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giovedì | 12-02-2026

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Cronaca

Duomo gremito per l’ultimo saluto a monsignor Riccardo Fontana. Bassetti e Betori: “Eredità spirituale destinata a durare nel tempo”

AREZZO – Una grande partecipazione di fedeli in Cattedrale per l’ultimo saluto a Riccardo Fontana, arcivescovo emerito della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, scomparso all’età di 79 anni lo scorso lunedì 9 febbraio all’ospedale San Donato.

Scomparso mons. Riccardo Fontana, per 13 anni vescovo della diocesi aretina. Giovedì il funerale nella Cattedrale di Arezzo

Alle esequie, celebrate nel pomeriggio nel Duomo di Arezzo, hanno partecipato numerose autorità ecclesiastiche, civili e militari, insieme a tantissimi fedeli, a testimonianza del segno profondo lasciato da monsignor Fontana nella comunità aretina e non solo. Accanto ai familiari erano presenti, tra gli altri, il cardinale Gualtiero Bassetti, suo predecessore alla guida della diocesi, l’arcivescovo metropolita di Firenze Gherardo Gambelli, l’arcivescovo emerito di Firenze Giuseppe Betori e il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali.

Un intreccio di legami personali e pastorali ha attraversato la celebrazione: Bassetti, che accolse Fontana ad Arezzo nel passaggio di consegne prima di essere chiamato alla presidenza della CEI e Betori, compagno di studi negli anni della formazione, hanno rappresentato due capitoli fondamentali del suo cammino ecclesiale.

L’omelia del vescovo Migliavacca

A presiedere la celebrazione è stato il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Andrea Migliavacca, che nell’omelia ha tracciato un ritratto intenso e spirituale dell’arcivescovo emerito:

«Un uomo dalla Chiesa, un uomo della Chiesa, un uomo per la Chiesa. Nella sua vita si intrecciano dimensioni profonde dell’essere Chiesa. Ha saputo moltiplicare i doni ricevuti condividendoli, vivendo la vita nella sua pienezza».

Migliavacca ha ricordato i tredici anni di episcopato aretino, segnati da iniziative di grande respiro: dalla cura del patrimonio artistico delle chiese al Sinodo diocesano, dall’accoglienza di Papa Benedetto XVI nel 2012 all’attenzione costante per il mondo della cultura e della comunicazione.

«È stato un instancabile lavoratore, con lo sguardo sempre attento ai più bisognosi – ha sottolineato – capace di costruire una comunità autenticamente evangelica. Anche negli ultimi mesi di malattia ha vissuto con fiducia e serenità, affidandosi e accogliendo con gioia chi gli stava accanto».

Al termine della cerimonia funebre, Monsignor Fontana è stato sepolto, secondo le sue volontà, nel sepolcreto dei vescovi e dei canonici aretini, nella cappella della Madonna del Conforto del Duomo di Arezzo.

Una vita spesa per la Chiesa

Nato a Forte dei Marmi il 20 gennaio 1947, ordinato sacerdote nel 1972, Riccardo Fontana ha attraversato ambiti pastorali, diplomatici e culturali di primo piano: dal servizio nella Segreteria di Stato vaticana al ministero episcopale a Spoleto-Norcia, fino alla nomina ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro nel 2009 da parte di Papa Benedetto XVI.

Il suo motto episcopale, Non recuso laborem, ha trovato piena attuazione in un ministero segnato da attenzione ai poveri, centralità dei giovani, dialogo con la cultura, impegno per le comunicazioni sociali e valorizzazione del patrimonio artistico e spirituale. Tra le opere più significative restano il rinnovamento della Caritas diocesana, il rilancio degli oratori e del seminario, il rafforzamento del polo delle comunicazioni e l’indizione del Sinodo diocesano concluso nel 2019.

Divenuto vescovo emerito nel settembre 2022, aveva scelto di restare ad Arezzo, continuando a servire la diocesi con discrezione, nella liturgia della Cattedrale e nella parrocchia di San Domenico.

Negli ultimi tempi, monsignor Fontana era stato circondato dall’affetto dei familiari, dei sacerdoti, dei diaconi e di tanti amici, accompagnato costantemente dalla preghiera dell’intera diocesi. Lo scorso 6 gennaio, nella cappella dell’Istituto di Agazzi, aveva potuto celebrare il trentesimo anniversario della consacrazione episcopale, esprimendo pubblicamente gratitudine a Dio per il dono del sacerdozio.

Oggi la Chiesa aretina lo ha salutato con commozione e riconoscenza, consapevole di aver avuto come pastore un uomo che ha speso ogni talento per il bene della Chiesa e della comunità, lasciando un’eredità spirituale destinata a durare nel tempo.

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