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domenica | 30-11-2025

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Attualità

Elogio della critica in tempi ostili

Nell’epoca dei social e delle reazioni immediate, la critica è diventata sospetta, spesso confusa con la polemica. Ma rinunciarvi significa rinunciare alla crescita.
Qualcosa è cambiato nel profondo: le persone non accettano più la critica. Se osi farla, diventi subito “negativo”. Quante volte mi sono sentito dire “Sei solo polemico”, confondendo critica e polemica, che stanno su piani assai diversi.
Lo capisco: oggi, nell’era dei social (e domani sarà anche peggio), viviamo in un clima polarizzato, in cui o stai da una parte o dall’altra.
Eppure la critica è una forma altissima di attenzione e di conoscenza. Non sto a scomodare Kant e i suoi epigoni, ma quando critichi davvero lo fai perché credi che si possa crescere. Una critica autentica è già una proposta.
Ma oggi questo ragionamento vale sempre meno. Non si critica quasi più neppure nelle discussioni tra amici, figuriamoci nello spazio pubblico. I social, che avrebbero dovuto amplificare il peso della parola, l’hanno invece svuotato.
Volete un esempio? La critica letteraria, persino sui siti specializzati, quasi non esiste. E il giornalismo d’inchiesta è ormai raro. Fa più un semplice cittadino che molte testate, ma esponendosi a un rischio concreto: chi prova a criticare viene spesso richiamato o zittito in modo più o meno indiretto. Telefonate, avvisi, pressioni sottili da parte di amici o conoscenti, come se dire ciò che si pensa fosse diventato sconveniente.
L’era dei social non ci ha resi universali: ci ha resi nudi, esposti, soli. Più visibili, sì, ma sempre più bersagli.