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L’arbitro non convince, Manzo furioso: “Se a qualcuno non piace che l’Arezzo stia lassù ce lo venga a dire”
La partita finisce 3-3, ma il dopo gara di Arezzo–Pineto è incandescente. Dopo alcune decisioni arbitrali controverse, duramente contestate anche da Cristian Bucchi, espulso a gara conclusa, a prendere la parola in sala stampa è il presidente dell’Arezzo Guglielmo Manzo, che interviene con toni netti e senza filtri.
Per Manzo, quella contro il Pineto è una gara che l’Arezzo avrebbe meritato di vincere, ma che lascia in eredità polemiche pesanti. Il presidente non usa giri di parole:
«Sono qui per questo. Dobbiamo dire parole mirate su quello che sta succedendo intorno all’Arezzo calcio. Bisogna capire. Se a qualcuno non sta bene che l’Arezzo stia lassù, ce lo vengano a dire. Così ci mettiamo l’animo in pace».
Il numero uno amaranto punta il dito contro alcune direzioni di gara:
«Quello che succede all’interno delle nostre partite è scandaloso. Alcune direzioni arbitrali sono pazzesche. A Livorno non ci hanno dato un rigore e ci hanno annullato un gol con un fuorigioco di mezzo metro. C’è qualcosa che non va. Tutta Italia ha visto e l’arbitro, con il monitor davanti, non ha visto. Ho pensato: lo sbaglio ci può stare. Ma oggi no».
Nel mirino finisce in particolare il secondo rigore concesso al Pineto:
«Oggi è pazzesco il rigore che ci hanno dato contro. Neanche nei campi di periferia. Non possiamo giocare sempre 12 contro 11. Io voglio giocarmela alla pari, non chiedo favoritismi».
Manzo annuncia una presa di posizione forte da parte della società:
«Ci faremo sentire e il popolo aretino deve saperlo. La società interverrà pesantemente. Vogliamo essere trattati come tutti gli altri, non come l’ultima ruota del carro. Ora basta. Che mandino gli arbitri giusti, oppure che cambino mestiere. I miei soldi sono come quelli degli altri: pari, pari».
Alla domanda su cosa abbia detto alla squadra nello spogliatoio, il presidente mostra invece fiducia e orgoglio:
«Ho detto ai ragazzi di stare su con la testa, perché sabato saremo campioni d’inverno. Su questo non ho dubbi. Andremo in Sardegna a giocarcela fino alla morte».
Ma il rammarico resta forte:
«Non posso vedere 24 ragazzi che hanno combattuto come leoni e che sanno di aver giocato 11 contro 12. Non va bene. E non è solo oggi. Siamo stati sereni per tutto il girone di andata, di torti ne abbiamo subiti tanti. Ho sempre detto di stare tranquilli. Ma oggi no».
La richiesta finale è chiara e rivolta a tutto il sistema:
«Vogliamo parità di trattamento. A fine stagione chi è più bravo vinca il campionato. Solo questo».
Parole pesanti, che certificano un clima teso ma anche la volontà della società amaranto di alzare la voce in un momento chiave della stagione.



