Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

giovedì | 05-02-2026

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Eventi e Cultura

“Vita, amore, morte e rivoluzione”, una prova aperta al pubblico di Paola Di Mitri

Lo spettacolo ripercorre il ritorno di Paola a Taranto, città paterna e d’infanzia, che porta alla luce una ferita personale che cerca di trovare risposta nel racconto di altre storie famigliari. Attraversando gli archivi di famiglia (VHS, Super8, fotografie, documenti) con l’aiuto dei supporti digitali presenti sulla scena e insieme a un gruppo di cittadini incontrati nella ricerca, si tenta di ricostruire una geografia emotiva, sensoriale, storica e urbanistica di Taranto; città pensata per essere volano del Sud, ma che da sempre non è che campo di battaglia operaio, sfruttamento della forza lavoro, disastro ambientale, emergenza sanitaria, simbolo di una situazione meridionale mai risolta.

“Vedi, anche se scappi, Taranto ti ricorda sempre da dove vieni.” Me l’ha detto mio padre, qualche mese prima di morire per un tumore ai polmoni. Ho tenuto in mente questa frase per anni, chiedendo ripetutamente a me stessa: “Esiste una relazione dimostrabile tra il tumore di mio padre e Taranto?”. Fino a quando, per una serie di eventi inaspettati, mi sono trovata da sola, faccia a faccia, davanti a questa domanda. Per me Taranto è stata per anni solo la città dei nonni, dove era cresciuto mio padre e dove passavo le vacanze. Di Taranto sapevo molto poco se non che il mio bisnonno era proprietario di Lido Taranto, il lido più famoso in città; che mio nonno era operaio macchinista all’Arsenale Militare e che a un certo punto è morto; che mia nonna aveva aperto, nel pieno del boom economico, il primo negozio di Taranto che vendeva plastica; e che mio padre aveva lasciato la città dopo aver militato per qualche anno da studente nelle frange di sinistra che distribuivano fuori dai cancelli dell’ex-ILVA volantini agli operai. L’anno scorso è successo che mia nonna, di 92 anni, ha deciso spontaneamente di lasciare la sua casa di sempre e di aspettare la fine dei suoi giorni in una casa di cura. Dopo aver scelto la clinica, ha deciso che se ci fosse stato una persona che doveva aiutarla in questo passaggio, quella persona avrei dovuta essere io. Sono partita con la macchina e sono arrivata a Taranto, con il compito di occuparmi dei suoi ultimi oggetti e di vendere la casa. Quando ho aperto la porta del suo appartamento mi sono sentita smarrita, senza una mappa in cui orientarmi. Ho acceso la telecamera e ho iniziato a filmare e a ricostruire una mappa famigliare ed emotiva.

Paola Di Mitri è regista, autrice e performer di teatro e di cinema. Si laurea nel 2007 in Storia del teatro, al D.A.S.S. Università di Roma “La Sapienza”, con una ricerca sulle avanguardie teatrali presso la Facoltà d’Arts du Spectacle all’Università di Poitiers in Francia. Nel 2011 si diploma alla Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine e l’anno dopo fonda la compagnia teatrale La Ballata dei Lenna, con cui produce: “La Protesta, una storia italiana” (2012) (Vincitore Festival Anteprima89, menzione speciale Premio Scintille); “Cantare all’amore” (2013) (vincitore Bando Next 2015, InBox 2014, E45 Napoli Fringe Festival 2013); “Realitaly” (2014). Con “Il Paradiso degli idioti” (2015), che arriva in finale al premio Scenario 2015, comincia la sua carriera di regista e drammaturga che porta avanti con “Human Animal” (2017) (vincitore Progetto Hangar Creatività 2016, Funder35) e lo spettacolo di teatro documentario “Libya. Back Home” (2019) (vincitore Premio Scintille, Bando Ora! Intesa San Paolo, finalista IN- BOX 2020) che debutta al Festival delle Colline Torinesi, Romaeuropa Festival e al Festival di Internazionale a Ferrara, riscuotendo un ottimo successo di pubblico e critica. I suoi ultimi lavori di regia e drammaturgia sono caratterizzati dall’utilizzo di metodi che utilizzano l’osservazione etnografica partecipativa, le tecnologie audiovisive, e il riuso di materiali d’archivio creando uno stretto dialogo tra le tecniche teatrali e il cinema del reale. Dal 2018 collabora con la casa di produzione ZaLab Film in progetti di formazione di video partecipativo, e nella produzione di spettacoli di teatro documentario e film documentari. Nel 2021 è uscito il suo primo film documentario “Tutti i nostri affanni” prodotto da Andrea Segre per ZaLab Film con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte_Piemonte Doc Film Found. Attualmente è impegnata nella scrittura del film documentario “Mamma Rita” di Davide Crudetti prodotto da ZaLab Film e vincitore del Premio Solinas per il documentario 2017 e di “Comunisti” vincitore Premio Zavattini2020 e Premio Mattador2021. Nel 2020 ha svolto un internship con la regista Lola Arias alla creazione del suo spettacolo “Lingua madre” prodotto dall’ERT. Collabora alla programmazione e diffusione del festival italo francese ARTINVITA – Festival Internazionale degli Abruzzi.

Articoli correlati

Visualizza altri articoli