Politica
Beppe Angiolini: «Sfida nata da un momento difficile. E’ l’ora della restituzione, per amore di Arezzo»
Arezzo – Un tono colloquiale, diretto e per nulla rituale ha accompagnato la presentazione della candidatura a sindaco di Beppe Angiolini, imprenditore aretino che ha scelto di mettersi in gioco con un progetto dichiaratamente civico e fuori dagli schemi tradizionali. Nel salotto buono di Arezzo, sotto il loggiato vasariano di Piazza Grande, al suo fianco, nel momento dell’annuncio, il prof. Pasquale Giuseppe Macrì e Manuela Pisaniello, che ne hanno condiviso per primi visione e impostazione: una proposta che guarda prima di tutto all’interesse collettivo, alla competenza e a una nuova idea di città.
Al centro del racconto di Angiolini, più che la politica in senso stretto, ci sono l’amore per Arezzo, la bellezza come motore di sviluppo, l’esperienza personale e imprenditoriale e la volontà di costruire – passo dopo passo – un progetto capace di parlare agli aretini prima ancora che agli schieramenti. E come filo conduttore, l’idea di fondo di “sparigliare le carte” della politica aretina.
Angiolini, perché ha deciso di candidarsi a Sindaco di Arezzo?
«Io sono partito da zero. Dal niente. Ho costruito la mia azienda passo dopo passo e ho avuto risultati importanti. A un certo punto mi sono detto: proviamo a ridare indietro qualcosa. Io sono amante del bello, della bellezza. È quello che più mi appartiene. Arezzo ha bisogno di una strada nuova e io sentivo che era il momento di mettermi in gioco.»
Qual è la visione che propone per la città?
«Vorrei che Arezzo diventasse una città internazionale. Bellissima. Non dico Matera: di più. Una città che rappresenti la Toscana nel mondo. Arezzo è già bella, ma c’è tanto da lavorare e da fare cose meravigliose. Abbiamo patrimoni unici: Guido Monaco, Piero della Francesca, Petrarca. Arezzo capitale della cultura europea? Assolutamente si, Arezzo deve diventare un punto di riferimento culturale riconosciuto, il prima possibile.»
La bellezza è quindi la sua priorità?
«Assolutamente sì. La bellezza è la mia priorità. Poi è chiaro: ci sono i giovani, l’università, i collegamenti, l’economia, l’oro. Lucca sta facendo bene, Siena lo stesso, ma Arezzo deve superare tutti. Una città bella è una città che attrae, che viene vissuta, che viene amata anche da chi ci vive. Ero a cena con Achille Lauro, con Mara Venier, certamente ci daranno una mano.»
Chi la sostiene in questo percorso?
«Senza Giuseppe Macrì non mi sarei mosso, è l’artefice di questa cosa. Il nome della lista? Non c’è ancora, avrà a che fare con l’amore»
A spiegare il senso politico dell’operazione è Pasquale Giuseppe Macrì.
«È un progetto civico, totalmente civico, trasversale. Io ho detto subito una cosa: usciamo dagli schemi. La cosa pubblica è di tutti. Non riconosciamo priorità ai partiti e non escludiamo nessuno. Il progetto nasce civico e resterà civico, indipendentemente da chi lo appoggerà.»
Nessun simbolo di partito, quindi?
«No. Nella nostra lista non ci saranno simboli di partiti, se non quello che Beppe Angiolini sta disegnando in maniera eccellente, rimarrà come un’opera d’arte. Noi vogliamo arrivare, vogliamo costruire. I simboli interessano ai partiti. A noi interessa il progetto.»
Macrì, che differenza c’è rispetto alla politica tradizionale?
«Noi non vogliamo “arrivare”. Vogliamo costruire. Non uno spirito di arrivo, ma uno spirito di costruzione. Il nostro obiettivo è realizzare progetti che rendano Arezzo più sicura, più vivibile, più bella, più frequentata e più conosciuta.»
Angiolini, come sceglierà la sua squadra?
«Con un criterio semplice e rivoluzionario allo stesso tempo: la competenza. Ogni assessore deve sapere fare quello che gli viene affidato. Se uno si occupa di sanità, deve capire di sanità. Basta incarichi dati per equilibri politici. Le deleghe vanno date a chi è capace.»
Manuela Pisaniello:
«Siamo qui per sostenere la scelta di Beppe, condividiamo il suo progetto che una visione importante e coinvolgerà gli aretini e le donne aretini. Porterà ad Arezzo innovazione culturale e amministrativo. E’ un manager, si circonderà di una squadra importante. Mi ha chiamato e lo ringrazio, si è messo in campo, metterà a disposizione la sua esperienza per la città. Questa città ha un potenziale enorme e può raggiungere contesti importanti.»
Angiolini, le tessere di partito conteranno qualcosa?
«No. Non chiederemo a nessuno se ha una tessera o di che colore è. Qui si sparigliano le carte. Sparigliare non vuol dire essere di destra o di sinistra, ma essere liberi di scegliere le migliori teste per il progetto.»
Macrì, quali sono i problemi più urgenti?
«Ci sono problemi economici e strutturali, certo. Le buche sono importanti, ma non sono il primo problema. Le questioni sociali e la sanità sono più importanti. Perché far aspettare nella sanità o nella giustizia significa negare diritti. Serve una sanità accessibile a tutti e con tempi giusti.»
Angiolini, i giovani?
«I giovani sono fondamentali. Bisogna dare loro la possibilità di costruirsi un futuro qui, come ho fatto io partendo da zero. Non è facile, non esistono magie, ma con le persone giuste e le competenze giuste si possono fare cose belle.»
Che rapporto avrà con la stampa?
«Per me è una priorità. Quando ero presidente della Camera della Moda a Milano, il mio punto di forza era la comunicazione. Voglio raccontarvi passo dopo passo quello che facciamo. Il rapporto con la stampa è una base fondamentale.»
Questa candidatura ha anche un valore personale?
«Sì. Vengo da un momento molto difficile della mia vita, molto pesante, ne sono quasi uscito. È stata una fase di sofferenza, ma anche di rinascita. Forse è anche per questo che mi sono buttato. Ho detto: lasciamo un segno. Se poi non va, pazienza. Ma almeno ci abbiamo provato.»
Macrì, destra o sinistra?
«Non lo so e non mi interessa. A me vanno bene le persone. Eccellenze di destra, di sinistra, di qua e di là. Noi siamo partiti velocemente perché la velocità è anche segno di imprenditorialità. Le idee sono chiare, i punti sono chiari e non seguono gli schemi consueti. Questo un po’ ci preoccupa, ma ci convince ancora di più ad andare avanti.»
È solo l’inizio?
«Sì. È solo l’inizio.»

























