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domenica | 18-01-2026

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Sanità

Liste d’attesa, scontro in Toscana: Fratelli d’Italia rilancia il “modello Piemonte”, la Regione replica con i numeri

In Toscana si riaccende il confronto politico sulla riduzione delle liste d’attesa. Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia chiede di adottare in modo strutturale il cosiddetto “modello Piemonte”, fondato sull’estensione delle attività sanitarie nelle fasce serali e nei fine settimana, mentre la Regione ribatte che quel modello è già operativo da tempo sul territorio toscano, con volumi persino superiori.

La proposta di FdI: ospedali aperti fino a mezzanotte

Secondo FdI, la strada per scardinare il problema delle attese passa da un utilizzo più intensivo delle strutture esistenti: ambulatori e diagnostica attivi fino alle 24 e nei weekend, così da aumentare l’offerta senza costruire nuovi presidi. A sostegno della proposta, il gruppo cita l’esperienza piemontese illustrata a Firenze dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che ha rivendicato 250.000 prestazioni extra nel 2025 a fronte di un investimento di circa 40 milioni di euro.

Per la Toscana, il consigliere regionale Diego Petrucci individua le risorse nel rafforzamento del Fondo sanitario nazionale disposto dal Governo: 176 milioni di euro aggiuntivi nel 2026. «Chiediamo che una quota sia destinata alle prestazioni straordinarie del personale – sostiene –. Presenteremo una proposta di legge più dettagliata per rendere strutturale l’abbattimento delle liste».

La risposta della Regione: “È già il modello toscano”

Replica l’assessora al diritto alla salute Monia Monni: «Buona idea – dice – e infatti in Toscana lo facciamo da tempo. Il richiamo al Piemonte vale anche per noi, con volumi del sabato addirittura maggiori, nonostante il Piemonte abbia oltre 600 mila residenti in più».

I dati regionali (monitoraggio nazionale) indicano che da gennaio a novembre 2025 sono state prenotate 239.977 prestazioni serali (18–24), 22.639 il sabato, mentre la domenica è dedicata alle urgenze ambulatoriali. In totale, oltre 262 mila prestazioni in orari estesi, pari a più dell’8% delle 3,2 milioni monitorate. «Una quota significativa – sottolinea Monni – che dimostra come l’estensione degli orari sia già una componente stabile dell’organizzazione».

L’assessora aggiunge però che il nodo non si scioglie solo allungando gli orari: servono programmazione, investimenti, appropriatezza prescrittiva e una revisione dei tetti di spesa del personale, fermi da anni. «Chiediamo al Governo di investire almeno il 7,5% del Pil nella sanità: senza risorse adeguate, il sistema pubblico non regge».

La controreplica di FdI: “Prestazioni a macchia di leopardo”

FdI non arretra. In una nota congiunta, Petrucci ed Enrico Tucci annunciano la richiesta di audizione dell’assessora in Commissione Sanità. Contestano l’interpretazione dei dati: «Si parla di prestazioni tra le 18 e le 24 senza distinguere cosa avviene dopo le 20 e in quali Asl; il sabato mattina è storicamente dedicato ai recuperi; la domenica per le urgenze è il minimo sindacale».

Secondo i consiglieri, nel 2025 le prestazioni aggiuntive sarebbero state garantite in modo disomogeneo e, dalla seconda metà dell’anno, in forte calo per la riduzione dei finanziamenti, con comportamenti diversi tra Aree Vaste. «Se nulla cambia – avvertono – nel 2026 si navigherà a vista. Il nostro obiettivo è esaurire le prestazioni programmate, con un modello organico e non sporadico».

Il punto

Il confronto resta aperto: FdI chiede un salto di scala e regole uniformi sul modello piemontese; la Regione rivendica un sistema già attivo e chiede più risorse e riforme strutturali. Sullo sfondo, l’urgenza condivisa di ridurre i tempi di attesa per visite ed esami, una delle principali criticità percepite dai cittadini.

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