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mercoledì | 07-01-2026

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Dal lavoro alla tenuta sociale del territorio. Boni e Casini: “La crisi Amom ferita aperta”

La crisi della Amom di Badia al Pino non è soltanto una vertenza industriale, ma una ferita profonda per l’intero territorio aretino. La procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda, che coinvolge circa settanta lavoratrici e lavoratori, apre uno scenario di forte preoccupazione sociale ed economica, incidendo direttamente sulla vita delle persone e delle loro famiglie e mettendo a rischio un presidio occupazionale che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità locale.

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A sottolineare la gravità della situazione sono l’assessore regionale Filippo Boni e la consigliera regionale del Partito Democratico Roberta Casini, che parlano apertamente di una decisione “grave e dolorosa”. Secondo Boni e Casini, “la scelta dell’azienda è maturata senza un confronto pieno, trasparente e responsabile con il territorio e con le rappresentanze del lavoro, rendendo la vicenda ancora più difficile da accettare“.

“Nel corso del tavolo tecnico regionale dello scorso dicembre – ricordano Boni e Casini nella nota congiunta –  erano stati messi a disposizione strumenti e possibilità di supporto per affrontare una fase complessa e individuare soluzioni alternative ai licenziamenti. La decisione di Amom di non avvalersi fino in fondo di queste opportunità ha però ristretto gli spazi di dialogo, allontanando la prospettiva di una gestione condivisa della crisi”.

Le scelte industriali – evidenziano Boni e Casini – non possono essere avulse dal contesto in cui operano. Quando un’azienda perde progressivamente il legame con la comunità che l’ha sostenuta nel tempo, il prezzo non lo paga solo il lavoro, ma l’intero territorio”. Un richiamo netto al ruolo sociale dell’impresa, soprattutto in aree dove l’equilibrio occupazionale è già fragile.

L’assessore e la consigliera regionale ribadiscono l’impegno a restare al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori Amom in tutte le prossime fasi della vertenza, seguendo con attenzione ogni sviluppo e promuovendo ogni iniziativa utile a tutelare l’occupazione e la dignità del lavoro. “Non ci rassegniamo all’idea che settanta persone possano essere lasciate sole di fronte a una scelta così impattante – concludono –. Continueremo a chiedere responsabilità, ascolto e un ritorno al confronto, perché il lavoro non è una variabile indipendente, ma il cuore vivo delle nostre comunità”.

Dalla Svizzera senza amore: auguri e addio ai lavoratori della Amom

Una crisi che, al di là degli esiti industriali, pone una questione più ampia: che modello di sviluppo e di relazioni tra imprese, istituzioni e territorio si vuole costruire per il futuro dell’aretino.