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sabato | 17-01-2026

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Regione Toscana

Toscana, quarta regione italiana per arresti di mafia. Ar24 ha sentito Don Andrea Bigalli, Libera Toscana – Audio

Quattro le province in Toscana che negli ultimi anni hanno mostrato un più elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara.

In particolare, quest’ultima, presenta un aumento in tutti gli indicatori e anche di intimidazione e violenza criminale, mentre Prato si distingue per i reati di riciclaggio. Nonostante questo non è rilevata una “colonizzazione stabile da parte delle mafie”, e le condanne per associazione di stampo mafioso restano limitate.

{audionews src=”wp-content/uploads/media/audio/news/2018/10/1540402953_ad99205b30b5bd62768fa69fb15fde39.mp3″ cover=”” title=”Don Andrea Bigalli, referente Libera Toscana”}

Don Andrea Bigalli, di Libera Toscana: “Purtroppo i dati sulle infiltrazioni continuano a definire una serie di attività che non sono criminali come intendono le persone su una dimensione usuale, ma che ci ricordano che ci sono una serie di interessi economico finanziari, in parte criminali, che purtroppo attengono a quella che è la presenza che si sta definendo in Toscana“.

Tra la gente qual’è la percezione di questo fenomeno? “Come Libera nazionale – spiega Bigalli – abbiamo presentato uno studio di Libera idee, su cui analizziamo tutta una serie di dati raccolti. Emerge un dato veramente preoccupante, cioè che per la aggior parte degli italiani il problema delle mafie è ancora a sud e non rappresenta più quel livello di pericolosità che si poteva verificare qualche anno fa. Sommate questi due dati e ne uscirà una prospettiva di un fenomeno purtroppo destinato a diffondersi, perchè tante persone avranno comportamenti criminali solo mettendosi in contatto con persone che qui teoricamente non esistono e poi finiscono in galera“.

L’assessore regionale alla presidenza della Regione Toscana, Vittorio Bugli, illustrando in Consiglio regionale il ‘Secondo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana’, realizzato dalla Regione e dalla Scuola Normale di Pisa, ha dichiarato: “Sono 78 i clan che hanno avuto o hanno proiezione criminale nella regione  – ha spiegato Bugli – soprattutto legate al mercato degli stupefacenti, che è il più significativo”.

Secondo il rapporto, in Toscana i “clan puntano sul controllo del mercato più che sul controllo del territorio”, con modelli organizzativi diversi, in cui “i legami criminali perdono parte della rudezza del rapporto criminale classico”. L’attività preferita in Toscana è il riciclaggio e l’occultamento dei capitali.

I dati parlano di un aumento del “+35% dei beni confiscati: di questi l’86% sono immobili e il 14% aziende di settori come immobiliare, turismo, ristorazione e commercio, mentre – conclude – risultano in calo le confische nel settore costruzioni”.