Economia
Economia Arezzo: discesa di oltre il 10%, male industria e costruzioni, meglio l’agricoltura
Grazie al rapporto di collaborazione che la Camera di Commercio di Arezzo-Siena ha instaurato da alcuni anni con Prometeia, una delle più importanti società di consulenza e ricerca economica europee, attraverso l’elaborazione delle informazioni della banca dati “Scenari per le economie locali” è possibile ipotizzare una prima stima di quello che potrebbe essere il consuntivo 2020 dei principali indicatori economici della provincia. Va in ogni caso premesso che, se si verificassero nuovi blocchi alle attività economiche, un peggioramento delle stime fornite sarebbe oltremodo inevitabile.
Il valore aggiunto della provincia di Arezzo si dovrebbe quindi attestare a fine 2020 a circa 8,2 miliardi di euro, in flessione del 10,2% in termini reali.
“Se esaminiamo poi”, commenta il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi, “la variazione del valore aggiunto nominale, la flessione si attesterebbe al -8,2%. In entrambi i casi, i valori darebbero, con le debite differenze fra le due grandezze macroeconomiche, una previsione migliore rispetto alla flessione nazionale del Pil pari al 10,6% che il Fondo Monetario Internazionale ha previsto per l’Italia”.
“Negli anni successivi è previsto poi, sempre dall’elaborazione dei dati Prometeia per la nostra provincia, un parziale recupero con il valore aggiunto che dovrebbe crescere del 6,9% nel 2021, del 2,8% nel 2022 e dell’1,7% nel 2023. Un’ulteriore conferma dell’andamento di questa fase economica caratterizzata da una curva in rapida discesa, a cui farà seguito un recupero più lento e graduale.
Tornando al 2020, i settori sui quali le conseguenze dell’emergenza hanno lasciato i segni più evidenti sono quelli del manifatturiero allargato: industria (-15,1%) e costruzioni (-13,8%). Ed è proprio il comparto industriale aretino, particolarmente orientato ai mercati esteri, quello che ha subito in maniera maggiore rispetto ad altri distretti non solo il blocco produttivo, ma anche quello commerciale. Il terziario, composto dalle attività commerciali, turistiche e dei servizi, dovrebbe accusare a fine anno una flessione dell’8,5%.
Più positive le prospettive per la nostra agricoltura, che dovrebbe mettere a segno addirittura un risultato positivo (+5,5%), probabilmente conseguenziale al cambiamento nelle scelte di consumo registrato nel periodo del lockdown, che ha visto aumentare sensibilmente la domanda di prodotti alimentari nazionali”.
“I dati di Prometeia”, prosegue Guasconi, “ci permettono anche una elaborazione delle previsioni inerenti le esportazioni provinciali, per le quali si ipotizza una crescita per il 2020 del 18,4%, con tutta probabilità trainata dalle vendite di metalli preziosi e dall’impennata del prezzo dell’oro. La tendenza dovrebbe continuare anche nei due anni successivi, ma con intensità molto più ridotta (+6,7% per il 2021 e +0,4% per il 2022)”.
“Anche in questo caso così come nei dati afferenti i settori pesa l’estrema incertezza causata dal protrarsi della pandemia: ulteriori ‘stop and go’ alle nostre attività economiche andrebbero ovviamente ad aggravare, in alcuni casi in maniera molto marcata, le previsioni del consuntivo 2020 e ad incidere sul recupero previsto nel 2021”.
“Sul fronte dell’occupazione”, evidenzia il segretario generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Marco Randellini, “le chiusure forzate delle attività hanno lasciato un segno tangibile sulle dinamiche lavorative: se infatti sul fronte degli occupati, grazie anche al blocco dei licenziamenti e all’ampio ricorso alla cassa integrazione, si prevede per il 2020 una flessione abbastanza contenuta (-1%), sul fronte delle unità di lavoro (Ula), che è un’unità di misura del volume di lavoro prestato, la contrazione è ben più elevata (-9,3%). Stiamo quindi subendo una crisi che sta impattando non solo sulle imprese, ma anche sulle famiglie: con un’inflazione che la Banca d’Italia stima nulla o addirittura negativa, il reddito disponibile delle famiglie aretine previsto per il 2020, cresciuto quasi ininterrottamente nel corso dell’ultimo decennio, subirà una contrazione del 2,7%. Per gli anni successivi, al momento, viene delineato un percorso di recupero sia per il 2021 (+1,9%) che per il 2022 (+2,4%)”.
“Ben più ampia sarà”, conclude Randellini, “la flessione della spesa per consumi finali delle famiglie (-11,4%), sulla quale influiscono in maniera determinante non solo il diminuito potere di acquisto ma anche il clima diffuso di incertezza sulla situazione attuale e, in particolare, sulle prospettive future. Nel 2021 si dovrebbe comunque delineare, salvo ulteriori crisi innescate dall’emergenza sanitaria, un parziale recupero dei consumi (+8%), che si estenderebbe poi in misura minore anche al 2022 (+3,8%). Su questo scenario ancora pervaso da molte incertezze saranno certamente decisivi gli interventi nazionali per modernizzare il sistema economico italiano e quelli europei per sostenere con risorse aggiuntive la ripresa. Interventi che potranno accelerare in maniera molto significativa la ripresa nel medio periodo e permetteranno di affrontare e risolvere alcuni dei problemi strutturali che hanno condizionato negativamente, ancora prima dell’emergenza Covid-19, l’economia italiana”.

“Se esaminiamo poi”, commenta il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi, “la variazione del valore aggiunto nominale, la flessione si attesterebbe al -8,2%. In entrambi i casi, i valori darebbero, con le debite differenze fra le due grandezze macroeconomiche, una previsione migliore rispetto alla flessione nazionale del Pil pari al 10,6% che il Fondo Monetario Internazionale ha previsto per l’Italia”.
“I dati di Prometeia”, prosegue Guasconi, “ci permettono anche una elaborazione delle previsioni inerenti le esportazioni provinciali, per le quali si ipotizza una crescita per il 2020 del 18,4%, con tutta probabilità trainata dalle vendite di metalli preziosi e dall’impennata del prezzo dell’oro. La tendenza dovrebbe continuare anche nei due anni successivi, ma con intensità molto più ridotta (+6,7% per il 2021 e +0,4% per il 2022)”.
“Ben più ampia sarà”, conclude Randellini, “la flessione della spesa per consumi finali delle famiglie (-11,4%), sulla quale influiscono in maniera determinante non solo il diminuito potere di acquisto ma anche il clima diffuso di incertezza sulla situazione attuale e, in particolare, sulle prospettive future. Nel 2021 si dovrebbe comunque delineare, salvo ulteriori crisi innescate dall’emergenza sanitaria, un parziale recupero dei consumi (+8%), che si estenderebbe poi in misura minore anche al 2022 (+3,8%). Su questo scenario ancora pervaso da molte incertezze saranno certamente decisivi gli interventi nazionali per modernizzare il sistema economico italiano e quelli europei per sostenere con risorse aggiuntive la ripresa. Interventi che potranno accelerare in maniera molto significativa la ripresa nel medio periodo e permetteranno di affrontare e risolvere alcuni dei problemi strutturali che hanno condizionato negativamente, ancora prima dell’emergenza Covid-19, l’economia italiana”.


