Diario di Bordo
Come in un Palio senza mossa: lo stallo dei poli, Arezzo aspetta, Donati prepara la corsa
Arezzo – Nella città del Saracino, la politica sembra aver assunto i contorni di un Palio senza mossa iniziale. Nessuno, né nel centrodestra né nel centrosinistra, vuole scoprire, o forse sarebbe meglio dire ‘è in grado di scoprire’ per primo le carte annunciando il candidato sindaco. Così, la campagna per le elezioni amministrative di Arezzo è entrata in una fase di stallo strategico, fatta di attese, mezze aperture e silenzi più o meno calcolati. A destra come a sinistra, il quadro resta sospeso, come congelato. E come spesso accade in politica, quando i grandi schieramenti esitano e rimandano, lo spazio al centro si dilata, lasciando margini sempre più ampi a chi è pronto a muoversi senza attendere la mossa dell’avversario.
Centrodestra: passi indietro e nodi irrisolti
Nel campo del centrodestra, i primi movimenti non hanno portato a una sintesi. Gabriele Veneri è stato il primo a sfilarsi con parole nette:
«Gli aretini mi hanno confermato in Regione, seguo le indicazioni del voto».
Una scelta lineare, che però ha lasciato scoperto un fronte importante. Per alcune settimane è rimasta in piedi l’ipotesi dell’avvocato Piero Melani Graverini, poi tramontata con una presa di posizione altrettanto chiara giunta ieri in redazione:
«Dopo una serie di riflessioni e un esame di coscienza professionale, condiviso con i dodici professionisti del mio studio, ho dovuto prendere atto che l’incarico di sindaco richiede un impegno totalizzante, full time, che allo stato attuale non posso assumere in prima linea».
Graverini non si è però chiamato fuori del tutto, indicando una direzione precisa. Attenzione, leggete bene le sue parole, che probabilmente ci restituiscono l’identikit del futuro sindaco di Arezzo:
«Sostenere un candidato più giovane, capace di offrire una prospettiva solida e credibile per i prossimi dieci anni al servizio della città di Arezzo».
Da avvocato a avvocato, sul tema si era espresso anche Maurizio Bianconi:
«Arezzo oggi cerca un sindaco. Sembra che un sindaco non ci sia. Alla città non serve fuffa, né sparpaglio mediatico, serve un babbo o una mamma».
Restano dunque spiragli, più che certezze. C’è il nome di Marcello Comanducci, già assessore nel primo mandato Ghinelli e c’è soprattutto Lucia Tanti, vicesindaco in carica, il cui attivismo mediatico e politico non è certo passato inosservato. Per i “pontieri” che stanno lavorando sui vari fronti della coalizione, la direzione ideale sarebbe un tandem Tanti/Comanducci. In questo scenario, l’opzione Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino in carica, per molti esponenti del centrodestra resta assolutamente valida, soprattutto per la capacità di apparire dirompente nello stagnante quadro attuale. Per altri, la sua posizione si sarebbe ‘complicata’ dopo la nomina a commissario provinciale della Lega.
Il pallino, almeno formalmente, sembra nelle mani di Fratelli d’Italia, forza trainante della coalizione. Ma la domanda che circola, sottovoce ma insistente, è sempre la stessa: “”FdI saprà individuare, tra le proprie fila, una figura capace di governare la complessità di Arezzo?“. Nel dubbio, si attende.
Come in una mossa paliesca, nessuno vuole scoprire le carte per primo.
Centrosinistra: silenzi, manovre e vecchie diffidenze
Sul fronte opposto, il centrosinistra non appare più compatto. Anzi. Ufficialmente tutto tace, ma sottotraccia il dibattito è tutt’altro che sopito. Stefano Tenti sembra progressivamente defilarsi, forse per lasciare campo libero a Vincenzo Ceccarelli.
Dal Partito Democratico arrivano segnali interessanti: Caneschi e Caporali hanno lanciato un appello all’“armistizio” a Marco Donati. Un’apertura che però si scontra con una realtà evidente: Donati non sembra affatto intenzionato a rientrare nelle dinamiche (qualcuno direbbe spire) del Pd.
Il civismo che avanza: Donati prepara il terreno
Ed è qui che il quadro si fa politicamente interessante. Marco Donati ha capito prima di altri che dall’incertezza dei due schieramenti può nascere un’opportunità concreta, che lo affranchi dalla posizione di mero “ago della bilancia”. Non solo al primo turno, ma soprattutto in vista di un eventuale ballottaggio.
Da tempo ha iniziato a muovere le truppe, organizzando incontri pubblici e lavorando a una coalizione civica che conta su quattro liste certe (e una quinta pare in arrivo) a sostegno. Sulla sua candidatura, Donati non arretra di un millimetro:
«Rivendico il diritto della mia generazione di prendersi la responsabilità di guidare la città», ha dichiarato nella recente intervista ad Arezzo24.
Attenzione. E’ una dichiarazione che parla a un elettorato trasversale: ai suoi sostenitori storici, è vero, ma anche agli scontenti del centrodestra e del centrosinistra, sempre più numerosi man mano che i partiti tradizionali faticano a trovare una sintesi.
Più il tempo passa senza una scelta chiara da parte dei due poli, più Donati si rafforza.
Un solo nome certo (per ora)
In questo scenario fluido, una sola candidatura è oggi ufficiale: quella di Michele Menchetti, con la sua Lista Indipendente per Arezzo. Un dato che certifica quanto il quadro sia ancora aperto.
Il clima, insomma, è di estrema incertezza. E in politica, si sa, l’incertezza non è mai neutra: c’è sempre qualcuno pronto a trasformarla in consenso. A oggi, quel qualcuno sembra essere il centro. E il suo nome ha un volto preciso.




