Politica
Arezzo: laboratorio politico o pozione esplosiva?
La politica rischia di somigliare sempre di più all’alchimia. Formule su formule, aggiunta di ingredienti, nella speranza di trasformare il piombo in oro.
Ma, come nel celebre quadro Il laboratorio dell’alchimista, non sempre la pozione riesce: qualche volta la formula giusta capita per caso, ma il più delle volte si crea confusione. Peggio ancora quando si mischiano troppi elementi: il rischio è l’esplosione.
A me pare che ad Arezzo siamo su quella strada. Lo dico da semplice campagnolo che legge i giornali, scrolla i social e, proprio per questo, si mette dalla parte della gente che guarda queste cose come se fosse il Grande Fratello.
Ogni giorno spuntano candidati come funghi, liste che appaiono e scompaiono, tavoli infiniti. Ogni volta pensi che sia definitivo e invece si ricomincia.
I casi sono due: o Arezzo è un laboratorio così complesso da richiedere l’architetto Imhotep, quello che costruì le piramidi, oppure le ambizioni personali sono così forti da passare sopra a logica, numeri e aspettative delle persone.
Io non lo so. Però, ogni tanto, mi ricordo di aver studiato filosofia e allora ripenso al rasoio di Occam. Quel frate medievale diceva:
“Gli enti non devono essere moltiplicati oltre la necessità.”
In pratica, tra tante spiegazioni possibili, quella più semplice è di solito la migliore, evitando complicazioni inutili.
Troppo facile? Forse. Ma a volte, la semplicità vale più di mille formule alchemiche.




