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lunedì | 09-03-2026

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Economia

Caro carburanti, gestori e autotrasportatori: “Aumenti sospetti, pronti allo sciopero”

AREZZO – Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti, partito subito dopo l’esplosione della crisi bellica in Medio Oriente, torna ad accendere il confronto tra associazioni di categoria, Governo e operatori del settore. A lanciare l’allarme sono da un lato Faib Confesercenti Toscana, che parla apertamente di possibili speculazioni da parte delle compagnie petrolifere, e dall’altro Confartigianato Trasporti Arezzo, che denuncia l’impatto sempre più pesante dei rincari sul comparto dell’autotrasporto.

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Secondo Faib Confesercenti Toscana, la situazione legata all’aumento dei prezzi alla pompa – aggravata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente – sta diventando insostenibile per i gestori degli impianti e per i cittadini.

«Se il Governo continua a girarsi dall’altra parte e a non affrontare la riforma del settore dei carburanti, siamo pronti allo sciopero», avverte Federico Valacchi, presidente di Faib Confesercenti Toscana.

L’associazione contesta anche il clima di sospetto generato dai controlli della Guardia di Finanza effettuati nel fine settimana in varie zone della Toscana.

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«Il clima di sospetto alimentato dai recenti controlli rappresenta un errore di prospettiva, perché sposta l’attenzione dai veri responsabili verso l’ultimo anello della catena, il gestore, che vive la stessa condizione di fragilità dell’utente finale», spiega Valacchi.

I gestori ricordano infatti che il loro margine è fisso e molto ridotto. «Il margine di guadagno del gestore è di circa 5 centesimi lordi per litro erogato, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato. Ogni aumento di prezzo viene deciso dalle compagnie petrolifere e non produce alcun beneficio economico per chi gestisce l’impianto».

Faib accusa inoltre il Governo di non intervenire sul sistema fiscale legato ai carburanti. «In tutto questo il Governo resta inerte e beneficia indirettamente dell’aumento del gettito fiscale attraverso l’IVA applicata sulle accise, una sorta di tassa occulta che penalizza ulteriormente i consumatori».

Secondo l’associazione, il settore attende da tre anni una riforma complessiva. «Nonostante le promesse del ministro Adolfo Urso arrivate dopo le polemiche sul cartello del prezzo medio, il disegno di legge giace dimenticato in Parlamento, impedendo di fatto la modernizzazione di un comparto nevralgico per l’economia nazionale e lasciando campo libero alle manovre speculative delle compagnie».

Da qui l’avvertimento: «Se il Governo continuerà a ignorare le richieste della federazione e a non affrontare seriamente il nodo della speculazione alla fonte, ricorreremo inevitabilmente allo sciopero dei gestori per dare un segnale forte contro un sistema che danneggia lavoratori e cittadini».

Autotrasporto: “Il gasolio pesa fino al 35% sui costi delle imprese”

A subire le conseguenze dei rincari è anche il settore dell’autotrasporto. A evidenziarlo è Stefano Biadetti, presidente provinciale di Confartigianato Trasporti Arezzo, che parla di aumenti difficili da spiegare solo con la situazione internazionale.

«Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le imprese dell’autotrasporto – spiega Biadetti – e incide mediamente tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta. Basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante».

Un camion percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con consumi di circa un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni anche piccoli rincari possono tradursi rapidamente in costi aggiuntivi molto rilevanti.

«È evidente che esistono tensioni internazionali che influenzano il mercato energetico – prosegue Biadetti – ma la rapidità e l’entità di alcuni rincari fanno emergere il sospetto che non si tratti soltanto di dinamiche legate al costo del petrolio o alle crisi geopolitiche. L’impressione diffusa tra le imprese è che in alcuni casi si stiano manifestando fenomeni di speculazione».

Un elemento che rafforza questi dubbi, secondo Confartigianato Trasporti, riguarda l’andamento dei prezzi dell’HVO, carburante di origine vegetale sempre più utilizzato come alternativa al diesel.

«Il caso dell’HVO è emblematico – sottolinea Biadetti – perché si tratta di un combustibile di origine vegetale che non dipende dal petrolio né dalle aree di crisi geopolitica legate all’estrazione del greggio. La sua produzione è prevalentemente europea e in parte anche italiana. Eppure stiamo registrando rincari importanti anche su questo carburante».

Per l’associazione, proprio questo dimostrerebbe che i rialzi non sono legati solo ai fattori internazionali. «Se aumentano anche carburanti che non sono legati al petrolio e alle dinamiche dei conflitti internazionali significa che nel mercato si stanno verificando comportamenti che vanno oltre le normali logiche economiche».

Confartigianato Trasporti chiede quindi alle istituzioni di monitorare con maggiore attenzione l’andamento dei prezzi. «È necessario garantire maggiore trasparenza e stabilità nel mercato dei carburanti – conclude Biadetti – per tutelare un settore strategico che ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e il funzionamento dell’economia reale».