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giovedì | 15-01-2026

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Regione Toscana

Rossi: “Dal 25 aprile stimolo, idee e valori per guardare al futuro”. E chiude con Sandro Pertini Video

https://www.youtube.com/watch?v=qGe2wV91X-Q

In occasione del 75esimo anniversario della Festa della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato un videomessaggio 

Lo farà avendo sistemato alle sue spalle, accanto alle tre bandiere istituzionali, una quarta: quella del CTLN, il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale intorno a cui si raccolsero tutti i democratici e gli antifascisti e che reca al centro, in oro, il Pegaso alato che aveva scelto a suo emblema e che nel 1970 la Regione Toscana volle assumere nel proprio Gonfalone.

“E’ una grande festa – questo l’esordio di Rossi – perchè è l’inizio di una fase nuova per il nostro Paese. E’ la fase delle libertà, delle conquiste sociali, di avanzamento e allargamento della democrazia, quella che ci ha portati fino ad oggi”.

Dopo aver sottolineato come non si può confondere coloro che combattevano dalla parte sbagliata, per la dittatura, sostenendo chi in Toscana ha compiuto tante, troppe stragi, e chi combatteva invece per la liberazione del Paese e per la libertà, il presidente sintetizza la sua analisi.

“Da questa festa – queste le sue parole – possiamo trarre lo stimolo, le idee e i valori con i quali guardare al futuro, sicuri che ce la faremo”.

Il video di Enrico Rossi si conclude con l’audio dell’appello che Sandro Pertini rivolse agli italiani, invitandoli allo sciopero generale contro l’occupazione tedesca e la guerra fascista e per la salvezza di tutti.

Care cittadine e cari cittadini,

oggi si festeggia il 25 aprile, la festa della Liberazione dell’Italia e della Toscana dalla
dittatura del fascismo e dall’invasione dell’esercito dei nazisti tedesco. È una grande festa,
perché è l’inizio di una fase nuova nel nostro Paese. La fase delle libertà, delle conquiste
sociali, di tanti problemi e conflitti, ma anche una fase di avanzamento e di allargamento
della democrazia che ci ha portato fino ad oggi. Quella che vedete alle mie spalle è la
bandiera del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, attorno a cui si raccolsero tutti
i democratici e gli antifascisti della Toscana.

Quello che celebriamo oggi è un 25 aprile ancora una volta contestato da alcune forze. C’è
chi vorrebbe proporre un generico ricordo di tutti i morti: ci sono altre date per ricordare
tutti i morti. Noi abbiamo rispetto per i caduti dell’una e dell’altra parte. Non ci
nascondiamo che furono commessi errori, ma non si può venire meno a un punto
fondamentale: da una parte c’era chi combatteva dalla parte sbagliata, quella della
dittatura, quella del terrore, e dall’altra c’era chi combatteva, come i partigiani, per la
Liberazione del Paese, insieme all’esercito di liberazione angloamericano.

Era uno spartiacque fondamentale: repubblichini e fascisti con i nazisti di Hitler a
compiere le stragi anche in Toscana. Più di 4.000 sono stati i civili ammazzati in Toscana
dalle stragi compiute dall’esercito tedesco in ritirata, spesso accompagnati da militanti della
Repubblica Sociale di Salò nei luoghi dove le stesse stragi furono compiute a danno, tante
volte, il più delle volte, di innocenti.

Questa distinzione va mantenuta in modo molto netto: i torti da una parte e le ragioni
dell’altra. Se avessero vinto i nazifascisti, l’Europa si sarebbe trasformata in un immenso
campo di concentramento, la libertà non ci sarebbe stata per nessuno. Lo avevamo provato
in Italia: la distruzione delle leghe, la distruzione degli oratori, delle case del popolo, dei
sindacati, delle libertà politiche, l’imprigionamento di tutti gli oppositori. Questo è stato
il fascismo, oltre all’avventura distruttiva della guerra, oltre alla violenza, oltre al rifiuto del
diverso, oltre alla sottomissione delle donne e di chi comunque avesse opinioni,
manifestazioni, interessi che non rientravano nella rigida ideologia di quel regime. Questo
non deve essere dimenticato, perché ricordare bene, nel modo giusto, nel rispetto di tutti
morti e, ovviamente, anche nel rispetto della verità è la condizione per costruirci un futuro
migliore anche nei tempi che stiamo attraversando.

Molti hanno usato in questo periodo la metafora bellica: “E’ come essere in guerra”. Non
è stata la stessa cosa. Io penso che la guerra sia stata un fatto enormemente più spaventoso,
più distruttivo: l’uno contro l’altro armato. Gli stessi italiani, armati gli uni contro gli altri.
Adesso abbiamo un solo nemico: il virus. È vero che si riproducono anche all’interno di
questa tragedia tante disuguaglianze. Il virus, abbiamo detto, colpisce tutti allo stesso
modo, ma in particolare colpisce la parte più debole della popolazione. Può preparare
anche un futuro di ulteriori disuguaglianze nel nostro Paese.

E allora rifarci al 25 aprile e poi alla Costituzione, che dalla lotta e dalla Resistenza è
sgorgata, è stata originata, nell’intesa di tanti orientamenti politici, ideali, anche fra loro
diversi, è un modo per ritrovare la strada giusta, per affrontare le sfide che abbiamo davanti
a noi.

Alle mie spalle il cavallo alato, che rappresenta la Resistenza toscana. È un simbolo di forza
e di energia, di un qualcosa che si libera e va in alto, si sgrava dalla pesantezza, forse dalla
pesantezza degli egoismi. Ha una capacità di visione. Ecco, questa energia, con lo spirito
della Resistenza e dell’antifascismo, noi dobbiamo essere capaci di mettere in campo.
Ritrovare quella forza che ebbero i nostri genitori di guardare al futuro, di sacrificarsi
anche, per costruire a noi un futuro migliore. Un discorso analogo oggi può essere fatto e
sono certo che passa nella testa di tanti cittadini della Toscana. Dalla Festa di Liberazione
possiamo trarre quindi lo stimolo, le idee, i valori con i quali guardare al futuro, sicuri che
ce la faremo.