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domenica | 15-02-2026

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Attualità

Pronto Donna aderisce alla mobilitazione contro la modifica del reato di violenza sessuale

L’Associazione Pronto Donna di Arezzo, attiva da oltre trent’anni nel contrasto alla violenza maschile contro le donne, aderisce alla mobilitazione nazionale e alla giornata di manifestazione diffusa del 15 febbraio, promossa da Di.Re – Donne in Rete Contro la Violenza, il coordinamento nazionale dei centri antiviolenza.

Con questa adesione, Pronto Donna prende posizione contro la recente proposta di modifica del reato di violenza sessuale, così come approvata dalla Commissione Giustizia del Senato, che ha stravolto il precedente voto bipartisan della Camera dei Deputati eliminando la parola “consenso” e sostituendola con il concetto di “dissenso”.

Secondo l’associazione, non si tratta di una semplice questione terminologica, ma di una scelta profondamente culturale, con conseguenze dirette e gravi sul piano processuale. Cancellare il riferimento al consenso significa infatti spostare l’onere della prova sulla vittima, che dovrebbe dimostrare di aver espresso un dissenso chiaro, comprensibile per l’aggressore. Un’impostazione che, secondo Pronto Donna, affonda le radici in una cultura maschilista e patriarcale, nella quale il corpo delle donne viene ancora considerato disponibile in assenza di un rifiuto esplicito.

Nel comunicato a firma della presidente Ursula Armstrong, l’associazione richiama il concetto di “vittima perfetta”, elaborato dalla giudice Paola Di Nicola Travaglini: una donna che, per essere creduta, deve presentare segni evidenti di violenza sul corpo – ferite, ematomi, abiti strappati – dimostrando di aver lottato fino allo stremo. In assenza di tali elementi, il rischio è che la sua parola venga messa in dubbio e che la sua vita privata finisca nuovamente sotto processo.

Pronto Donna sottolinea come questa impostazione rappresenti un grave passo indietro rispetto al lungo percorso compiuto negli ultimi decenni: dai vent’anni necessari per superare il Codice Rocco, che collocava lo stupro tra i delitti contro la morale, fino alla riforma del 1996 che lo ha finalmente riconosciuto come reato contro la persona. A distanza di quasi trent’anni, afferma l’associazione, la cultura patriarcale continua a difendere se stessa, opponendosi all’autodeterminazione delle donne.

L’esperienza quotidiana del centro antiviolenza rafforza la convinzione che questa modifica normativa peggiorerebbe ulteriormente l’accesso alla giustizia per le vittime di stupro, rendendo processi già dolorosi e umilianti ancora più difficili da affrontare. Una posizione condivisa anche da Cristina Carelli, presidente nazionale di Di.Re, coordinamento a cui Pronto Donna aderisce.

Nel comunicato viene inoltre evidenziato come il testo approvato dalla Commissione Giustizia contrasti con i parametri interpretativi della Corte di Cassazione, con la Convenzione di Istanbul e con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a cui l’Italia è tenuta a conformarsi in base all’articolo 117 della Costituzione.

Per Pronto Donna, la modifica dell’articolo 609 bis del Codice Penale può andare in una sola direzione: il reato di violenza sessuale deve sussistere ogni volta che manca il consenso. In caso contrario, è preferibile non procedere ad alcuna modifica. La proposta attuale viene definita “fortemente peggiorativa”, perché rischia di ampliare gli spazi di giustificazione della violenza sessuale, in un contesto in cui già oggi il 93% delle vittime non denuncia.

Da qui l’appello finale: alle donne, agli uomini, alla società civile e alla politica, affinché aderiscano alla mobilitazione del 15 febbraio e sostengano una cultura del rispetto nelle relazioni, della dignità e dell’autodeterminazione delle donne. Una battaglia che, per Pronto Donna, non è solo giuridica, ma profondamente culturale e civile.