Lavoro
Amom, azienda irremovibile sui licenziamenti: gelo sulla trattativa, giorni contati per il salvataggio
Civitella In Val di Chiana – Si è svolto questa mattina un incontro tra azienda e sindacati RSU sulla vertenza Amom. Al tavolo, in collegamento da remoto, anche i vertici della multinazionale svizzera Riri, controllata dalla holding Oerlikon S.p.A. Secondo quanto emerso, la risposta dell’azienda elvetica alla richiesta sindacale di ritirare la procedura di licenziamento collettivo è stata negativa e categorica.
L’esito dell’incontro ha generato ulteriore amarezza tra i dipendenti, riuniti successivamente in assemblea per ricevere l’aggiornamento ufficiale. La prospettiva delineata dalla dirigenza è netta: trascorsi i 75 giorni della messa in liquidazione, l’azienda chiuderà fisicamente i battenti e procederà alla smobilitazione.
Le speranze di un ripensamento restano flebili e sono legate esclusivamente all’eventualità che un altro soggetto industriale possa manifestare interesse per rilevare il sito produttivo. La fabbrica di Badia al Pino, nel comune di Civitella in Val di Chiana, è specializzata nella produzione di accessori e minuterie metalliche di alta gamma per la moda.
Resta confermato l’incontro in Regione del 14 gennaio, al quale parteciperà anche Confindustria Toscana Sud. Parallelamente, le organizzazioni sindacali hanno chiesto l’attivazione di un tavolo in Prefettura ad Arezzo, individuando nella sede istituzionale un ulteriore livello di confronto per tentare di salvaguardare occupazione e futuro produttivo del territorio.
La vertenza Amom, a oggi, rimane dunque congelata: da un lato la rigidità dell’azienda, dall’altro la determinazione dei lavoratori e dei sindacati a percorrere ogni strada possibile prima della chiusura definitiva.
La crisi della Amom affonda le radici nelle ultime settimane del 2025, quando lo stop all’attività produttiva è stato imposto a partire dal 1 gennaio 2026. Una decisione traumatica, comunicata ai lavoratori in videochiamata, che ha aperto formalmente la procedura di licenziamento collettivo. A dicembre l’azienda aveva già annunciato 70 esuberi, segnando di fatto l’avvio di un percorso che oggi appare sempre più vicino alla chiusura definitiva dello stabilimento.
Amom: il “muro” della multinazionale contro i lavoratori e le istituzioni
Si apre così il comunicato emesso in serata dal sindacato: “Ancora un nulla di fatto nell’incontro di oggi da remoto. Il 14 gennaio nuova riunione in Regione”
Vertenza Amom. Mezz’ora di colloquio e “nemici” come prima. L’incontro da remoto tra Fiom Cgil da una parte e Confindustria con il rappresentante della multinazionale svizzera Oerlikon-Riri dall’altra, si è risolto con un nulla di fatto.
“Noi abbiamo chiesto il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e loro ci hanno risposto di no. Abbiamo chiesto l’attivazione di ammortizzatori sociali che non fossero per cessazione di attività e ci hanno detto ancora di no. Un muro”. I dirigenti Fiom Antonio Fascetto e Gianni Rialti non nascondono la rabbia per il comportamento dell’azienda.
“Vogliono chiudere e mandare tutti a casa. Punto e basta. Noi non ci stiamo e, soprattutto, non ci stanno i 70 lavoratori della Amom. Non si possono avere questi atteggiamenti di totale chiusura che compromette il futuro di decine di famiglie”.
Oggi pomeriggio assemblea in fabbrica e conferma delle prossime mosse sindacali.
“Il confronto, sperando che si apra davvero, proseguirà solo a livello istituzionale. Abbiamo bisogno di garanzie nel corso della trattativa e, a questo proposito, ringraziamo tutti i rappresentanti istituzionali che in questi giorni sono intervenuti. Il prossimo appuntamento è per il 14 gennaio in Regione. Noi continueremo a chiedere il ritiro dei licenziamenti e ci dichiareremo disponibili a un accordo che preveda nuovi ammortizzatori sociali, con l’eccezione della cassa integrazione per cessazione di attività. Per noi la partita non è chiusa e pensiamo che nemmeno le istituzioni locali possano accettare che una multinazionale si muova su questo territorio violando ogni logica di sostenibilità sociale e nella totale disattenzione dei diritti dei lavoratori. Questo è un tema che va oltre lo specifico caso della Amom e che si ripete con multinazionali che puntano soltanto a realizzare i massimi profitti senza tenere conto dei diritti delle comunità locali. Quando hanno realizzato i loro obiettivi, chiudono e lasciano, quale eredità, emergenze occupazionali e sociali. Anche per questo ci auguriamo che la qualità delle produzioni Amom e la professionalità dei suoi addetti possa indurre brand italiani a valutare l’ipotesi di scongiurare la chiusura della fabbrica. La “sostenibilità sociale” non è un capitolo da sito aziendale ma un modo concreto di lavorare. Chiediamo infine alla precedente proprietà, quella che ha ceduto la Amom alla Oerlikon-Riri un’assunzione di responsabilità e quindi un contributo alla risoluzione della gravissima situazione che si è oggi creata”.


















