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mercoledì | 28-01-2026

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Politica

Punto nascita della Gruccia, Rossi: “Serve unità, non scontro politico. È una responsabilità collettiva”

Il futuro del punto nascita dell’Ospedale Santa Maria alla Gruccia è tornato al centro del dibattito pubblico nelle ultime settimane, suscitando comprensibili timori tra cittadini e famiglie del Valdarno. Un tema delicato che, secondo Cristina Rossi capogruppo in Consiglio comunale a Montevarchi di Impegno Comune, non può e non deve trasformarsi in terreno di scontro politico.

«Lo dico con chiarezza, anche nel mio ruolo di consigliere comunale: oggi non devono esserci schieramenti, ma un impegno comune per difendere un servizio sanitario essenziale», afferma Rossi. «Il punto nascita della Gruccia non è una bandiera di partito, ma un presidio fondamentale per le famiglie del Valdarno, per la sicurezza delle donne e per il diritto a una sanità di prossimità».

Allo stesso tempo, Rossi invita a guardare la situazione con realismo: «È necessario essere onesti: il problema non nasce oggi. Da anni il punto nascita non raggiunge la soglia dei 500 parti annui prevista dalla normativa nazionale. Si è andati avanti grazie a deroghe e proroghe, senza però costruire un percorso strutturale realmente efficace».

I numeri più recenti aiutano a inquadrare il quadro complessivo. «Nel 2025 nel Valdarno sono nati 836 bambini, ma solo 453 alla Gruccia», sottolinea la consigliera. «Questo significa che oltre la metà delle famiglie sceglie di partorire altrove. Non siamo di fronte a una mancanza di nascite nel territorio, ma a un problema di attrattività del punto nascita».

Secondo Rossi, il tema centrale è proprio questo: «Il punto nascita deve essere messo nelle condizioni di essere conosciuto, valorizzato e capace di intercettare una quota maggiore di famiglie. Senza fare processi alle intenzioni, va riconosciuto che tutti i livelli istituzionali coinvolti – Comuni, Conferenza dei Sindaci, Regione, Azienda sanitaria e Ministero – hanno avuto tempo per intervenire in modo più incisivo».

Un tempo che, a suo giudizio, non è stato accompagnato da scelte adeguate: «Sono mancati investimenti sufficienti sui servizi per la donna, sul percorso pre e post parto e su una programmazione chiara e condivisa».

Ora, conclude Rossi Cristina, è il momento di cambiare passo: «Non serve cercare colpe, ma cambiare metodo. Non possiamo continuare a vivere nell’incertezza, affidandoci ogni anno a proroghe dell’ultimo minuto che non danno garanzie né agli operatori sanitari né alle famiglie».

L’appello finale è rivolto a tutte le istituzioni e agli amministratori, senza distinzione di appartenenza politica: «Lavoriamo insieme, senza divisioni, per costruire una soluzione concreta e duratura che consenta al punto nascita della Gruccia di continuare a essere un servizio sicuro e di qualità per il nostro territorio. La difesa del punto nascita non è una battaglia politica: è una responsabilità collettiva».