Boris Johnson trionfa, la sinistra che non sa più parlare alla gente continua a prendere batoste

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Se un avvertimento arriva dalle elezioni inglesi, è che la sinistra perde di brutto anche in zone dove non aveva mai ceduto il passo. Lo stesso è accaduto da noi, in questa Toscana che si avvia al voto regionale.

Gli italiani sono esterofili per natura. Lo siamo nel calcio, dove l’erba del vicino è sempre più verde, salvo poi essere tra le nazioni che più hanno vinto. Lo siamo in politica, dove tutto quello che accade oltre i confini diventa, a seconda dei casi, motivo di euforia o depressione. 

Pedro Sánchez ottiene un buon risultato per i socialisti spagnoli? Si trasforma immediatamente nell’esempio da seguire. Sanna Marin, giovane leader socialdemocratica, diventa primo ministro della Finlandia? Suonano le campane a festa. Boris Johnson stravince in Gran Bretagna?  Si aprono le porte dell’inferno.

Per non parlare dei vari Macron, Lula, Alexandria Ocasio-Cortez, presi di volta in volta ad esempio, come se l’Italia fosse il Queens di New York o il Nord est Brasiliano. La verità è che quando non si hanno idee originali, si va in giro per il mondo, sperando di trovare qualche suggerimento.

Meglio sarebbe invece interrogarsi su quello che è successo e succede dalle nostre parti. Perché, se un avvertimento arriva dalle elezioni inglesi, è che la sinistra perde di brutto anche in zone dove non aveva mai ceduto il passo. Lo stesso è accaduto da noi. In questa Toscana che si avvia al voto regionale, abbiamo Arezzo, Siena, Pisa, Pistoia, Grosseto, Massa, oltre a decine di piccoli e medi comuni guidati dalla destra. Nella nostra provincia, se si guarda alla geografia politica, la situazione non è migliore. Forse non è il mondo a essere complicato, forse è la sinistra a non capire quanto ormai la società occidentale sia dominata da un sentimento di incertezza che, in certi casi, sconfina nella paura.

La stessa paura che ha fatto votare il nord – est inglese, roccaforte “rossa” d’industrie ed ex industrie, per i conservatori. La stessa paura che deriva dall’immigrazione: in Inghilterra tra il 2004 e il 2017 la presenza degli immigrati è passata dall'8,9 al 14,4 per cento della popolazione, ovvero oltre 9 milioni sui 65 totali. La paura di chi non ha soldi per curarsi: 12 milioni sono gli  italiani che rinunciano alle visite e alle medicine per motivi economici.  La paura di non avere più nessuno che ti ascolta, la paura di essere abbandonati. Quali risposte ha dato, per esempio, la sinistra di governo  in una situazione come quella aretina che ha subito un forte processo di deindustrializzazione, ha visto la morte del sistema bancario locale, ha subito duri colpi dalla marginalizzazione territoriale? Di fronte a questi scenari la rabbia monta e prende strade imprevedibili.

Queste paure non si combattono con gli esorcismi, bensì dando risposte. Ma le risposte per quanto oneste e sincere non possono essere quelle di Jeremy Corbyn e del suo manifesto elettorale “che sembrava uscito da un film di Ken Loach”. In questo può soccorrerci la storia, la nostra storia, non quella della Francia o della Finlandia.

L’Italia nel novecento ha prodotto due dottrine politiche originali: il fascismo e il socialismo-liberale. Escluso il primo, non rimane che la seconda, ma non basta la buona volontà: ci vuole applicazione, studio, serietà, concretezza, passione, altruismo. Tutte cose che oggi sono più rare di un diamante rosa. In alternativa ci si può continuare a beare con l’emendamento per il “professionismo” femminile nello sport. Cosa senz’altro importante ma non decisiva.

Photo credits: New York Post

Tags: Brexit Gran Bretagna Boris Johnson

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.