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venerdì | 29-08-2025

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Capuano: “Da solo in treno a Roma per il ripescaggio dell’Arezzo. Ora è tutta un’altra musica”

Una serata tra aneddoti, amicizia e passione calcistica nella suggestiva cornice dell’Hotel New Energy-Valdichiana. L’allenatore Ezio Capuano è stato l’indiscusso protagonista dell’appuntamento con “I protagonisti del calcio si raccontano”, evento facente parte del progetto del Festival del Calcio Italiano, ideato dal giornalista e project manager Donato Alfani.

In una serata di fine agosto che ha radunato un pubblico attento e motivato, il celebre tecnico salernitano ha fatto da mattatore con il suo classico piglio e la sua energia vulcanica. Un viaggio attraverso i ricordi e le emozioni che il calcio regala ogni giorno. Condotto dai giornalisti Riccardo Buffetti e Charon Carraturo, in una piacevole serata introdotta dal Presidente del Festival del Calcio Italiano.

“Voglio ringraziare la famiglia Manzo che ci ospita e permette di realizzare il Festival”

ha esordito Donato Alfani.

“Il ringraziamento personale va anche al mister Capuano, conosciamo la sua professionalità e bravura. Oggi nel calcio esistono due chiavi di lettura, una delle quali è strettamente legata ai social. La mediaticità è più importante dell’aspetto tecnico”.

Sin dalle prime battute, Capuano ha messo in mostra la sua personalità, specificando cosa rappresenti per lui il mondo del calcio e dello sport.

“La vittoria ha cento padri, la sconfitta è orfana. Io sono stato sempre me stesso, ma ora arrivo da un anno fermo. Sono otto mesi che sto zitto, aspetterò altri 30 o 40 giorni e poi magari si parlerà di qualche situazione non bella. Per me il calcio significa portare entusiasmo, specialmente ai ragazzi: c’è gente che modula il proprio umore in base ai risultati della propria squadra la domenica. Uscirò dal calcio quando lo deciderò io e non altri. I giocatori rappresentano i sentimenti della gente, che magari non si può permettere di mangiare una pizza perché deve acquistare il biglietto. In quarant’anni il mio nome non è mai finito in una nefandezza. Ho avuto la forza di allenare campioni che mi sono rimasti dentro e penso di aver dato tanto al calcio, nel mio piccolo.”

Un passaggio molto toccante della serata è stato quello riguardante la sua gioventù, soprattutto la sua famiglia, radici del suo essere e il rapporto con suo padre.

“Mi ricordo quando portavo Montella al campo, a 13 anni: lui giocava nell’Empoli e già si vedeva fosse forte. Non baratto mai la mia dignità: Capuano bisogna conoscerlo. Innanzitutto, credo di essere un bravo padre di famiglia e una persona onesta. E quando alleno, lo faccio per ripagare chi mi ha dato fiducia e questo mi impone di essere autorevole e autoritario. Tante volte però, questo nel calcio non viene visto di buon occhio. Se devo dire qualcosa a un calciatore lo faccio senza problemi.

Mio padre era un professore universitario, quindi voleva che i suoi tre figli studiassero. Io ero l’unico che faceva finta, poi buttavo la borsa da calcio dal balcone di nascosto e correvo a giocare. Prendevo la filovia da Salerno a Vietri, a fine allenamento ci davano giusto i soldi per il tragitto: però quelli servivano per acquistare le scarpette. Ora c’è un’apoteosi mediatica, la conoscenza televisiva a cui non mi sono mai sottratto, forse ha sminuito il valore intrinseco del tecnico: questo è il rammarico che mi porto dentro. Nella mente dell’uomo-calciatore entri con più facilità.”

Infine, una dichiarazione d’amore per la città di Arezzo, in cui ha allenato tra il 2014 ed il 2016.

“Arezzo rimarrà sempre nel mio cuore. Una città in cui ho avuto il piacere di allenare. Arrivai in un momento difficile della storia del club: ero da solo, andai a Roma col treno e grazie alla fidejussione del dottor Ferretti, che non smetterò mai di ringraziare, ottenemmo il ripescaggio in Lega Pro. Aprivo il campo alle 7 di mattina e lo chiudevo alle 9 di sera. Dopo il gol del 2-1 in una partita col Monza mi ricoverarono, perché rischiavo la salute. Oggi l’Arezzo ha una grande proprietà, lungimirante, e una squadra fortissima. Vincere è difficile, ma sarà senz’altro protagonista”.