Eventi e Cultura
Tradizione e bellezza senza tempo: il Carnevale dei Figli di Bocco riaccende l’incanto del borgo medievale
Castiglion Fibocchi torna a vestirsi di incanto per la prima uscita del Carnevale dei Figli di Bocco 2026, un evento che non si limita a occupare le strade del borgo, ma le trasfigura. Le maschere appaiono in silenzio, magnifiche, quasi sospese, mentre vicoli, piazze e scorci medievali diventano un palcoscenico naturale dove storia, arte e magia si fondono in uno spettacolo senza tempo.
Giunto alla ventinovesima edizione, il Carnevale dei Figli di Bocco si conferma come una delle manifestazioni più suggestive del panorama culturale toscano. Le maschere barocche, dai dettagli preziosi e dagli sguardi enigmatici, i costumi sontuosi realizzati a mano e l’atmosfera rarefatta conducono visitatori e figuranti in una dimensione che oscilla tra fiaba e realtà. Non una semplice festa in maschera, ma un vero viaggio sensoriale ed emotivo, capace di fermare il tempo e avvolgere ogni angolo del borgo in una bellezza senza età.
Un Carnevale che nasce dalla storia
Le radici di questa straordinaria manifestazione affondano profondamente nel passato. Già nel febbraio del 1113 il Carnevale era così sentito nel “Castello de filiis Bocchi” da costringere Berta di Ardimanno a rimandare le nozze con Guglielmo di Bernardino, per non interrompere i festeggiamenti prima della Quaresima. Una tradizione mai interrotta, testimoniata nei secoli da riti popolari come la storica distribuzione della pastasciutta, ancora oggi offerta gratuitamente a tutti gli ospiti.
A ventinove anni dalla sua rinascita moderna, il Carnevale continua a incantare migliaia di visitatori, che si ritrovano immersi nell’atmosfera raffinata di una corte rinascimentale immaginaria, popolata da oltre 250 figuranti, Re Bocco, dame, nobili e personaggi simbolici, frutto della creatività delle Maestre Sarte dell’associazione.
La prima uscita 2026: emozione e partecipazione
La prima domenica del Carnevale 2026 ha regalato al borgo una straordinaria partecipazione di pubblico, complice anche il tempo favorevole. A sottolinearlo è stato il sindaco Marco Ermini, che ha parlato di “una bella cartolina di Castiglion Fibocchi”, ringraziando l’associazione dei Figli di Bocco, le realtà coinvolte, i volontari, i figuranti e i visitatori. Un’edizione che ha visto anche la presentazione di nuove realizzazioni artistiche, tra cui la maschera dedicata a Elisa Carloni, prima donna sindaco di Castiglion Fibocchi e della Toscana nel 1946, figura simbolo di impegno civile e memoria storica.
Un percorso tra poesia, rievocazioni e spettacolo
La giornata inaugurale si è sviluppata come un vero percorso emozionale nel cuore del borgo. Dall’apertura simbolica delle “Porte del Regno di Re Bocco” in Piazza delle Fiere, con il racconto storico del territorio, al Museo del Carnevale, che ripercorre la storia dei Figli di Bocco dal 1996 a oggi. Spazio anchei rievocativi, come “Il Velo Nuziale e l’Anello Negato”, che ha riportato in scena il matrimonio medievale del 1113, fino agli spettacoli circensi, agli incontri poetici nel Vicolo dei Desideri e alle suggestive apparizioni del Re Bocco e della Regina dei Ribelli.
Il momento più atteso del pomeriggio è stato il Corteo Reale, con la presentazione delle nuove creazioni artistiche 2026 e l’avvio della XX edizione del concorso “Vota la Maschera Regina”, affiancato dal XVIII Concorso Fotografico “Piero Franchini”, dedicato al tema “Ombre e luci alla corte di Re Bocco”.
Il gran finale
Il Carnevale dei Figli di Bocco dà ora appuntamento alla seconda e ultima uscita, domenica 8 febbraio 2026, quando l’Anfiteatro ospiterà il Gran Saluto Reale, con lo spettacolo finale, la lettura del Testamento e l’investitura ufficiale della Maschera Regina 2026. A suggellare la festa, come da tradizione, la distribuzione gratuita della pastasciutta, simbolo di condivisione e identità comunitaria.
A Castiglion Fibocchi, ancora una volta, il Carnevale non è solo un evento: è memoria viva, è arte che cammina, è sogno che prende forma tra pietra e luce, regalando a chi lo vive l’emozione autentica di un tempo sospeso.







































































