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sabato | 17-01-2026

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Lavoro

Amom, la protesta dei lavoratori arriva a Firenze

FIRENZE – “Il lavoro è un diritto, non un privilegio a scadenza”, “70 famiglie sulla coscienza”, “Licenziati dalla dignità non solo dal lavoro”. Con questi striscioni le lavoratrici e i lavoratori della Amom stanno manifestando da questa mattina in piazza Duomo a Firenze, davanti alla sede della Presidenza della Regione Toscana, in concomitanza con la riunione del tavolo di crisi convocato per tentare di risolvere la vertenza. Al loro fianco anche il Sindaco di Civitella in Val di Chiana, Andrea Tavarnesi, che fina da subito ha preso una posizione dura nei confronti della decisione dell’azienda.

Un pullman partito dalla Val di Chiana ha portato i dipendenti davanti a Palazzo Strozzi Sacrati per quello che viene definito “il vertice della speranza” sul futuro dello stabilimento di Badia al Pino (Arezzo). Al centro della richiesta dei lavoratori c’è una domanda chiara: sapere se esistono soggetti interessati all’acquisizione dell’azienda e alla salvaguardia dell’occupazione.

L’Amom, storica realtà specializzata in bigiotteria, fa capo alla multinazionale svizzera Oerlikon. Il 30 dicembre scorso, nel penultimo giorno dell’anno, l’azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento e i conseguenti licenziamenti collettivi durante una videoconferenza convocata via email, una modalità definita da sindacati e istituzioni “irricevibile”.

Il fronte politico e istituzionale

Sul caso è intervenuto anche Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista in Consiglio regionale, che ha salutato con favore l’approvazione all’unanimità della mozione su Amom.
«È un segnale politico forte – ha dichiarato – perché questa vertenza non riguarda solo 70 posti di lavoro, ma un intero territorio come la Val di Chiana. Non sono accettabili decisioni unilaterali, prive di confronto e di responsabilità sociale».

Casini ha anche incontrato personalmente i lavoratori nel presidio prima dell’inizio della seduta consiliare, ribadendo la vicinanza delle istituzioni regionali. La Regione, ha ricordato, sta operando attraverso il tavolo di crisi e l’attivazione di tutti gli strumenti disponibili, in un contesto che vede attualmente 23 tavoli di crisi aperti e oltre 5mila lavoratori coinvolti in Toscana.

La posizione del sindacato

Antonio Fascetto, segretario generale della Fiom Cgil Arezzo, ha ribadito con fermezza la linea del sindacato:
«Chiediamo una cosa semplice: il ritiro immediato della procedura di licenziamento, aperta in maniera unilaterale e con modalità ignobili. Senza questo atto preliminare non siamo disponibili a discutere altre proposte».

Fascetto ha inoltre ricordato che i lavoratori sono in regime di solidarietà da maggio scorso e che, fino all’annuncio del 30 dicembre, l’azienda non aveva mai parlato di chiusura del sito. Proprio per questo è già stata depositata un’impugnazione presso il Tribunale di Arezzo per condotta antisindacale. «Solo dopo il ritiro dei licenziamenti – ha aggiunto – potremo aprire un confronto vero con un’azienda che finora non ha dimostrato affidabilità».

Durissima la posizione della Fiom Cgil Toscana, che sintetizza il comportamento della multinazionale con tre parole: “chiudere, licenziare, scappare”. Secondo il sindacato, la crisi del settore moda non può diventare un alibi per cancellare lavoro e futuro, ricordando che non si tratta di un caso isolato: poco più di un anno fa la stessa multinazionale aveva chiuso anche FCM a Campi Bisenzio.

La richiesta resta una sola e netta: ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo. «Il lavoro – conclude la Fiom – non è una variabile da cancellare».

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