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sabato | 17-01-2026

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Economia

Calzaturiero, ripresa compromessa dal conflitto Russia-Ucraina. In Toscana 24 aziende, Ferragamo al top

L’Area Studi Mediobanca presenta il primo report sul settore calzaturiero che analizza i dati finanziari di 170 aziende produttive nazionali con un fatturato superiore a €10 mln, oltre ad approfondire la mappa produttiva e l’andamento del comparto a livello mondiale. L’analisi contiene inoltre un contributo del Centro Studi Confindustria Moda su produzione e interscambio commerciale italiani. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com

Andamento dell’industria italiana con un focus sulla Toscana

Secondo l’analisi dell’Area Studi Mediobanca, nel 2021 il giro d’affari delle aziende produttive calzaturiere italiane (170 società con un fatturato superiore a €10mln) evidenzia una ripresa a “V” a 9,5 miliardi di euro, +21% sul 2020, con un risultato ancora inferiore a quello del 2019 (-6%). Lo scenario di un ritorno ai livelli pre-crisi atteso nel 2022 è attualmente compromesso dal conflitto Russia-Ucraina, con forti ricadute sui prezzi dell’energia e delle materie prime e sui flussi commerciali verso Russia e Ucraina. Le esportazioni verso la Russia rappresentano una percentuale contenuta del totale del settore calzaturiero (2,7%), ma le sanzioni potrebbero limitare la spesa dei consumatori russi, in particolare gli High Net Worth Individuals interessati soprattutto alle calzature di lusso.

Nel 2021 le imprese del segmento di alta gamma hanno reagito meglio (+32%) rispetto a quelle che operano nella fascia più economica (+13%), arrivando a sfiorare i livelli pre-crisi (-2% sul 2019). Il 2021 chiude con una progressione anche degli investimenti che dovrebbe attestarsi al +15% sul 2020, anche in questo caso più accentuata per le aziende di alta gamma (+26%) rispetto a quelle di fascia mass market (+10%).

Se si considera come periodo il 2020, le 170 aziende produttive calzaturiere italiane con ricavi superiori a €10mln (che rappresentano il 73% del totale nazionale quanto a fatturato secondo dati Istat), hanno sviluppato un giro d’affari pari a 7,8 miliardi di euro (-22,4% sul 2019 e -20,9% sul 2018), impiegando oltre 46mila dipendenti (-1,5% sul 2019 e +0,5% sul 2018).

A livello territoriale, nel 2020 le regioni più popolate di imprese calzaturiere con oltre €10 mln sono sette: Veneto con 59 aziende, Marche con 30, Toscana con 24, Lombardia con 21, Emilia-Romagna con 12, Puglia con 10 e Campania con 7.

Per quanto riguarda la Toscana, le 24 aziende del settore hanno registrato nel 2020 ricavi totali per quasi 1,5 miliardi di euro, pari al 20,9% del giro d’affari totale, e occupato oltre 7.000 dipendenti. Rispetto al 2019, i ricavi sono calati del -29,3% (media nazionale -22,4%) e i dipendenti del -6,0% (media nazionale -1,5%).

Se si guarda la classifica per fatturato, nella Top10 calzaturiera italiana due sono società toscane: la prima in assoluto, il Gruppo Salvatore Ferragamo, e la decima, Pigini, terzista di lusso per il Gruppo francese Kering.

La filiera della calzatura ha una forte connotazione distrettuale che riguarda 140 società rappresentative dell’85,9% del fatturato totale. In Toscana sono presenti 3 dei 15 distretti industriali del settore calzaturiero attivi sul territorio nazionale, tra cui quello di Castelfiorentino / Santa Croce sull’Arno specializzato in concia e calzature, dove operano 17 imprese con un fatturato aggregato di 1,5 miliardi di euro. Seguono i distretti di Valdinievole (3 imprese e 57 milioni di euro) e di Valdarno Superiore (3 imprese e 54 milioni di euro di ricavi).

Il ruolo dell’Italia nello scenario mondiale

Il giro d’affari dell’industria calzaturiera mondiale è quantificabile in 298 miliardi di euro in base ai prezzi al dettaglio nel 2020, con l’attesa di superare i 320 miliardi di euro nel 2022 (in ripresa del 7,5% sul 2020) e con previsione di crescita nel più lungo periodo nell’ordine del 4% medio annuo, per un valore atteso di circa 375 miliardi nel 2026. La fascia alta rappresenta circa il 10% del mercato mondiale. Nel 2020 il prezzo medio di un paio di calzature a livello globale è valutabile in circa 15 dollari, per un consumo pro-capite annuo di 2,6 paia che restituisce una spesa individuale di circa 40 dollari. In Italia il prezzo medio di un paio di calzature è stimato in 42,6 euro, per un consumo pro-capite annuo di quattro paia e una spesa individuale di circa 170 euro.

La produzione mondiale di calzature ha chiuso il 2020 con una contrazione del 15,8% per un totale di 20,5 miliardi di paia prodotte. Il continente asiatico s’impone quale maggiore produttore: conta per quasi nove delle dieci paia di scarpe prodotte nel mondo (87,6% del totale). Seguono, molto distanti, l’America Latina con il 4,6%, l’Europa con il 3,2%, l’Africa con il 3,1% e il Nord America con il restante 1,5%. La Cina è al primo posto: conta per oltre la metà della produzione mondiale (54,3%), davanti ad altri tre Paesi asiatici: India (10,2%), Vietnam (6,4%) e Indonesia (5,1%). L’Italia vanta un posizionamento di primo piano: tredicesimo produttore mondiale e primo dell’Unione Europea, con quasi un terzo delle calzature comunitarie prodotte (32,2%, pari a 131 milioni di paia), davanti a Spagna (17,7%) e Portogallo (16,2%).

