Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

giovedì | 08-01-2026

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Cronaca

Sciame sismico tra Toscana ed Emilia Romagna: fenomeno sotto osservazione

Nelle ultime ore una sequenza di scosse di terremoto ha interessato diverse aree dell’Appennino tra Emilia-Romagna e Toscana, fortunatamente tutte di bassa entità, con solo due eventi leggermente superiori alla media. Si tratta di fenomeni tipici di un territorio ad alta sismicità come quello appenninico, anche se l’aumento del numero di eventi ha fatto sì che molte scosse venissero distintamente avvertite dalla popolazione.

Alto Appennino bolognese – pistoiese

La prima area interessata è quella dell’alto Appennino bolognese, al confine con la provincia di Pistoia. Qui si sono registrate diverse scosse, la più forte di magnitudo 3.1 alle 23:02 di ieri ieri, sabato 3 gennaio. Successivamente sono stati rilevati altri eventi di magnitudo 2.6 (ore 8:32), 2.4 (ore 11:28), 2.3 (ore 15:24) e 2.3 (ore 00:28 di oggi).

Le zone coinvolte sono i territori comunali di Sambuca Pistoiese, Camugnano, Castel di Casio e Castiglione dei Pepoli.

Romagna – Toscana: scossa più intensa

La seconda area sismicamente attiva è quella compresa tra Romagna e Toscana, dove venerdì sera 2 gennaio alle 20:53 si è verificata la scossa più intensa dell’intera sequenza, di magnitudo 3.5, seguita da altri tre eventi di magnitudo 2.0, 2.0 e 2.4.

Le località interessate sono Verghereto, Bagno di Romagna, Chiusi della Verna e Bibbiena. Proprio a Verghereto è stato localizzato l’epicentro della scossa principale, a circa otto chilometri dal centro abitato.

Scosse di terremoto in successione tra Toscana ed Emilia Romagna

Secondo i dati, dal 26 dicembre si contano 240 eventi sismici con epicentro nell’area di Anghiari, con scosse ripetutesi anche nella serata di sabato 3 gennaio. La più significativa è stata di magnitudo 2.5 alle 22:46, sempre con epicentro ad Anghiari.

I dati dell’INGV: perché sembrano così tante scosse

A fornire il quadro scientifico è il bollettino della INGV, attraverso le parole di Thomas Braun, dell’INGV di Arezzo.

Con le strumentazioni che abbiamo oggi – spiega Braun – viene rilevato quasi ogni terremoto, anche il più debole. Trent’anni fa i pochi sismografi presenti registravano solo le scosse più forti, quelle percepite dalla popolazione”. Se si considerano solo gli eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5 in Valtiberina, dall’inizio della sequenza (26 dicembre) se ne contano quattro.

L’ultima scossa avvertita distintamente dalla popolazione è avvenuta all’alba tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio, alle 4:38, di magnitudo 2.6, con epicentro ad Anghiari.

Sciame sismico e monitoraggi

Si tratta dunque di uno sciame sismico costante, tanto che l’INGV ha installato nei giorni scorsi un sismografo ad Anghiari. Ma è un allarme?

Assolutamente no – chiarisce Braun al Corriere di Arezzo – si tratta di un’iniziativa scientifica per studiare meglio la sequenza, soprattutto i terremoti molto deboli che normalmente non vengono avvertiti”.

Il sistema di faglie coinvolto è quello della faglia Altotiberina, già responsabile in passato di eventi più significativi. L’ultimo episodio rilevante risale al 26 e 27 novembre 2001, con una scossa di magnitudo 4.3 e una successiva di 3.8 tra Sansepolcro, Gragnano e Anghiari, seguite da numerosi aftershocks. Ancora prima, il terremoto del 13 giugno 1948 causò danni diffusi agli edifici.

Anghiari – Sansepolcro e la diga di Montedoglio

L’ultima area interessata è quella toscana compresa tra Anghiari e Sansepolcro, dove da alcune settimane si registrano microscosse, localizzate a sud-est del lago di Montedoglio. Eventi di lieve entità, con un picco di magnitudo 2.6, analogo a quelli del 29 e 30 dicembre.

Non manca la preoccupazione per la diga di Montedoglio, ma Braun rassicura: “Per ora non c’è pericolo. Si tratta di eventi di bassissima energia, veri e propri scricchiolii”.

Alla domanda su un possibile collegamento con la scossa di Verghereto, Braun risponde in modo netto: “No, sono due fenomeni distinti e non correlati”.

Le istituzioni rassicurano

Nell’area dell’Alto Casentino, il sindaco di Chiusi della Verna, Giampaolo Tellini, insieme alla Prefettura, ha confermato che non sono stati riscontrati danni a persone o cose.

Ad Anghiari, il sindaco Alessandro Polcri sottolinea l’importanza del monitoraggio: “I terremoti non si prevedono, ma possiamo fare prevenzione, soprattutto sul fronte della sicurezza degli edifici”. Quanto alla diga di Montedoglio, il primo cittadino rassicura: “È un invaso su terrapieno, non presenta rischi di stabilità”.

La situazione resta dunque sotto costante controllo, con l’invito a mantenere attenzione ma senza allarmismi, ricordando che la sismicità fa parte della storia geologica dell’Appennino.