Sanità
Il trasporto sociale della Misericordia di Arezzo
È l’insieme dei servizi della Confraternita contraddistinti dal trasporto di pazienti. Un genere di trasporto protetto e davvero speciale. Non tanto e non solo dal punto di vista tecnico quanto per il fatto che “ogni gesto conta”.
Quando si pensa al trasporto di pazienti la maggior parte della gente ancora si immagina soltanto l’ambulanza che a sirene spiegate “trasporta” un paziente in ospedale. Questo in effetti è quanto fanno le ambulanze d’emergenza, se necessario, in base all’esito dell’intervento che conducono nel target dove sono state inviate dalla Centrale operativa ASL di coordinamento dei soccorsi (ex CO 118).
Ma in realtà sono moltissime di più le altre situazioni in cui si rende necessario movimentare sul territorio i pazienti; e anche se non riguardano momenti di emergenza, necessitano comunque di assistenza alla persona. Si pensi – solo per fare qualche esempio – al trasferimento di pazienti da un centro di cura a un altro; o ai ricoveri programmati da abitazione a ospedale; a coloro che necessitano di spostarsi giornalmente tra casa (o istituti) e ambulatori od ospedale – e ritorno – per trattamenti cronici (dialisi, terapie oncologiche, medicazioni ecc); e a svariate altre situazioni in cui persone invalide, disabili, inferme o malate non possono spostarsi in autonomia, nemmeno con mezzi privati di parenti o accompagnatori.
Si tratta d’una incredibile moltitudine di persone bisognose di assistenza per spostamenti che sarebbero altrimenti del tutto impossibilitate a compiere. E non a caso, nell’insieme, questo genere di operatività costituisce la stragrande maggioranza di tutti i servizi compiuti dalla Confraternita in capo all’anno! In qualsiasi periodo, grandi festività comprese. Sia per conto di istituzioni (Comune) sia per istituti (Agazzi e altri…).
Ma è calandosi all’interno di ciascuno di questi trasporti socio-sanitari che si scopre la loro vera essenza, che è quella di servizi alla persona; e i volontari che li compiono sono artefici di quel “volontariato di relazione” che richiede una particolare disponibilità verso il prossimo, nel sapersi rapportare all’altro, specialmente se bisognoso, sofferente, fragile o semplicemente “diverso”.
Sono servizi in cui conta di più l’empatia sprigionata da un gesto, da una parola, da un atteggiamento. Contraddistinguono una dimensione di vicinanza all’animo delle persone, attraverso il contatto diretto con l’intimità del loro stato di salute compromesso o precario, con la loro vulnerabilità.
Perciò non è un caso che questo ambito determini così spesso lo stabilirsi di rapporti interpersonali molto intensi tra gli operatori – i “volontari” – e i loro assistiti, i trasportati!
Perciò per chi compone questi equipaggi non si tratta mai soltanto di “spingere una carrozzina”, attivare un sollevatore elettrico, estrarre una pedana o mettersi al volante del mezzo attrezzato sanitario che trasporta un simile carico umano, bensì di conoscerne il significato più profondo, quello racchiuso in ogni singolo gesto, che rende questi “trasporti sociali” un campo davvero unico, diverso da tutti gli altri.
I suoi protagonisti, quegli operatori sempre lontani dai riflettori delle cronache, talvolta vengono anche ringraziati sentitamente per le sensibilità umane che trasmettono nei loro gesti – tra le foto una recente targa di onorificenza che un utente ha inteso donare alla Confraternita aretina in riconoscenza per il trattamento ricevuto da un suo congiunto – ma in realtà non lo fanno mai per aspettarsi nulla, nemmeno un “grazie”.
Si potrebbe parafrasare un celebre motto così: “Chi aiuta una persona, aiuta tutto il mondo!” E aiutare fa stare meglio colui che aiuta almeno altrettanto di chi viene aiutato.
In ogni caso da noi si dice: “Che Iddio ve ne renda merito!”.
Quando si pensa al trasporto di pazienti la maggior parte della gente ancora si immagina soltanto l’ambulanza che a sirene spiegate “trasporta” un paziente in ospedale. Questo in effetti è quanto fanno le ambulanze d’emergenza, se necessario, in base all’esito dell’intervento che conducono nel target dove sono state inviate dalla Centrale operativa ASL di coordinamento dei soccorsi (ex CO 118).
Ma in realtà sono moltissime di più le altre situazioni in cui si rende necessario movimentare sul territorio i pazienti; e anche se non riguardano momenti di emergenza, necessitano comunque di assistenza alla persona. Si pensi – solo per fare qualche esempio – al trasferimento di pazienti da un centro di cura a un altro; o ai ricoveri programmati da abitazione a ospedale; a coloro che necessitano di spostarsi giornalmente tra casa (o istituti) e ambulatori od ospedale – e ritorno – per trattamenti cronici (dialisi, terapie oncologiche, medicazioni ecc); e a svariate altre situazioni in cui persone invalide, disabili, inferme o malate non possono spostarsi in autonomia, nemmeno con mezzi privati di parenti o accompagnatori.
Si tratta d’una incredibile moltitudine di persone bisognose di assistenza per spostamenti che sarebbero altrimenti del tutto impossibilitate a compiere. E non a caso, nell’insieme, questo genere di operatività costituisce la stragrande maggioranza di tutti i servizi compiuti dalla Confraternita in capo all’anno! In qualsiasi periodo, grandi festività comprese. Sia per conto di istituzioni (Comune) sia per istituti (Agazzi e altri…).
Ma è calandosi all’interno di ciascuno di questi trasporti socio-sanitari che si scopre la loro vera essenza, che è quella di servizi alla persona; e i volontari che li compiono sono artefici di quel “volontariato di relazione” che richiede una particolare disponibilità verso il prossimo, nel sapersi rapportare all’altro, specialmente se bisognoso, sofferente, fragile o semplicemente “diverso”.
Sono servizi in cui conta di più l’empatia sprigionata da un gesto, da una parola, da un atteggiamento. Contraddistinguono una dimensione di vicinanza all’animo delle persone, attraverso il contatto diretto con l’intimità del loro stato di salute compromesso o precario, con la loro vulnerabilità.
Perciò non è un caso che questo ambito determini così spesso lo stabilirsi di rapporti interpersonali molto intensi tra gli operatori – i “volontari” – e i loro assistiti, i trasportati!
Perciò per chi compone questi equipaggi non si tratta mai soltanto di “spingere una carrozzina”, attivare un sollevatore elettrico, estrarre una pedana o mettersi al volante del mezzo attrezzato sanitario che trasporta un simile carico umano, bensì di conoscerne il significato più profondo, quello racchiuso in ogni singolo gesto, che rende questi “trasporti sociali” un campo davvero unico, diverso da tutti gli altri.
I suoi protagonisti, quegli operatori sempre lontani dai riflettori delle cronache, talvolta vengono anche ringraziati sentitamente per le sensibilità umane che trasmettono nei loro gesti – tra le foto una recente targa di onorificenza che un utente ha inteso donare alla Confraternita aretina in riconoscenza per il trattamento ricevuto da un suo congiunto – ma in realtà non lo fanno mai per aspettarsi nulla, nemmeno un “grazie”.
Si potrebbe parafrasare un celebre motto così: “Chi aiuta una persona, aiuta tutto il mondo!” E aiutare fa stare meglio colui che aiuta almeno altrettanto di chi viene aiutato.
In ogni caso da noi si dice: “Che Iddio ve ne renda merito!”.











