Sanità
Punto nascita della Gruccia, arriva il dossier della Regione alla vigilia del sit-in: “Tempi di percorrenza non sostenibili”
Arriva alla vigilia del sit-in in programma davanti all’Ospedale La Gruccia una nuova presa di posizione della Regione Toscana a difesa del punto nascita in Valdarno. Domani davanti all’ospedale valdarnese si ritroveranno genitori riuniti in comitato, sindaci del Valdarno, i sindacati CGIL e CISL, oltre a cittadini e associazioni, per ribadire il no alla chiusura del servizio. In queste ultime ore hanno preso posizione in merito anche la CISL e la Consigliera Regionale Roberta Casini.
La Regione ha predisposto un dossier infrastrutturale dettagliato sui tempi di percorrenza dal Valdarno alle strutture ospedaliere alternative, in particolare all’Ospedale San Donato. Il documento sarà trasmesso all’ASL Toscana Sud Est, che potrà poi inoltrarlo al Ministero della Salute come ulteriore elemento a sostegno della richiesta di revisione del parere negativo espresso dal Comitato Nazionale Percorso Nascita.
Il dossier si inserisce nel percorso avviato dal presidente della Regione Eugenio Giani, che lo scorso 21 gennaio ha formalmente chiesto al Ministero di rivedere il parere obbligatorio negativo espresso nel 2025, atto che imporrebbe alla Regione di avviare l’iter di chiusura del punto nascita della Gruccia.
Il documento è stato elaborato dall’assessorato regionale alle infrastrutture guidato da Filippo Boni e punta a confutare l’ipotesi di un’adeguata accessibilità alle strutture alternative per le partorienti del Valdarno aretino.
«Siamo tutti impegnati quotidianamente – hanno dichiarato Giani e Boni – al fianco dei sindaci, dei cittadini e delle forze sociali per rafforzare le motivazioni della richiesta di revisione del parere negativo. Solo con il concorso e l’impegno di tutti, mettendo da parte distinzioni territoriali e politiche, possiamo raggiungere questo importante traguardo. Auspichiamo che il Ministero valuti con attenzione le motivazioni e accolga la richiesta».
Dal punto di vista tecnico, il dossier evidenzia come i tempi di percorrenza verso l’ospedale di Arezzo superino mediamente i 45–50 minuti anche in condizioni di traffico regolare, con criticità ancora maggiori in caso di utilizzo del trasporto pubblico. Per raggiungere le strutture dell’area fiorentina, i tempi arrivano fino a un’ora e mezza.
Un aspetto centrale riguarda il metodo di calcolo previsto dalla normativa nazionale, che prende come riferimento le sedi municipali e non i numerosi centri abitati collinari del Valdarno, spesso collegati da viabilità secondarie. In queste aree, sottolineano i tecnici regionali, le percorrenze reali rischiano di raddoppiare.
Il dossier richiama inoltre le criticità legate ai lavori in corso e programmati sull’autostrada A1 tra Valdarno e Arezzo, una tratta frequentemente interessata da congestioni, incidenti e lunghe code, con evidenti rischi per la sicurezza delle partorienti.
Anche il trasporto pubblico locale presenta forti limiti: ai 30–40 minuti di percorrenza ferroviaria dalle stazioni di Montevarchi-Terranuova o San Giovanni Valdarno verso Arezzo si aggiungono i tempi per raggiungere le stazioni e quelli necessari per il collegamento finale con l’ospedale tramite autobus. Situazione analoga per Firenze, con tempi complessivi stimati tra 1 ora e 20 minuti e 1 ora e 30 minuti, destinati ad aumentare in base alla località di partenza.
Il dossier è già stato trasmesso al direttore generale dell’Asl Toscana Sud Est, dottor Torre, e sarà inoltrato al Comitato Nazionale Percorso Nascita nell’ambito del procedimento di revisione avviato dal Ministero.
Alla luce delle evidenze tecniche, la Regione Toscana ribadisce che l’eventuale chiusura del punto nascita della Gruccia comporterebbe gravi criticità per il Valdarno, con tempi di accesso non sostenibili sia con mezzi privati sia con il trasporto pubblico. Per questo viene confermata la richiesta di revisione del parere negativo, con l’obiettivo di tutelare il diritto alla salute, la sicurezza delle partorienti e l’accessibilità dei servizi per le comunità locali.