Importante il ruolo del nostro Paese anche nella mappa esportativa globale; l’Italia è il terzo esportatore mondiale a valore, con l’8% delle esportazioni complessive, preceduta dalla Cina (28,2%) e dal Vietnam (17,6%), e l’ottavo a volume. L’Italia è leader tra i produttori di calzature di alta gamma: il prezzo medio delle esportazioni italiane (USD60,43/paio) è il più elevato al mondo, davanti a quello della Francia (USD36,44/paio) e superiore di oltre dodici volte quello cinese (USD4,79/paio).

Il trend in continua ascesa dei prezzi delle scarpe non pare essersi arrestato nel 2021 ed è destinato a proseguire nel prossimo futuro. Si tratta della conseguenza di alcuni fattori concomitanti: l’aumento delle materie prime e degli oneri di trasporto, l’incremento del costo del lavoro (produttivo e retail) e la spinta inflazionistica.

Sul fronte della produttività, in Europa è l’Italia a occupare il gradino più alto del podio per addetto (69,3mila euro pro-capite), seguita dalle imprese tedesche (64,8mila) e dalle francesi (46,9mila). Un risultato che permette alla manifattura calzaturiera italiana di ottenere un livello di competitività (rapporto tra valore aggiunto per addetto e relativo costo del lavoro) pari al 163,1%, sopra la Germania (158,3%) e la Francia (92%).

Le tre regioni con il maggior numero di aziende del settore calzaturiero con oltre €10 mln di ricavi (2020)

Regione

Fatturato (€ mln)

2020

Variazione % fatturato 2020/2019

Numero imprese

2020

Numero di dipendenti

2020

Variazione % dipendenti 2020/2019

Veneto

2.682

-21,9%

59

17.494

-4,8%

Marche

1.633

-25,5%

30

10.564

-3,4%

Toscana

1.495

-29,3%

24

7.030

-6,0%

Totale generale

7.822

-22,4%

170

46.458

-1,5%

Ripartizione delle imprese del settore calzaturiero con oltre €10 mln di ricavi nelle aree distrettuali (2020)

“Evoluzione della scarpa: tra storia e costume”. Salvatore Ferragamo, pioniere del Made in Italy, e alla sua scelta di fondare la propria azienda in Toscana.

Negli anni Venti del Novecento la moda approda al grande schermo che diventa un mezzo per scoprire e conoscere le ultime tendenze. L’influenza di Hollywood sulla moda e sulla cultura di massa, caratterizzata dai divi e dal loro stile, nasce in questi anni e continua ancora oggi. Il calzolaio Salvatore Ferragamo, nato nel 1898 a Bonito, piccolo paese dell’Irpinia, emigrato negli Stati Uniti nel 1915, fin da subito intuisce la grande potenzialità del cinema come mezzo di comunicazione e sistema di divulgazione della moda. Ferragamo, dotato di inesauribile creatività, inventa sempre nuovi modelli e prende in prima persona le misure dei piedi delle nuove dive del cinema, per poi trasferirle sulle forme di legno che servono per la costruzione della calzatura. Nel 1927 Salvatore Ferragamo, dopo aver avviato la carriera negli Stati Uniti ed essersi accreditato come “il calzolaio delle star”, sceglie di tornare in Italia, precisamente a Firenze, per fondare la sua azienda e creare il marchio omonimo. Nel 1960, dopo la sua morte, il brand si trasforma nella sua firma personale. Ancora oggi Salvatore Ferragamo è considerato lo shoemaker italiano più innovativo e conosciuto al mondo per le sue calzature di lusso. La sua clientela era composta da celebrità, divi del cinema e teste coronate, oltre che da aristocratici che richiedevano modelli esclusivi. Nel suo negozio entrò anche Eva Braun, circondata da guardie naziste, e Claretta Petacci fu una sua affezionata cliente. Grazie agli stivali di Ferragamo, Benito Mussolini riuscì a eliminare i calli e a sopportare le difettose unghie che gli creavano problemi ai piedi. Si deve anche a Salvatore Ferragamo l’invenzione delle scarpe ortopediche. Il segreto del successo delle creazioni calzaturiere di Ferragamo è da ritrovare nel legame fra lo studio combinato della calzata, la comodità e l’estetica. Ferragamo intuì che l’arte della calzatura necessitava di solidi principi scientifici: negli Stati Uniti studiò l’anatomia così da poter comprendere in modo più dettagliato la struttura del piede sul quale poggia la salute dell’intero scheletro e acquisì anche approfondite conoscenze sui materiali da utilizzare. Attualmente la Salvatore Ferragamo è la maggiore azienda italiana di calzature di lusso e, grazie al suo fondatore, il cinema fa da sempre parte della storia di questo brand.

Nel secondo dopoguerra il Made in Italy cominciò lentamente a spopolare: è in questo contesto che Salvatore Ferragamo iniziò a essere considerato un pioniere nel processo che portò alla nascita del Made in Italy nel mondo delle calzature.

Nella foto: un’immagine della campagna Ferragamo SS22