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martedì | 06-01-2026

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Cronaca

Il Consiglio di Stato mette un punto fermo sul caso Keu: Regione Toscana sconfitta nel ricorso, Chimet e Tca non responsabili dell’inquinamento

Il verdetto è arrivato ed è destinato ad avere effetti rilevanti non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello giudiziario complessivo dell’inchiesta Keu. Con una sentenza depositata il 30 dicembre scorso, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Arezzo contro le aziende aretine Chimet e Tca, escludendone ogni responsabilità nell’inquinamento dei siti contaminati da Keu e sollevandole dagli onerosi costi di bonifica richiesti dall’ente regionale.

La decisione: responsabilità esclusiva del gestore dell’impianto

La sentenza – 37 pagine di motivazioni – analizza e rigetta uno per uno i quattro quesiti sollevati da Regione e Provincia. Secondo i giudici, deve essere escluso che le società conferenti abbiano contribuito, anche solo potenzialmente, ad aumentare il rischio di inquinamento. Chimet e Tca, infatti, “si sono limitate a conferire rifiuti appartenenti a una categoria autorizzata, nel pieno rispetto delle procedure previste”.

In particolare, il Consiglio di Stato afferma che, poiché il rifiuto poteva essere legittimamente conferito senza test di cessione, ogni eventuale violazione relativa alle modalità di recupero e stoccaggio è da imputare esclusivamente al gestore dell’impianto, la società Lerose. Non è stata individuata alcuna condotta commissiva o omissiva, né una posizione di garanzia, in capo alle aziende conferenti.

Il contesto giudiziario e il precedente del Tar

La vicenda trae origine dalle contestazioni mosse dagli inquirenti sulla classificazione di un particolare rifiuto – scoria vetrosa derivante dalla fusione dei metalli – conferito nell’impianto di Bucine, al centro dell’inchiesta Keu. Secondo l’accusa iniziale, tale materiale sarebbe stato impropriamente declassato da rifiuto pericoloso a non pericoloso.

Il Tribunale amministrativo regionale aveva già dato ragione alle due aziende, riconoscendo la correttezza della documentazione e dei codici utilizzati. Chimet, assistita dall’avvocato Roberto Alboni e Tca, avevano dunque visto annullarsi l’obbligo di bonifica. Regione e Provincia avevano però deciso di impugnare quella decisione davanti al Consiglio di Stato.

Fiducia legittima e limiti del controllo

Un passaggio chiave della sentenza riguarda il principio di legittimo affidamento. “Le società conferenti – scrivono i giudici – hanno fatto affidamento sull’autorizzazione provinciale che consentiva il recupero dei rifiuti anche per la produzione di conglomerati cementizi, attività per la quale non era richiesto il test di cessione. Eventuali illeciti nella fase di recupero o nell’uso finale dei materiali non possono, quindi, essere imputati a chi ha conferito correttamente il rifiuto”.

Il Consiglio di Stato chiarisce inoltre che “le aziende non disponevano di alcun potere di controllo sul ciclo produttivo del gestore dell’impianto. La responsabilità ambientale, in caso di inquinamento, ricade esclusivamente su chi ha materialmente posto in essere la condotta illecita”.

Un pronunciamento destinato a pesare anche sul processo penale

La decisione assume un rilievo particolare perché potrebbe avere riflessi anche sul procedimento penale in corso a Firenze, che a fine gennaio vivrà passaggi cruciali. L’inchiesta ipotizza un vasto sistema di smaltimento illecito del Keu, materiale residuo della concia delle pelli prodotto nel distretto di Santa Croce sull’Arno, e utilizzato in modo non conforme in sottofondi stradali e riempimenti.

Secondo l’accusa, tale utilizzo avrebbe comportato il rischio di rilascio di sostanze inquinanti come cromo esavalente, solfati e cloruri nel suolo e nelle acque. Le aziende aretine, tuttavia, non sono coinvolte nella filiera del Keu: i rifiuti da loro conferiti derivano esclusivamente dalla fusione dei metalli e non dai fanghi di conceria.

Bonifiche, commissariamento e parti civili

Nel frattempo, la Regione Toscana ha già stanziato diversi milioni di euro per le operazioni di bonifica. Nel 2023 il Governo ha nominato Commissario unico per i siti contaminati dal Keu, incluso quello di Bucine, il generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà. Nel processo penale è parte civile anche Legambiente.

La sentenza del Consiglio di Stato esclude inoltre la responsabilità del Consorzio dei conciatori di Santa Croce sull’Arno per la contaminazione del sito di Bucine, respingendo anche su questo punto le richieste avanzate dalla Regione.

Per Chimet e Tca si chiude così, almeno sul fronte amministrativo, una vicenda che le ha viste coinvolte loro malgrado in uno dei più complessi e delicati casi ambientali degli ultimi anni in Toscana. Il pronunciamento ribadisce un principio chiaro: la responsabilità ambientale non può essere estesa oltre i limiti delle condotte effettivamente poste in essere e delle sfere di controllo concretamente esercitabili. Un punto fermo che potrebbe incidere in modo significativo anche sugli sviluppi futuri del processo Keu.