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mercoledì | 18-02-2026

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Politica

“La religione islamica sorvegliato speciale”: Lucacci difende la linea del Comune

AREZZO – Continua a far discutere l’iniziativa del Comune di Arezzo relativa alla richiesta di chiarimenti inviata al centro culturale di tradizione islamica con sede nel quartiere di San Donato. Dopo la presa di posizione critica del presidente di A.C.B. Social Inclusion, Tito Anisuzzaman, arriva ora una replica durissima dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Francesco Lucacci, che difende l’operato dell’amministrazione e contesta nel merito le affermazioni dell’associazione.

L’iniziativa del Comune

La vicenda prende avvio dagli incontri avvenuti nei giorni scorsi tra alcuni residenti della zona di San Donato e l’amministrazione comunale. A seguito di queste segnalazioni, il vicesindaco Lucia Tanti ha inviato una richiesta formale di chiarimenti al responsabile del centro culturale islamico.

L’obiettivo dichiarato dal Comune è quello di conoscere nel dettaglio le attività svolte all’interno della struttura, in particolare quelle culturali rivolte ai più giovani, la partecipazione di bambini e bambine, i contenuti educativi proposti e il rispetto di principi ritenuti fondamentali: uguaglianza tra uomo e donna, osservanza delle leggi dello Stato – incluso il divieto di coprirsi completamente il volto nei luoghi pubblici – conoscenza delle tradizioni cittadine e percorso di integrazione nel contesto locale.

L’amministrazione ha inoltre espresso disponibilità a promuovere iniziative di alfabetizzazione civica e di conoscenza dell’identità aretina, ribadendo che «siamo in Italia e le regole del nostro ordinamento valgono per tutti».

La posizione di Tito Anisuzzaman

Alla richiesta del Comune ha risposto Tito Anisuzzaman, presidente dell’associazione A.C.B. Social Inclusion, invitando a una «riflessione pacata ma rigorosa».

Secondo Anisuzzaman, «se l’obiettivo dichiarato è la trasparenza, il metodo scelto rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare il sospetto, anziché il dialogo». A suo giudizio, chiedere chiarimenti specifici a una singola realtà associativa «in assenza di illeciti» rischia di trasformarla in un «sorvegliato speciale», creando «un precedente pericoloso» e mettendo in discussione il principio di uguaglianza.

Il presidente di A.C.B. Social Inclusion ha inoltre definito «ridondante e stigmatizzante» il richiamo al divieto di coprirsi il volto, trattandosi di una legge già vigente, e ha espresso perplessità su una concezione di integrazione ridotta a un percorso di verifica preventiva. «La vera fiducia – ha affermato – nasce dalla conoscenza diretta e dalla condivisione, non dal controllo».

La replica di Francesco Lucacci

Di segno opposto la replica del consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che attacca frontalmente Anisuzzaman e difende la legittimità dell’azione amministrativa.

«Il comunicato del presidente dell’associazione A.C.B. Social Inclusion – afferma Lucacci – denota l’arroganza che comincia a manifestare la comunità islamica anche ad Arezzo». Secondo il consigliere, «l’amministrazione comunale ha pieno diritto di chiedere ogni chiarimento a chi, in modo non trasparente, esercita un culto e pratica una religione che discrimina la donna e viola il principio di parità formale e sostanziale tra uomo e donna previsto dalla Costituzione».

Lucacci richiama esplicitamente i principi costituzionali: «Si ricorda che il principio di uguaglianza formale e sostanziale tra uomo e donna, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, è precedente a quello della libertà religiosa di cui agli articoli 8 e 19. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti solo se non contrastano con l’ordinamento giuridico italiano».

Da qui una posizione netta: «La religione islamica deve essere un sorvegliato speciale, perché in Italia e anche ad Arezzo troppo spesso si vedono donne completamente velate e ci sono stati casi di giovani donne uccise per non essersi sottomesse alle norme della Sharia». Il consigliere cita anche esempi internazionali: «In Iran le donne muoiono per il diritto di non portare neppure il velo sulla testa: non possiamo consentire che il velo, tanto più quello integrale, venga imposto in Italia e ad Arezzo».

Lucacci ricorda infine che Fratelli d’Italia ha depositato una proposta di legge per vietare il velo integrale (burqa e niqab) nei luoghi pubblici aperti al pubblico e conclude con toni durissimi: «Chi pensa di esercitare la religione islamica secondo le norme della Sharia può anche andarsene. La comunità islamica deve dare prova di non violare i diritti delle donne: è ora di fare chiarezza e pretendere trasparenza».

Un confronto destinato a proseguire

La vicenda evidenzia un confronto sempre più acceso sul tema dell’integrazione, dei diritti e del ruolo delle istituzioni locali. Da un lato l’amministrazione comunale rivendica il diritto-dovere di vigilare sul rispetto delle regole; dall’altro associazioni e mondo del sociale chiedono dialogo e pari dignità. Sullo sfondo, uno scontro politico che appare destinato a proseguire anche nelle prossime settimane.