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sabato | 10-01-2026

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Cronaca

Crac Banca Etruria: Lorenzo Rosi condannato a due anni per bancarotta fraudolenta

Un colpo di scena giudiziario segna il processo relativo al crac di Banca Etruria. In una sentenza di appello pronunciata dalla Corte di Firenze, l’ultimo presidente dell’istituto, Lorenzo Rosi, è stato condannato a 2 anni di reclusione con pena sospesa per bancarotta fraudolenta in relazione alla maxi liquidazione di circa 400mila euro concessa all’ex direttore generale Luca Bronchi. La decisione riforma parzialmente il giudizio di primo grado, nel quale Rosi era stato assolto insieme a molti altri imputati.

La sentenza di Appello e le altre condanne

La Corte d’Appello ha così accolto in parte le richieste della Procura, ribaltando la pronuncia emessa dal Tribunale di Arezzo. Oltre alla condanna di Rosi, è stata ribaltata anche la posizione di Federico Baiocchi Di Silvestri, dirigente di Bpel, ora condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione dopo l’assoluzione in primo grado. La pena dell’imprenditore Alberto Rigotti è stata ridotta da 6 anni a 5 anni e 2 mesi.

Tutte le altre posizioni giudicate in Appello confermano le assoluzioni pronunciate in primo grado nei confronti di ex dirigenti e consiglieri della banca, tra cui Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini, Franco Arrigucci, Mario Badiali e Laura Del Tongo. I giudici hanno inoltre respinto i ricorsi della Procura sulle ipotesi di bancarotta colposa, ritenendoli inammissibili in base alla riforma introdotta dal cosiddetto “decreto Nordio”, evitando così di dover dichiarare la prescrizione dei reati.

Reazioni della difesa e prospettive in Cassazione

«Sentenza incomprensibile, siamo esterrefatti», ha dichiarato l’avvocato Antonino Giunta, legale difensore di Rosi. Il penalista sottolinea che la condanna giunge in assenza di precedenti analoghi in sede di Appello e annuncia l’intenzione di leggere le motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in Cassazione.

La Procura, da parte sua, si era già spinta a rinunciare ad alcuni dei capi d’accusa originariamente contestati a Rosi – in particolare quelli relativi ad affidamenti controversi come quello per l’outlet di Città Sant’Angelo – riducendo così l’ambito oggettivo della contestazione.

Il contesto del crac e l’azione civile

Il processo di bancarotta era scattato a seguito della dichiarazione di insolvenza della banca, posta in risoluzione nel novembre 2015, con numerose operazioni di credito considerate dai pm aretini viziate da conflitti di interesse e concessioni rischiose a società prive di adeguate garanzie, che avrebbero contribuito al depauperamento delle casse dell’istituto. In primo grado il giudice aveva qualificato molte di queste operazioni come rischio d’impresa e nulla più, con l’unica condanna allora inflitta a Rigotti.

Sul fronte civile, l’azione di responsabilità promossa dal liquidatore per ottenere un maxi risarcimento danni dagli ex vertici e consiglieri di Banca Etruria è stata rimandata al 2027, dopo il fallimento dei tentativi di accordo transattivo tra le parti.

Soddisfazione delle parti civili dei risparmiatori

I legali di molti risparmiatori, che hanno visto andare in fumo i propri investimenti in obbligazioni e strumenti finanziari legati alla banca, hanno espresso soddisfazione per le decisioni della Corte d’Appello, ritenendo che la riforma parziale del giudizio rappresenti un passo verso il riconoscimento delle responsabilità legate al crac.

La sentenza di Appello, con i suoi rovesciamenti rispetto al primo grado, segna dunque un nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria del crac di Banca Etruria, destinato ora a concludersi – almeno sul fronte civile – con il giudizio sul risarcimento dei danni previsto per il 2027.