Politica
Pronto soccorso del San Donato, carenza di medici e accessi impropri. Veneri: “Numeri preoccupanti, le soluzioni della Asl non convincono”
AREZZO – Tredici medici in meno al Pronto soccorso dell’ospedale San Donato e sedici in meno nell’intero sistema dell’emergenza-urgenza dell’area aretina, con nessun nuovo inserimento in organico nel corso del 2025. È il quadro che emerge dalla risposta della Asl Toscana Sud-Est a un’interrogazione presentata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gabriele Veneri, dopo i disagi registrati al pronto soccorso dell’ospedale di Arezzo tra la fine di novembre e l’inizio di gennaio.
Secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, la difficoltà nel reclutamento di nuovi medici sarebbe legata anche alla scarsa attrattività della struttura, dovuta alle condizioni di lavoro particolarmente complesse. Intanto la Asl starebbe valutando alcune soluzioni per alleggerire la pressione sul pronto soccorso, tra cui il coinvolgimento del volontariato nella gestione dei codici minori, oltre al ruolo delle future case di comunità per ridurre gli accessi impropri, che risultano attestati intorno al 49%.
Alla luce dei dati emersi interviene il consigliere regionale Gabriele Veneri.
«Davanti al quadro che emerge dalla risposta della Asl non si può che rimanere preoccupati e perplessi – afferma Veneri –. Preoccupati perché il direttore generale Torre, nell’evidenziare la carenza di medici al pronto soccorso del San Donato e nell’intero sistema emergenza-urgenza aretino e i forti disagi per i pazienti e il personale stesso, ammette candidamente che la situazione sta minando l’attrattività della struttura inficiando le opportunità di reclutamento da parte dell’Azienda. Di fatto si crea un circolo vizioso: mancano i medici, i professionisti sanitari sono costretti a lavorare in condizioni talmente difficili che i potenziali nuovi medici optano per altre strutture».
Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, la situazione richiederebbe interventi strutturali per rendere più attrattivo il presidio sanitario aretino e ridurre il numero di accessi impropri.
«Una situazione critica che richiede risposte strutturali e ragionevoli, in grado di incentivare l’arrivo di medici ad Arezzo e far calare il numero di accessi impropri – sottolinea Veneri –. Invece leggiamo che la Asl da un lato confida nelle case di comunità, senza che sia chiaro con quale personale sanitario saranno operative, e dall’altra sta pensando a una soluzione ponte che prevede l’affidamento agli organismi di volontariato della gestione dei codici meno gravi».
Il consigliere regionale evidenzia inoltre il ruolo già fondamentale svolto dal volontariato nel sistema di emergenza.
«Il volontariato – ricorda – con dedizione, professionalità e generosità svolge un servizio prezioso, ma resta appunto volontariato. Coinvolgerlo strutturalmente all’interno del pronto soccorso rischia di essere una resa del sistema pubblico e, peraltro, di indebolire la presenza dei volontari sul territorio».
Per Veneri le misure prospettate non sarebbero sufficienti a risolvere le criticità che ciclicamente emergono al San Donato.
«Temo che queste risposte non risolveranno i problemi che periodicamente si manifestano al pronto soccorso di Arezzo, con conseguenze che ricadono sia sul personale sanitario – a cui va il ringraziamento per professionalità, abnegazione e spirito di sacrificio – sia sull’utenza», conclude.






