Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

giovedì | 19-02-2026

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Politica

“Così nessuna integrazione”: Anisuzzaman contro il metodo del Comune sul centro islamico

AREZZO – È una replica articolata e dai toni critici quella di Tito Anisuzzaman, presidente dell’associazione A.C.B. Social Inclusion, all’iniziativa avviata dal Comune di Arezzo dopo gli incontri dei giorni scorsi con alcuni residenti del quartiere di San Donato.

Nei giorni scorsi il vicesindaco Lucia Tanti ha infatti inviato una richiesta formale di chiarimenti al responsabile del centro culturale di tradizione islamica presente nella zona, con l’obiettivo – come spiegato dalla stessa amministrazione – di approfondire le attività svolte all’interno della struttura, in particolare quelle culturali rivolte ai più giovani.

La posizione del Comune

«La richiesta – ha chiarito il vicesindaco – nasce con l’obiettivo di conoscere nel dettaglio le attività svolte all’interno del Centro, oltre ai momenti di preghiera, soprattutto quelle di carattere culturale rivolte ai più giovani, la partecipazione aperta a bambini e bambine e i contenuti educativi proposti».

Secondo Tanti, l’intento è anche quello di «rassicurare la comunità rispetto ai messaggi culturali trasmessi», con particolare attenzione «al principio di uguaglianza tra uomo e donna, al rispetto delle leggi dello Stato – compresa quella che vieta di coprirsi completamente il volto nei luoghi pubblici – alla conoscenza delle tradizioni cittadine e nazionali e al percorso di integrazione nel contesto locale».

Il Comune si è detto inoltre disponibile a «condividere e promuovere iniziative di alfabetizzazione civica e di conoscenza dell’identità aretina», ribadendo che «siamo in Italia e le regole del nostro ordinamento valgono per tutti».

La replica di Anisuzzaman

Una lettura che Tito Anisuzzaman invita però a riconsiderare. «La vicenda merita una riflessione pacata ma rigorosa – afferma – perché se l’obiettivo dichiarato è la trasparenza, il metodo scelto rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare il sospetto, anziché il dialogo».

Secondo il presidente di A.C.B. Social Inclusion, «richiedere a una singola realtà associativa, in assenza di illeciti, dettagli specifici sui contenuti educativi proposti e sulla partecipazione femminile, insinua il dubbio di trovarsi di fronte a un sorvegliato speciale». Un’impostazione che, a suo giudizio, «crea un precedente pericoloso e mina il principio di uguaglianza», in uno Stato di diritto in cui «la libertà di associazione e di culto è garantita a tutti».

“Un atto ridondante e stigmatizzante”

Anisuzzaman esprime perplessità anche su alcuni passaggi della richiesta comunale. «Lascia perplessi il riferimento al divieto di coprirsi il volto, una legge già vigente sul territorio nazionale: citarla in un atto amministrativo appare tanto ridondante quanto stigmatizzante», osserva.

Dubbi anche sull’idea di integrazione sottesa all’iniziativa: «Fa sorgere interrogativi legittimi l’assunto che l’integrazione si riduca a un esame di educazione civica o alla conoscenza delle tradizioni aretine. L’identità di una città si rafforza nella condivisione reciproca, non nelle verifiche preventive».

“La fiducia nasce dall’incontro, non dal controllo”

Per il presidente dell’associazione, la strada da seguire dovrebbe essere un’altra: «La vera fiducia non nasce dalla propaganda, ma dalla conoscenza diretta tra cittadini che vivono lo stesso territorio. Invece di chiedere giustificazioni preventive, le istituzioni dovrebbero favorire reali spazi di incontro».

«Se si vuole una vera coesione sociale a San Donato – conclude – è necessario costruirla trattando ogni realtà con pari dignità e partendo dal presupposto che le regole valgono per tutti, così come le libertà». Un passaggio finale che si apre anche a una lettura politica del contesto: «Siamo alle porte della stagione della “caccia al voto”. Conviene a tutti andare d’accordo».