Sanità
Al Forum Risk il punto su Hiv: ‘L’arma chiave resta la prevenzione’
Arezzo – L’Hiv è una patologia cronica e con un’incidenza in crescita. Per dirla come Barbara Suligoi, direttrice del Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità, il “virus non è scomparso”. Anzi, nel 2024 in Italia sono state contate quasi 2.500 nuove diagnosi e “i casi dal 2020 hanno ricominciato ad aumentare”, segnala al Forum Risk Management in Sanità, in corso ad Arezzo, dove ha preso parte alla tavola rotonda ‘Nuove strategie per un futuro senza Hiv’. L’Hiv, spiega, circola soprattutto nella fascia di età 25-40 anni, anche se in percentuale l’aumento maggiore è stato registrato sugli over 50. La sfida, dunque, sta nella prevenzione che resta “la nostra arma chiave” dice Suligoi ponendo l’accento sulla profilassi pre-esposizione (PrEP) e sull’uso del preservativo.
Allo stesso tavolo è Paolo Sciattella, del Centro studi economici e internazionali dell’Università di Tor Vergata di Roma, a tradurre in cifre la partita sulla prevenzione. Nel suo intervento parte dal costo della malattia, il cosiddetto ‘cost of illness’, che per una persona affetta da Hiv ammonta a 6.800 euro l’anno tra costi sanitari diretti e indiretti. Ovvero, quantifica basandosi sul primo studio esposto, “1,1 miliardi se il costo medio è applicato a tutta la popolazione prevalente con Hiv, stimata attorno ai 160.000 soggetti”. Ma è il secondo modello del Ceis a mettere nero su bianco i benefici della prevenzione nel quadro economico e sociale. Lo fa misurando e calcolando l’impatto della profilassi pre-esposizione (PrEP). “Abbiamo considerato una coorte di uomini che fanno sesso con uomini”, quella cioè “con un’incidenza maggiore di Hiv rispetto alla popolazione in generale”.
L’analisi, spiega Sciattella, “ha simulato 1.000 soggetti trattati con profilassi pre-esposizione e 1.000 non sottoposti a questa prevenzione. Abbiamo visto che in 5 anni la profilassi potrebbe comportare una riduzione dell’87% dei casi di infezione da Hiv, che, sui mille soggetti in questione, corrisponderebbe a un risparmio di 2 milioni. Eviteremmo, in pratica, il 66% di costi”. Il modello, poi, spinge l’orizzonte temporale a 20 anni stimando sulla stessa platea “una riduzione dei costi di oltre 26 milioni”. Meno casi e diminuzione di costi: “Pensate che ogni caso evitato di Hiv corrisponde a un saving di 52.000 euro circa solo di risorse sanitarie”.
Che la prevenzione e la PrEP siano uno snodo cruciale lo mette in luce anche Andrea Antinori, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma. Il suo ragionamento prende le mosse dalle novità contenute nel nuovo Piano nazionale sull’Aids in discussione in questi mesi. Un piano che abbraccerà non solo l’Hiv, ma anche epatiti e infezioni sessualmente trasmissibili, e che si concentra sullo “zoccolo duro delle infezioni sommerse” potenziando “l’offerta del test e puntando sulla profilassi pre-espositiva”. E’ questo il presupposto, evidenzia, per la vera novità della strategia di lotta al virus, ovvero un nuovo patto con la sanità territoriale. Per ampliare il raggio di azione della PrEP e dei test, infatti, “è necessario allargarsi, aumentare il numero degli interlocutori, andare sul territorio con nuovi soggetti e stakeholder per garantire strumenti di prevenzione più efficace”. In questo senso, se l’obiettivo è ingrandire la platea della prevenzione (“troppi pochi 16.000 utilizzatori di PrEP in Italia”), per la profilassi orale, che è “più maneggevole e più semplice da erogare e da monitorare”, Antinori immagina “un’alleanza” con i territori.
“Servono diversi interlocutori e flessibilità, andando a intercettare quello che di buono e di nuovo la sanità territoriale ci offre. Penso alle case della salute, inoltre la PrEP può entrare in queste dinamiche anche attraverso i medici di medicina generale o altri specialisti”. In definitiva “se allarghiamo il denominatore e aumentiamo le alleanze, abbiamo un grande progetto su cui impegnarci”, conclude Antinori.
Nei giorni del Forum Risk di Arezzo, anche Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del servizio sanitario nazionale del ministero della Salute, garantisce impegno sulla prevenzione che, per il dicastero, “è il caposaldo fondamentale”. Mennini fa un discorso generale, che va oltre l’Hiv, dove La prevenzione è sicuramente uno degli obiettivi e dei percorsi fondamentali perseguiti, in questi tre anni, dal ministero della Salute”. In questo senso “abbiamo introdotto dei provvedimenti molto importanti a supporto di tutte le politiche per la prevenzione”. E’ per questo che “nella nuova legge di bilancio, per la prima volta negli ultimi 30 anni, abbiamo incrementato il fondo per la prevenzione”. Inoltre, a livello europeo, “stiamo portando avanti una proposta” comunitaria “per far sì che parte della spesa della prevenzione non venga più considerata spesa corrente, ma rientri nel capitolo degli investimenti. Questo genererebbe un grosso vantaggio per le casse dello Stato, ma soprattutto ci permetterebbe di avere risorse aggiuntive per la prevenzione, senza intaccare il famoso rapporto debito-Pil dei singoli Stati”.
Sullo stesso fronte si trovano anche le Regioni. Come la Toscana che punta sulla diffusione della cultura del test sull’Hiv, sul lavoro nelle scuole per informare i ragazzi dei rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili e sulla PrEP, spiega per la Regione Danilo Tacconi.O come la Puglia che, sulla prevenzione, punta sulla comunicazione. “Stiamo investendo molto con i professionisti della comunicazione. E su modalità nuove, soprattutto per raggiungere i nuovi target, i ragazzi. Lo stiamo facendo con un portale della prevenzione che sarà messo a regime all’inizio dell’anno”, ma anche “ingaggiando influencer” e pensando a canali come TikTok, spiega Nehludoff Albano, dirigente del servizio di promozione della salute della Regione Puglia.





