Cronaca
Keu. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, l’allarme del Movimento Consumatori: “Rischio costi sulla collettività”
Il verdetto è arrivato ed è destinato ad avere effetti rilevanti non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello giudiziario complessivo dell’inchiesta Keu. Con una sentenza depositata il 30 dicembre, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Arezzo contro le aziende aretine Chimet e Tca, escludendone ogni responsabilità nell’inquinamento dei siti contaminati da Keu e sollevandole dagli onerosi costi di bonifica richiesti dall’ente regionale.
La decisione: responsabilità esclusiva del gestore dell’impianto
La sentenza, articolata in 37 pagine di motivazioni, analizza e rigetta uno per uno i quattro quesiti sollevati da Regione e Provincia. Secondo i giudici, deve essere escluso che le società conferenti abbiano contribuito, anche solo potenzialmente, ad aumentare il rischio di inquinamento. Chimet e Tca, infatti, “si sono limitate a conferire rifiuti appartenenti a una categoria autorizzata, nel pieno rispetto delle procedure previste”.
In particolare, il Consiglio di Stato afferma che, poiché il rifiuto poteva essere legittimamente conferito senza test di cessione, ogni eventuale violazione relativa alle modalità di recupero e stoccaggio è da imputare esclusivamente al gestore dell’impianto, la società Lerose. Non è stata individuata alcuna condotta commissiva o omissiva, né una posizione di garanzia, in capo alle aziende conferenti.
La presa di posizione del Movimento Consumatori
A commentare la decisione è il Movimento Consumatori, costituitosi parte civile nel processo Keu, che esprime “fortissima preoccupazione” per le conseguenze concrete della sentenza. La decisione sul sito contaminato dal Keu del cantiere Le Rose ha visto prevalere le posizioni di orafi e conciatori, stabilendo che l’azienda responsabile debba farsi carico esclusivamente della bonifica.
Una previsione che, secondo il Movimento Consumatori, rischia però di rimanere solo sulla carta. “La sentenza impone formalmente all’azienda la bonifica del sito – si legge nel comunicato – ma nella realtà dei fatti l’azienda non provvederà mai a farlo”.
Il rischio concreto, dunque, è che i costi della bonifica ricadano interamente sulla collettività, ovvero sulla Regione Toscana e sulla Provincia di Arezzo, già chiamate a sostenere spese ingenti per il cantiere Le Rose. A questo si aggiunge un ulteriore fronte critico: “Dovranno essere risarciti anche i danni subiti dai cittadini che, inconsapevolmente, hanno utilizzato gli inerti provenienti da Le Rose nei propri lavori edili”.
L’allarme ambientale nel Valdarno
Il Movimento Consumatori chiede con urgenza che vengano individuati tutti i soggetti che hanno acquistato e utilizzato il Keu e che si faccia tutto il possibile per metterli in sicurezza, sia dal punto di vista sanitario sia patrimoniale.
Come ricorda il presidente Armando Mansueto, la situazione ambientale del Valdarno aretino è già fortemente compromessa: “Dai dati del report ARPAT sui siti pericolosi emerge che solo nel Valdarno aretino esistono otto discariche dismesse, presenti da decenni e mai bonificate”.
In questo contesto, il Keu rappresenta “la ciliegina sulla torta” di una crisi ambientale cronica. “Una realtà – conclude Mansueto – in cui le fabbriche di morte legate all’aumento dei tumori non conoscono crisi, mentre le risposte delle istituzioni continuano ad arrivare con drammatico ritardo”.
Una sentenza che, pur chiarendo le responsabilità giuridiche, lascia dunque aperta una ferita ambientale e sociale ancora lontana dall’essere rimarginata.




