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giovedì | 19-02-2026

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Cronaca

Aiuti economici senza diritto per migliaia di euro: quattro denunce in Casentino

Negli ultimi mesi i finanzieri della Tenenza di Poppi hanno condotto un monitoraggio volto al contrasto degli accessi indebiti a prestazioni assistenziali che ha interessato tutti i comuni del Casentino. Duplice l’obiettivo: tutelare gli interessi dello Stato, a salvaguardia della spesa pubblica, e coloro che hanno concretamente bisogno delle misure di assistenza.

In questo quadro operativo è stato individuato un uomo di origini straniere, che da due anni percepiva indebitamente un assegno sociale (prestazione economica riservata a cittadini italiani e non con redditi esigui, residenti in Italia) pur risultando non solo sconosciuto al fisco ma non più residente da diversi anni. Assegni per 18 mensilità, oltre 8.000 euro indebitamente incassati: ecco perché è stato denunciato all’autorità giudiziaria per truffa ai danni dello Stato e segnalato all’Inps competente per l’immediata sospensione dell’erogazione del contributo.

Anche un intero nucleo familiare – genitori e figli – è stato denunciato alla locale Procura della Repubblica per violazioni alla normativa sul reddito di cittadinanza. Attori diversi per un copione simile: una donna di origini straniere, residente in Italia da più di 20 anni, insieme alla propria famiglia ha omesso di dichiarare nella Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) ai fini Isee i redditi derivanti dall’attività imprenditoriale del marito, che lavora nel settore della raccolta di rifiuti ferrosi, così come non ha indicato la variazione reddituale e lavorativa del figlio maggiorenne. Sulla base delle attestazioni false in questo caso sono state percepite indebitamente erogazioni pubbliche per il reddito di cittadinanza per circa 10mila euro.

La donna è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Arezzo per violazione dell’articolo 7 comma 1 d.l. 28 gennaio 2019 n. 4, istitutivo del reddito di cittadinanza – che sanziona questo comportamento con la reclusione da due a sei anni -, nonché per falsa attestazione in atto pubblico e uso di atti falsi (artt. 483 e 489 c.p.). Stessa sorte per il marito e il figlio, denunciati per aver omesso informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio del reddito di cittadinanza. Ora rischiano la reclusione da uno a tre anni. L’Inps, interessato dalle Fiamme Gialle, ha provveduto immediatamente alla revoca dei benefici concessi, al recupero delle somme indebitamente riscosse e a comminare le connesse sanzioni amministrative.