a che fare con la nostra città e che nulla possono portare e porteranno a Castiglion Fiorentino, indipendentemente dall’indennizzo annunciato dall’ Assessore, vale a dire l’opera proveniente dal Mart che, nello stesso periodo, verrà ospitata nel nostro museo; un’opera di Emilio Vedova, certamente grande esponente dell’espressionismo contemporaneo, ma assolutamente fuori contesto da tutto quello che si trova nel nostro sistema museale e che nessuno verrà mai a cercare dalle nostre parti.

Pochi giorni fa, improvvisamente, con la mostra di Rovereto che stava per iniziare, era arrivato il parere della Sovrintendenza, motivato e strutturato, circa la trasferta della nostra opera: il parere era un secco NO, sia per lo stato di conservazione della pala, sia perché la stessa era stata ritenuta fortemente collegata al nostro territorio e qui anche per la Sovrintendenza stessa doveva rimanere, qui dove è facile e giusto prevedere vengano ad ammirarla le persone interessate.

Dopo pochi giorni,però, grazie all’entusiasmo veicolato dai soliti media compiacenti, abbiamo invece scoperto che Sgarbi aveva forzato la mano, aveva sollecitato il caso nientemeno che al Ministero e che lo stesso Ministero aveva commissionato una contro-relazione addirittura all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze che dava il via libera al nuovo prestito dell’opera, contraddicendo la stessa Sovrintendenza.

In un solo colpo si è riusciti a:

1) Mettere a rischio l’opera d’arte di maggiore spessore presente a Castiglion Fiorentino,

2) Privare Castiglion Fiorentino dell’Opera più rappresentativa per l’intera stagione turistica,

3) Mettere uno contro l’altro differenti Ufficio dipendenti dallo stesso Ministero, con la Sovrintendenza nella veste dei “cattivi” che non volevano concedere l’Opera al Mart e l’Opificio, invece, pronto ad assecondare forse il Ministro, forse qualche dirigente del Ministero o forse lo stesso Sgarbi, che ricordiamo è stato già Sottosegretario di Stato ai Beni ed alle Attività Culturali e ed è attualmente componente nella qualità di Senatore della VII Commissione (quella che riguarda CULTURA, SCIENZA e ISTRUZIONE).

E così il “San Francesco” è andato al Mart di Rovereto, dove il14 maggio è stata inaugurata la mostra e dove rimarrà per l’intera estate; ma le domande in attesa di risposta sono molte:

a) Perché gli Amministratori Castiglionesi, di fronte al parere negativo e motivato della Soprintendenza, non hanno preferito tutelare l’opera?

b) Perché il giubilo di gioia dell’Assessore Lachi? come può pensare che questo abbia un ritorno di immagine per Castiglion Fiorentino?

c) Perché si presta gratuitamente il dipinto più importante di Castiglion Fiorentino ad una mostra dal dubbio valore scientifico senza nessuna contropartita economica? Al Mart per entrare a vedere la mostra si pagano 11 euro (Foto 4)

d) Una Amministrazione che dice di puntare sul turismo come può pensare di privarsi dell’opera maggiore del territorio per l’intera stagione turistica? si sostituisce il Bartolomeo con le tante ed economicamente care iniziative-SPOT vuote e dai risultati nulli? O con il dipinto di Emilio Vedova dato in Cambio dal Mart? (Foto 2 e 3) o magari con la panchina-gigante posizionata nel fantasioso quanto improbabile “Belvedere Leonardo”? (Foto 5)

e) Come si può pensare di sollecitare un Ministro o un Ministero per rendere spazzatura il serio lavoro degli uffici della Sovrintendenza?

f) Come può Sgarbi vantarsi di aver fatto pressioni sul Ministero per annullare il parere della Sovrintendenza competente, quello stesso Senatore Sgarbi che è componente della “Commissione Cultura” nell’Attuale Governo?

g) Sgarbi, casualmente di Ferrara come lo stesso Ministro della Cultura Franceschini, e soprattutto lo stesso SGARBI che è PRESIDENTE DEL MART DI ROVERETO può fare il bello e il cattivo tempo? Ma il conflitto di interessi vale solo per alcuni?

Crediamo che se qualcuno dovesse nutrire il dubbio che l’Italia sia un paese senza futuro non debba leggere questa “brutta storia” e tantomeno approfondirla, altrimenti correrà il rischio che i suoi interrogativi si trasformino in certezze".

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