Diario di Bordo
Commercio in difficoltà, tra cambiamento e sfide future. Alvisi: “Ecco cosa chiediamo alla prossima amministrazione di Arezzo”
Ospitiamo in redazione Valeria Alvisi, direttrice di Confesercenti Arezzo, per fare il punto sullo stato di salute del commercio ad Arezzo città e nelle vallate. Un quadro complesso, quello tracciato da Valeria Alvisi, che mette al centro la necessità di ascolto, confronto e strategie condivise per affrontare una fase di trasformazione che riguarda non solo il commercio, ma la vita stessa della città.
Direttrice Alvisi, che situazione sta vivendo oggi il commercio al dettaglio nel territorio aretino?
«Non è una situazione rosea. Il commercio al dettaglio vive una difficoltà strutturale ormai da tempo e questo inizio d’anno lo conferma. Alcuni settori soffrono più di altri, tra concorrenza dell’e-commerce, grandi strutture di vendita e canali di acquisto sempre più diversificati. Come associazione cerchiamo di stare costantemente vicino ai commercianti, aiutandoli ad aggiustare il tiro».
Quali sono i settori e le aree più in difficoltà?
«Sicuramente il settore della moda è tra quelli che soffrono maggiormente. Dal punto di vista territoriale, registriamo criticità sia nelle periferie sia, sempre più spesso, nei centri storici».
Si parla spesso di desertificazione commerciale e di servizi. È un fenomeno reale?
«Sì, ed è un tema che riguarda anche i centri più grandi, non solo i piccoli paesi. Mancano servizi essenziali che una volta si trovavano sotto casa. Ad Arezzo città la situazione è un po’ migliore rispetto ad altri contesti, ma anche qui vediamo molti più fondi sfitti rispetto al passato».
Ad Arezzo città sembra in atto un cambiamento profondo dell’offerta commerciale.
«È un cambiamento epocale. Qualche anno fa non c’erano praticamente fondi vuoti e i tempi di attesa per aprire un’attività erano lunghissimi. Oggi crescono soprattutto ristorazione, bar e attività alimentari, mentre la moda arretra. Restano forti le insegne delle catene e dei franchising».
I dati della Camera di Commercio parlano di un saldo negativo di nati-mortalità delle imprese.
«Siamo in negativo, anche se di poco, ma è un dato che si ripete da alcuni anni. La vita media delle imprese si è accorciata: oggi siamo sui due-tre anni, con un turn over altissimo. Molte attività aprono e chiudono rapidamente, poche superano i cinque anni. Come Confesercenti invitiamo gli imprenditori a utilizzare i nostri servizi: possiamo supportarli su credito, sicurezza, formazione e gestione complessiva dell’impresa».
Il tempo è una risorsa sempre più scarsa per il piccolo imprenditore.
«È vero. Spesso si affidano a professionisti che coprono un solo ambito. Noi invece offriamo una consulenza a 360 gradi, capace di dare risposte integrate».
Confesercenti è intervenuta più volte sui lavori di via Fiorentina. A che punto siamo?
«Il che conferma che il nostro è anche un ruolo sindacale. In via Fiorentina abbiamo rappresentato all’amministrazione comunale le preoccupazioni di circa cento attività. Il cantiere sta entrando in una nuova fase, spostandosi verso l’Orciolaia: cambieranno ancora i flussi di traffico. Come già sperimentato in occasione dei lavori in via Romana, abbiamo avviato una campagna di comunicazione con il Comune, la Fondazione Arezzo Comunità e il sostegno di Estra. Non è la soluzione, ma un tentativo per mantenere attrattive le attività. I lavori dovrebbero terminare entro il 2027 e, almeno, i tempi sembrano rispettati».
Nel 2026 Arezzo andrà al voto. Cosa chiederete alla futura amministrazione?
«Chiediamo attenzione vera al commercio al dettaglio, che rende le città attrattive e migliora la qualità della vita. Una rete di negozi di vicinato è fondamentale per i cittadini, soprattutto per gli anziani, per la sicurezza e la vivibilità. Vorremmo un tavolo di confronto permanente: non un’amministrazione autoreferenziale, ma aperta al dialogo con le associazioni».
Turismo e commercio non sempre crescono insieme.
«Il turismo è cresciuto molto e va dato merito all’amministrazione: Arezzo ha fatto passi avanti enormi negli ultimi dieci anni. Però il commercio non è cresciuto in modo parallelo e su questo dobbiamo ragionare. Anche il commercio ambulante ha bisogno di un confronto serio, ad esempio sulla riqualificazione degli spazi».




