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mercoledì | 11-03-2026

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Politica

Referendum sulla giustizia: ad Arezzo incontro pubblico dei Giovani Democratici sulle ragioni del No

AREZZO – Un momento di confronto pubblico per approfondire i contenuti della riforma della giustizia e discutere le ragioni del “No” in vista del referendum del 22 e 23 marzo. È questo l’obiettivo dell’iniziativa organizzata dai Giovani Democratici della provincia di Arezzo insieme al Partito Democratico comunale di Arezzo.

L’appuntamento è fissato per giovedì 12 marzo alle ore 21 all’Hotel Minerva di Arezzo ed è aperto alla cittadinanza. L’incontro si inserisce nel percorso che i Giovani Democratici stanno portando avanti nelle ultime settimane sul territorio provinciale con una serie di iniziative tra Valdarno, Valdichiana e il capoluogo, con l’intento di informare e aprire un confronto su una riforma che riguarda il funzionamento della giustizia e la tutela dei diritti dei cittadini.

All’incontro interverranno la deputata Simona Bonafè, Chiara Favilli, professoressa ordinaria di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Firenze, Filippo Ruggero, giudice del Tribunale di Arezzo, Bernard Dika, sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Filippo Giomini, vice segretario nazionale dei Giovani Democratici con delega alle riforme e segretario regionale dei GD Toscana, e Alessandro Tracchi, segretario generale della CGIL Arezzo.

A moderare l’incontro sarà Silvia Mariottini, segretaria provinciale dei Giovani Democratici di Arezzo.

«I Giovani Democratici nella nostra provincia stanno dimostrando con i fatti di essere una realtà presente, radicata e attiva – dichiara Mariottini –. In queste settimane abbiamo costruito con attenzione una serie di iniziative diffuse nel territorio con l’obiettivo di parlare con più persone possibile e contribuire a un confronto serio e informato».

Secondo la segretaria provinciale dei GD, la riforma della giustizia «viene raccontata come una svolta capace di migliorare la vita dei cittadini, ma in realtà non affronta i veri problemi del sistema giudiziario: non riduce i tempi dei processi, non migliora l’accesso alla giustizia e non rafforza la tutela dei diritti. Risponde soprattutto a un disegno politico della maggioranza di governo e non alle esigenze reali del Paese».

«A noi – conclude – non interessa una magistratura condizionata dalla politica o dipendente dal governo: ci interessa una giustizia più efficiente, più giusta e più vicina ai cittadini. Ed è proprio perché crediamo nella qualità della giustizia e nella tutela dei diritti che riteniamo questa riforma sbagliata».